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Suor Maria della Trinità: il suo colloquio interiore un affaccio sull’abisso della misericordia

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Clarisse Gerusalemme

Suor Maria della Trinità

Paola Belletti - pubblicato il 08/01/19

Un'opera che continua a raggiungere molte anime. Che non dice cose inaudite se non le stesse che risuonano nel Vangelo e nell'intimo di ognuno di noi. Solo che spesso non sappiamo ascoltare

Suor Maria della Trinità è stata una clarissa e ha vissuto la sua vita di consacrata nel Monastero delle Clarisse a Gerusalemme, lo stesso dove 40 anni prima anche il beato Charles de Foucauld trascorse diversi mesi in preghiera, da eremita, nel giardino. Prima di cedere alla propria vocazione, si chiamava Luisa Jacques.

Dopo, in obbedienza alla Voce interiore che risuonerà in lei, diventerà un piccolo seme nel giardino della Chiesa. La sua figura e i suoi scritti continuano a diffondersi in tutto il mondo. L’opera per la quale è conosciuta, Colloquio interiore per le Edizioni Terra Santa, è giunta già alla decima edizione.

Cercherò di tracciarvi un breve profilo biografico prima di invitarvi ad assistere al dialogo continuo, intenso che Suor Maria intrattiene col Signore. Quella che ho in mano io è la nona edizione dell’opera e vanta la prefazione di Hans Urs von Balthasar all’edizione francese.

Molto Reverendo Padre,

leggendo attentamente il manoscritto di questo libro prima di autorizzarne la pubblicazione ho dovuto ammirare il lavoro meraviglioso della grazia in un’anima.

Lavoro progressivo che anzitutto rimuove gli ostacoli, indi traccia le grandi linee e conduce, infine, verso le cime elevate della perfezione. (…)

In sostanza Dio non domanda nulla di veramente straordinario a Suor Maria della Trinità: nondimeno, Egli volle da lei una fedele corrispondenza alle sue sante ispirazioni, e la generosità di nulla rifiutargli di quei piccoli sacrifici che si presentano lungo la giornata.

Suor Maria della Trinità è una privilegiata? Sì e no. Lo dice Gesù stesso: ad ognuno di noi Lui parla. Nel silenzio, nella preghiera, nei sacramenti e nel prossimo. Ma noi lo sappiamo  ascoltare? Pare di no e quasi se ne dispera: è questa l’unica arsura che resta a seccargli la gola, fino alla fine dei tempi. Ma queste sono considerazioni mie, a margine. Partiamo dall’inizio.

Cenni biografici 

Luisa Jacques nasce a Pretoria in Sudafrica, nel Transvaal il 26 aprile del 1901. Ultima di quattro figli rimane orfana venendo alla luce; la madre, missionaria protestante svizzera come il papà, morirà partorendola. Era “la donna che pregava” a detta degli anziani neri che la piccola Luisa interrogò appena poté per sapere qualcosa della mamma. Più tardi il padre rivelerà che quella bimba era stata offerta prima della sua stessa nascita. Speravano in un secondo maschio dopo il primogenito Alessandro, ma “la ameremo ugualmente” dirà la madre poco prima di spirare.

Luisa è privata della tenerezza materna e anche di quella del papà per un suo involontario abbandono. La grande tristezza causata dalla morte della moglie oscurerà in lui la gioia, nei primi cruciali tempi della vita della bimba che ne resterà digiuna.

La culla è troppo vicina alla bara e spesso, nel corso degli anni, le verrà imputata dai fratelli la sua venuta al mondo come una colpa, sebbene lo facciano inconsapevolmente. Così riconoscerà infatti dopo la morte di Suor Maria la sorella Alice.

Sarà educata in Svizzera con il fratello e le sorelle dalla zia, anche lei di nome Alice, sorella della madre. Il papà tornerà dopo un periodo di congedo nella missione in Sudafrica.

La sua salute è molto fragile all’opposto del suo carattere deciso e nobile, tutta orientata agli altri e per nulla superficiale.

