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Io, suora abusata, dopo 17 anni di silenzio, ora mi sento amata

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La gioia di giocare con gli amichetti che abitavano vicino casa, con i compagni di scuola. Ma un giorno, un giorno che sembrava essere uno come tanti altri, tutto per me cambiò. Poiché Dio nel suo grande amore ci ha fatto dono della libertà, dono unico e mistero grande, l’uomo ha la facoltà di scegliere cosa fare di essa.

Avevo 9 anni. Così quel giorno mi trovai a casa dei miei zii, quando lui si trasformò in un orco e così come per gioco abusò di me infrangendo attraverso il suo corpo, per un suo piacere disumano non solo la mia carne ma soprattutto la mia intimità, lacerando la mia dignità, facendomi sentire non più una persona, ma una cosa di cui lui si era potuto servire a suo piacimento. Mi ero anche addossata un’altra colpa che non era mia, quella di non aver fatto nulla perché tutto ciò non accadesse, ma in realtà i suoi gesti mi avevano resa incapace di reagire. Poi nel mio inconscio avevo impegnato tutte le mie forze per dimenticare.

Dopo diciassette anni di sofferenza inconscia, dove il voler a tutti i costi dimenticare aveva anche segnato negativamente la mia memoria, finalmente un giorno come per incanto mi ricordai di quella esperienza. Stavo vivendo un momento difficile in comunità e in confessione il sacerdote mi chiese se da piccola mi ero sentita amata, io invece mi ero sentita usata. Così senza volerlo mi ritrovai a raccontare quella esperienza. Da lì capii che qualcosa di veramente grave era avvenuto quella mattina, qualcosa che aveva anche influito negativamente sul mio rapporto con Dio. Iniziai un cammino tanto doloroso perché mi fece finalmente aprire la ferita, guardarla e curarla. Questa mi portò tra l’altro a dover affrontare una crisi esistenziale e vocazionale, mi tolsi l’anello che portavo al dito in segno di consacrazione al Signore anche perché mi ritrovai a capire che per me quel Dio a cui mi ero consacrata per me era stato sempre un usuraio. Ed un giorno guardando il Crocifisso trovai il coraggio di dirgli: Io ti odio, se tu sei così, ti odio.

Ma io pur nella grande sofferenza avevo capito che finalmente stavo ritrovando la verità di me stessa. Questa costava molto, ma ne valeva la pena, io finalmente potevo essere me stessa con la mia libertà anche di comprendere che la mia vocazione non era la Vita Religiosa. Questo pensiero mi faceva paura, ma ormai ero decisa, volevo la verità, volevo ritrovare me stessa. E dopo la terribile notte, il sole sorse e il Signore mi fece comprendere che Lui mi amava, che mi aveva sempre amato che mai un momento mi aveva lasciata sola e che con mia immensa gioia, da sempre mi aveva chiamata a consacrare a Lui la mia piccola vita.

Grazie allo psicologo, era un sacerdote, grazie alla mia Madre Generale e qualche altra persona che mi è stata tanto vicina, ma soprattutto grazie al mio meraviglioso padre spirituale, ho iniziato una nuova vita. Una vita da persona con una libertà interiore, con la sua dignità di Figlia di Dio e con l’immensa gioia della certezza di essere stata chiamata fin dall’eternità a consacrare la mia vita a Cristo. Colui che ci ha chiamato alla libertà attraverso la sua verità (cfr Gv 8,32 ss), Colui che vuole che viviamo in pienezza di gioia e di vita (cfr Gv 10,10) e non come spesso gli orchi vogliono farci credere che dobbiamo sentirci colpevoli, mi ha permesso di rinascere. Perché la croce non è e non deve essere mai l’ultima parola, con il Signore siamo chiamati a risorgere. Se la sofferenza per ritrovare la nostra dignità e la nostra vita è grande non lo è di certo perché siamo colpevoli, ma perché espiamo il peccato dei nostri carnefici. A noi vittime di pedofilia, come al Signore, è data la grazia di stare sulla Croce da innocenti per espiare i peccati delle bestie. Io ho avuto anche la grazia di comprenderlo e di offrire la mia vita per la conversione dei pedofili.

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Per chi volesse inviare un messaggio personale alla suora, è possibile scrivere a questo indirizzo email: info@associazionemeter.org

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