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Da San Nicola di Myra alla Coca Cola, le tradizioni sono meglio della pubblicità

© Coca-Cola santa claus campaign / Saint Nicholas - Public Domain
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... e anche Tolkien educò a una solida fede cattolica i suoi figli mettendosi nei panni di Babbo Natale

È un grande santo, uno dei più conosciuti e venerati nel mondo, sia dalla chiesa cattolica che da quella ortodossa. È san Nicola di Myra, vescovo di quella località della Turchia, ma da noi è noto come san Nicola di Bari, dal momento che le sue spoglie sono state portate via dal territorio caduto sotto il controllo musulmano e sono ora custodite nella cripta della splendida basilica del capoluogo pugliese. Viene chiamato anche san Nicolò. È noto come difensore dei deboli e protettore dei bambini e delle fanciulle.

In molte regioni dell’Est europeo e anche in Italia, non solo a Bari ma anche a Trieste, in Trentino-Alto Adige, nel Bellunese, il 6 dicembre ci sono grandi festeggiamenti in suo onore ed è a lui che i bimbi scrivono la letterina e da lui ricevono i regali in quel giorno, in ricordo di una leggenda secondo la quale di notte portò di nascosto 3 sacchetti di monete d’oro a tre sorelle povere, che senza dote non avrebbero potuto sposarsi.

È insomma un santo molto amato ed è diventato protagonista di tante leggende e tradizioni. A Monteleone di Spoleto si narra che il santo passò da lì durante un suo viaggio e, commosso dalla povertà dei suoi abitanti, distribuì il poco farro che aveva nella sua bisaccia, che si moltiplicò miracolosamente, così da sfamare tutti in abbondanza.

JAK NAPRAWDĘ WYGLĄDAŁ ŚWIĘTY MIKOŁAJ
Reporters / GYS/REPORTER

Da quella tradizione nasce l’importanza della coltivazione del farro in quella località, dove il prodotto ha ottenuto anche il marchio DOP, ed è al centro di una grande festa la vigilia di San Nicola, il 5 dicembre: il parroco del paese prepara nel cortile della canonica un grande pentolone di zuppa di farro, che viene distribuito a tutta la popolazione. Non è chiaro dalle agiografie se san Nicola vescovo di Myra sia andato veramente a Monteleone: ma è certo che nella località umbra viene ricordato come santo dei miracoli.

Con il tempo inoltre la sua figura ha subito una progressiva opera di trasformazione: San Nicolaus è diventato Santa Claus e a poco a poco la sua figura si è confusa con quella di Babbo Natale. Viene meno l’iconografia del vescovo con la mitria e il pastorale e si diffonde l’immagine del grasso uomo vestito di rosso che vola sulla slitta trainata dalle renne (complice anche la pubblicità della Coca-Cola). Ricordiamo quindi l’origine cristiana del simpatico personaggio natalizio, ma a mio parere non è il caso di alimentare sterili polemiche un po’ fondamentaliste.

Il grande scrittore J.R.R. Tolkien, autore de “Il Signore degli Anelli”, che ha educato i figli in una solida fede cattolica, aveva molta simpatia verso Babbo Natale. Dalla sua fantasia sono uscite delle meravigliose storie che avevano per protagonista proprio questo personaggio, che ogni 25 dicembre non solo portava i doni ai suoi quattro figli, ma spediva loro anche una lettera, che i bambini trovavano in salotto il mattino di Natale.  Le lettere sono state raccolte in un libro (Lettere da Babbo Natale, ed Bompiani 2017, curatore dell’edizione italiana: Marco Respinti) e sono molto divertenti, rivelano un Tolkien spiritoso e gioioso. Babbo Natale vive al Polo Nord, con l’Orso Polare e i suoi nipotini, Pasku e Valkotukka, birbanti e pasticcioni, che dovrebbero aiutarlo a confezionare i pacchi ma in realtà scombinano l’organizzazione.

TOLKIEN, LETTERA, NATALE
Pane e focolare

Si ride e si vola con la fantasia, ma ancora una volta Tolkien è capace di inserire il tema religioso tra le righe del racconto fiabesco: la prima lettera è del 1925 e Babbo Natale scrive che ha millenovecentoventicinque anni. Ha, in altre parole, l’età dell’era cristiana. Nella lettera datata 24 dicembre 1930, Babbo Natale dice di chiamarsi «Nicola col nome del santo che ha il suo giorno il 6 dicembre, e un tempo i doni li distribuiva in segreto, a volte gettando in casa, attraverso la finestra, borse colme di denaro».

Il Babbo Natale di Tolkien non si contrappone al Natale cristiano, ma si inserisce in esso, in un mondo dove la fiaba si intreccia con la realtà. L’ultima lettera, scritta quando ormai i figli sono cresciuti, termina con un velo di malinconia, ma con la speranza di poter ricominciare presto a parlare di fiabe e miti: «Temo che, dopo quest’anno, non appenderete più le vostre calze al camino, e dovrò dirvi praticamente addio. Questo non significa però che vi dimenticherò. Noi tutti rammentiamo i nomi dei nostri vecchi amici e ne conserviamo le lettere, nella speranza di tornare quando siano diventati adulti e abbiano una loro casa e bambini.  Firmato: Father Christmas

La magia dell’attesa dei doni per molti bambini arriva già il 6 dicembre, grazie a san Nicolò o il 13 dicembre con Santa Lucia. Per altri arriva il 25 dicembre con Gesù Bambino e Babbo Natale. Altri ancora attendono il 6 gennaio l’arrivo della Befana che mette i regali nella calza appesa al camino. Nella mia famiglia siamo fortunati, abbiamo ricominciato a godere della magia della fiaba, grazie ai nostri bimbi.

Inoltre c’è anche un nuovo arrivo, il mio pronipotino Nicolò, nato una settimana fa e che festeggia il suo primo onomastico. Auguri Nicolò! A te è dedicato questo post della tua prozia blogger.

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