Le vicende si susseguono, la vita la porterà lontana dai propri cari e vicina a relazioni che la lasceranno profondamente delusa anzi desolata. Sul sito delle Clarisse di Gerusalemme che custodiscono le sue spoglie e mantengono vivida la sua memoria leggiamo:

le ripetute delusioni nel lavoro, la relazione fallita con un uomo sposato e la grande solitudine dovuta alla lontananza dai familiari tanto amati la conducono a venticinque anni a non comprendere più il senso della vita e a pronunciare quell’amara sentenza: “Dio non c’è”. Ma fu proprio in quella notte che “nella disperazione era entrata una luce”: la percezione di una presenza che la visitava, di “una religiosa vestita di bruno scuro con una corda come cintura”. Da quel momento nacque in lei un’“attrazione irresistibile” verso il chiostro e il desiderio ardente di ricevere l’Eucaristia. Iniziò così il cammino che la condusse a diventare figlia della Chiesa cattolica.

Il primo incontro con il carisma clariano è un vero coupe de theatre come solo il Signore sa assestare: la raggiunge una visione di giovane donna, trafelatissima, in abito da clarissa- forse la stessa Santa fondatrice? -che si pone in piedi in fondo al letto di Luisa Jaques per un’intera notte, senza dirle nulla. Era la notte tra il 13 e il 14 febbraio 1926, ed era la risposta alla sua disperazione esistenziale. Dio esiste eccome. E la tua vita ha un senso smisurato.

Muore a 41 anni, il 25 giugno del 1942 dopo una febbre dovuta alla tisi che la tormentava da anni.

Per Suor Maria della Trinità il maestro interiore si fa sentire distintamente

La parte emersa della sua vita spirituale terrena si compie in soli 4 anni, a ridosso della morte, alla quale giunge offrendosi vittima. E’ il suo intero cammino umano, compreso il suo vagare e le lotte apparentemente inutili,  che l’ha condotta al Signore. Gesù, del quale sente distintamente la voce, l’ha cercata senza stancarsi e ha tessuto la sua anima come un telo prezioso e robusto, un telo umile, nascosto e segretamente utile all’opera di salvezza delle anime.

“Tu stessa dovevi, da sola, spogliandoti di te, scoprire la mia Voce”. In obbedienza al suo padre spirituale scrive questi suoi “Appunti” – ció che la Voce le suggeriva, piccole gocce di sapienza evangelica – che, insieme al “Racconto della conversione e vocazione” vengono pubblicati e tradotti in cinque lingue (ed. it.  Suor Maria della Trinità, “Colloquio interiore”, Franciscan Printing Press, Gerusalemme, 9^ ed. 2004). (Ib.)

Niente di nuovo, tutto di nuovo. Dio compie in noi meraviglie, Dio sceglie e ama ogni singola anima con un’intensità impensabile. Freme dal desiderio di riempirci di grazie, di riempirci di Lui e patisce di non essere ascoltato.

Per essere riempita l’anima deve prima spogliarsi, completamente. Suor Maria lo fa, se lo lascia fare e ascolta la voce di Gesù con attenzione di vera figlia. Così, grazie anche a lei, noi pure possiamo di nuovo mettere mano al solo lavoro che conti. Buttare le cianfrusaglie, fare ordine, spazio e silenzio in noi e metterci a sentire con tutte e due le orecchie e l’intero cuore ciò che Gesù voglia da noi, ciò che Cristo stesso intenda fare di noi.


WOMAN

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Leggetelo, masticatelo, fatelo vostro. Ci troveremo forse dopo a compiere con vera devozione ogni nostro piccolo compito, soprattutto quelli ritenuti più insulsi. E ad ascoltare con devozione  il prossimo, il più vicino, il più molesto magari. Gesù glielo ripete spesso: io sono vicinissimo, non cercarmi lontano. Io sono qua, in te e nel tuo prossimo. Nei sacramenti e nel fratello, nella sorella. Nell’accontentare la Superiora, nell’assecondare la sorella anziana. Per lei, che era clarissa. Per noi mogli e madri sarà fare tutto al servizio di chi ci è affidato, un servizio spesso non solo invisibile ma pure calpestato.

