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Continuiamo a lavarci le mani ma non siamo più capaci di guardare negli occhi!

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 12/02/19

Nel Vangelo di oggi Gesù parla allo scriba e al fariseo che è in noi

Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E aggiungeva: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte». (Mc 7,1-13)

«Perché i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». La domanda lecita degli scribi e dei farisei ha bisogno di un chiarimento. Con la parola “tradizione degli antichi” si vuole indicare una consuetudine che di padre in figlio gli israeliti si sono tramandati. Capita così anche nel piccolo delle nostre famiglie. Le tradizioni non sono mai una cosa negativa, ma possono diventare un problema quando ci fanno perdere di vista ciò che conta di più. E per noi cristiani ciò che conta di più è sempre il volto delle persone, la loro vita concreta, l’unicità della loro esperienza. Credo che sia questo il motivo per cui Gesù risponde così duramente: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini». Che tradotto significa: “Continuate a lavarvi le mani ma non siete più capaci di guardare negli occhi”. La mia potrà sembrare forse un’esemplificazione esagerata, ma sono certo che in sostanza Gesù voglia indicare ciò. Infatti a cosa serve salvare una tradizione se poi si perde ciò che conta? Può succedere la stessa cosa nei nostri paesi che vivono lacerati da due atteggiamenti ugualmente distruttivi: o vittime di quelli che demoliscono le tradizioni in nome di un fantomatico nuovo che coincide con il vuoto più totale; oppure quelli che salvano così tanto la tradizione da perdere di vista l’essenziale. Come sempre la verità la si trova in un equilibrio tra queste due tendenze. Gesù stesso non vuole distruggere la tradizione degli antichi, ma salvarla dalla perversione del formalismo. Non vuole eliminare gli scribi e i farisei, ma vuole che smettano di indossare il sentimento religioso tagliando fuori la fede vera. Se ancora non lo abbiamo capito Gesù sta parlando allo scriba e al fariseo che è in noi. (Mc 7,1-13)

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