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Il Papa negli Emirati sulle orme di San Francesco

©Monastère du Gai-rire

Lucandrea Massaro - pubblicato il 04/02/19

Un regalo del pontefice ricorda un episodio molto importante della vita e della predicazione del santo di Assisi

Il Pontefice è arrivato negli Emirati Arabi accolto dal Principe ereditario, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. La visita del pontefice è di portata storica: mai nessuno prima di lui nel paese, una delle culle dell’Islam, un luogo dove la comunità cristiana e cattolica in particolare è molto piccola, ma ben radicata. Bergoglio viene nel paese sulle orme del santo di cui porta il nome come papa: Francesco.

PAPIEŻ FRANCISZEK W EMIRATACH ARABSKICH
AP/Associated Press/East News

San Francesco infatti arrivò a Damietta, in Egitto, presso il Sultano Al-Kamil nel 1219 per convertirlo. Per ricordare quello che fu uno dei primi incontri di dialogo tra cristianesimo ed Islam, il Papa ha donato al leader emiratino un medaglione con raffigurato in primo piano l’incontro tra San Francesco e il Sultano Al-Malik al-Kamil, episodio narrato nel nono capitolo della Legenda Maior, avvenuto 800 anni fa, nel 1219. Alle loro spalle la rappresentazione del fuoco. Nel giro, l’iscrizione in latino del viaggio apostolico. L’immagine scelta risalta lo scopo interreligioso della visita (Ansa).

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Ma per capire meglio l’episodio raffigurato Aleteia ha intervistato padre Pietro Messa, già preside dal 2005 al 2017 della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum e attualmente professore di storia del francescanesimo presso il medesimo centro accademico. «Ci sono diverse interpretazioni circa l’episodio di San Francesco, diverse prospettive che corrispondono alle diverse narrazioni sia coeve che successive e ognuna con un proprio punto di vista» spiega. «In primis bisogna avere l’accortezza e l’onesta intellettuale di andare alle fonti, e tenere conto di queste prospettive, dove non è sempre la cronaca il problema principale dell’autore, ma l’apologetica di Francesco e dei francescani. Tenendo presente quindi quello che gli autori di quel tempo, non il nostro, vogliono dire e vogliono lasciare di se stessi bisogna capire innanzi tutto qual è la prospettiva di San Francesco»

Ci dica professore…

«Che l’aspetto centrale della sua vita è stato il fare misericordia con i lebbrosi, questo ha comportato un cambiamento di vita in seguito alla trasformazione in “dolcezza” l’amaro dei corpi malati; ma l’Assisiate non è diventato un fondatore di ospedali e neppure si è fermato nei lebbrosari. Questa centralità della misericordia, al punto che invece che “Il poverello” sarebbe opportuno chiamarlo “Il misericordioso”, lo ha spinto a predicare il Vangelo e la conversione, non solo nelle città cristiane ma anche coi vicini più prossimi. Egli va in Oriente per avere l’opportunità di predicare. Questi luoghi di contatto erano non solo di scontro, ma anche di scambio, sia economico che culturale».

Ma c’erano le crociate in quel periodo, non era tutto rose e fiori, i rapporti saranno stati tesi…

«Certamente, ma le crociate sono state molteplici e molto diverse tra loro per spirito, modalità e svolgimento nel tempo, così come c’era una varietà di cristianesimi e di islam che il Sultano Al-Kamil era un umanista con alla corte anche dei cristiani, Francesco con il suo atteggiamento di misericordia si avvicina ad un uomo molto particolare, curioso, attento al mondo che lo circonda ».

Qual è l’approccio di Francesco con l’Islam?

«Nel mondo arabo non ci sono fonti su questo incontro, ci sono solo le fonti latine e cristiane a ricordare questo incontro. Esso va letto come dicevamo con attenzione, senza voler proiettare quello che desideriamo noi; ad esempio nel periodo colonialista veniva letta la vicenda in chiave ideologica, come “L’occidente educa l’oriente”, anche le raffigurazioni di Al-Kamil erano grottesche. Adesso si interpreta l’incontro come un episodio di dialogo interreligioso. Francesco ha un intento preciso che sottolinea anche nella Regola non bollata, ossia che non fu approvata con bolla pontificia, nella quale spiega con quale atteggiamento andare tra i musulmani: con umiltà, senza fare polemica, ma – quando l’interlocutore si fosse reso disponibile – annunciando i due dogmi propri del cristianesimo: la Trinità di Dio e la redenzione e salvezza operata da Cristo. La misericordia è il metodo, ma il fine l’annuncio del Vangelo».

E il regalo del pontefice?

«Quello del Papa è un regalo che mostra in modo sintetico quello che è successo: un uomo misericordioso che incontra quello che oggi definiremmo un umanista con il quale riesce ad avere uno scambio tra pari. Il sultano dopo la famosa disputa chiede a Francesco di restare, gli offre oro e agi che il Santo di Assisi rifiuta chiedendo solo qualcosa da mangiare, un atto che colpisce ancora di più il saraceno, confermandogli che ha di fronte una persona speciale. Il sultano lo accontenta e questo gesto non è banale; durante le crociate a chi si riteneva un vigliacco o un traditore non si dava nulla, l’offerta del cibo è segno di sintonia e di rispetto».

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