Ma se abbiamo Dio, se lasciamo che ci riempia di Sè, davvero, che cosa ci può mai mancare? E la sofferenza non ci faccia più così paura. Con quella Dio aggiunge gloria alla Sua gloria, che non ne ha bisogno.

Vi lascio con alcuni passi tratti quasi a caso (leggetelo e vi renderete conto di quanto sia difficile scegliere!) dalle pagine degli scritti di Suor Maria della Trinità. E’ Gesù che le parla:

107. Ama senza limite, figliola mia; ama alla follia, e mi conoscerai meglio.

108. Va al tuo dovere; vacci con ardimento, con gli occhi fissi su di me, che ti amo e ti aspetto.

109. Ho amato la sofferenza, io, l’Uomo dei Dolori; l’ho scelta perché quando è offerta con amore, ripara i peccati.

E’ l’amore che ripara, perché ciò che offende Dio nel peccato, è la mancanza di amore Però quando la sofferenza si unisce all’amore, le prove d’amore date con la sofferenza sono una vera riparazione offerta a Dio. E’ dare a Dio qualcosa che egli non ha nel suo cielo.

Così ho scelto la sofferenza perché tutte, tutte le mie creature, anche le più miserabili come te, possano avere qualcosa di prezioso da offrire a Dio.

(…)

Ah! Aiutare le anime a scoprirmi ed accogliermi, è la più urgente delle carità!

113. La felicità sta nella vita nascosta. La felicità consiste nel vivere nell’amicizia della Santa Trinità.

Ma la vita dello spirito è fragile. Bisogna preservarla nell’ombra ove si dischiude. (…)

115. Per il lavoro (…) fa’ di più del sufficiente, questo supplemento mi è tanto gradito: lo vedo, ne tengo conto. Niente è inutile, niente si perde…

116. E’ questo l’amore: rivestire gli altri di ciò che li rende graditi a Dio. Dare loro perfino le nostre idee, il meglio del nostro pensiero… Non solo permettere che se ne impossessino, ma adornarli di tutto ciò che può abbellirli.

118. Non appena stai in ascolto dentro di te, mi ritrovi: sono già presente, in attesa, ed è così in ogni anima. Come coloro che si amano, fissano durante il giorno degli appuntamenti in cui si consacrano unicamente gli uni agli altri, così noi abbiamo i nostri appuntamenti: gli Uffici del giorno e della notte, la Messa, la Comunione…

119. Hai capito come obbedisco io? Io mi do, cedo ai desideri di tutti. Tu fa lo stesso. La Madre Vicaria desidera che tu vada più presto in giardino: accontentala. La Tua Superiora desidera che tu stia il meno possibile nella tua cella, cedi…Che t’importa di stare qua o là? Io t’accompagno dappertutto.

134. (…) Vorresti vedermi amato da tutti gli uomini? Nella misura in cui mi amerai, vi contribuirai, perché l’amore è una corrente irresistibile, più potente del peso dei peccati.

Una sola anima, per quanto sia piccola, pervasa dall’amore può trascinare una moltitudine.

143. Io vivo nel Santo Sacramento, con la Presenza reale…Io sono vivo anche, con la Presenza reale, in ogni anima in stato di grazia. Perché non adorate in spirito la mia Presenza nel prossimo?

Il prossimo sono sempre io, io che vi chiedo e che ci do. La Santa Trinità sta là nella sua anima. E, se ne è cacciata col peccato, aiutate il vostro prossimo a riaccoglierla, trattandolo come se già io abitassi in lui.

La sofferenza, le prove, non giriamoci più intorno, vengono per portare noi stessi e quante più anime possibile a Dio. Perché la vita della nostra anima e il ritorno di tutti i figli a Dio sono la sola cose perennemente importante e urgente a tutte le latitudini ed in ogni epoca. Suor Maria della Trinità è uno sherpa che può aiutarci nella scalata alla vetta più alta.




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