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“Dio ieri ha deciso di spingermi”

SADNESS
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Lo sfogo di un medico cattolico che, dopo un incidente, ha saputo capire il messaggio che Dio aveva per lui

Nel 2017, il medico João Carlos Trindade ha emozionato il Brasile con un testo sul suo profilo di Instagram in cui, in modo umile e brillante, paragonava un paziente a Dio.

Ora il medico ha pubblicato un altro testo che ci fa ricordare che Dio ci manda sempre dei messaggi, anche in quegli imprevisti che ci riempiono di rabbia e ci tolgono il sonno. L’interpretazione di questi segnali divini dipende da noi, e dalla portata della nostra fede.

Il medico brasiliano è in Portogallo per uno stage che ha lottato molto per ottenere. È però caduto dalle scale e si è storto la caviglia. Di fronte al dolore e alla disperazione, però, la fede ha parlato a voce più alta, e il medico ha saputo capire il messaggio che Dio voleva inviargli.

Ecco cosa ha scritto:

“Ieri, dopo lo stage, sono caduto dalle scale volando giù per tutta una rampa. Una cosa rapida e inattesa, ma al contempo molto precisa. Dovevo rallentare! In pochi secondi mi sono visto a terra, provando un dolore che non sperimentavo da tanto (almeno fisicamente). Com’è successo? Mi sono stretto tra le mani la caviglia storta. Mesi di attesa per lo stage mi sono passati davanti agli occhi. Pensavo: ‘E se mi sono rotto un piede e devo tornare in Brasile? E le prossime settimane di stage? E chi resterà con me in ospedale se ne avrò bisogno?’ Ero solo e provavo tanto dolore da non riuscire a rialzarmi. E allora ho approfittato del fatto che ero a terra e ho pensato alla vita. Pensavo a Dio e a come quell’occasione potesse essere sua volontà. Forse, se avessi mantenuto quella velocità, avrei potuto essere investito all’uscita dall’ospedale. Forse sarei stato vittima di un assalto. Chissà! È difficile pensare che Dio possa aver messo il piede in modo da farmi cadere, ma ha avuto bisogno di fermarmi in qualche modo e per qualche motivo. Doveva insegnarmi qualcosa, e proprio lì, in quella caduta, mi ha amato. Non era male essere toccato da Dio, anche se solo dal suo piede. Circa il dolore, riuscivo a malapena a capire come potesse fare tanto male, ma a me che lavoro con dolore, scale di dolore e analgesici sembrava una cosa familiare ma mai tanto vicina come in quel momento. Ho immaginato che, per quanto fosse intenso il mio dolore, era comunque inferiore a quello di molti dei miei pazienti. Ho capito che era più di quello che provavano loro finché non li medicavo. Sono andato in ospedale e ho capito cosa significa aspettare il medico ed essere pazienti. Potrei tenere questo per me, ma lo condivido perché so che la mia caduta può aiutare altre persone a rallentare, prima che Dio metta loro il piede davanti. Egli ci ama molto. Mi sono guadagnato un tutore per tre settimane e un tocco del piede di Dio alla caviglia. Niente male. Dio ieri ha deciso di spingermi. Ok, ho capito. Rallenterò!”

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Do mesmo autor de "Deus hoje resolveu me visitar", "Deus colocou o pé para eu cair". Nem tudo na vida sai como esperamos. Agora que está tudo bem e que @elieneresende55 e @jcarlosmtrindade já sabem, posso escrever sobre. Ontem, depois do estágio, rolei um vão de escadas abaixo. Algo tão rápido e inesperado, mas ao mesmo tempo tão reflexivo e preciso. Era necessário desacelerar! Em poucos segundos me vi no chão, segurando o urro de uma dor que há tempos não sentia (pelo menos fisicamente). Como aquilo acontecera? Envolvi meu tornozelo torcido com as mãos, assumindo uma dor que era minha. Meses de espera pelo estágio passaram pela minha mente. Pensava: "E se eu quebrei meu pé e tiver que voltar para o Brasil? E as próximas semanas de estágio? E quem vai ficar comigo no hospital se eu precisar?" Estava sozinho e com tanta dor que não conseguia me reerguer. Então fui lá aproveitar que estava no chão e pensar na vida. Pensei em Deus e como aquilo poderia ser livramento dEle. Talvez se eu mantivesse aquela velocidade, poderia ser atropelado na saída do hospital. Talvez uma situação de assalto. Sei lá! Difícil pensar que Deus possa ter colocado o pé para eu cair, mas Ele precisou me parar de alguma forma e por algum motivo. Algo teria a me ensinar e, mesmo ali, naquela queda, Ele me amou. Na via das dúvidas, nada mal ser tocado por Deus, ainda que pelo pé dEle. Sobre a dor, mal conseguia entender como aquilo doía tanto, mas para quem trabalha com dor, escalas de dor, vias de dor e analgésicos, aquilo me parecia tão familiar, mas não tão próximo como naquela hora. Graduei minha dor e imaginei que, por mais que para mim ela fosse intensa, ainda assim ela era menor do que a de muitos de meus pacientes. Entendi que era mais do que aquilo que eles sentiam até que eu os medicasse. Fui ao hospital e entendi o que é esperar pelo médico e ser paciente. Poderia guardar isso para mim, mas divido porque sei que minha queda pode ajudar outras pessoas a desacelerarem, antes que Deus coloque o pé na frente delas. Ele nos ama muito. Ganhei uma botinha por três semanas e um toque do pé de Deus no meu tornozelo. Nada mal. Deus ontem resolveu me empurrar. Ok, entendi. Vou desacelerar!

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Tags:
diomedico
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