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L'amico di Sophie Scholl convertitosi al cattolicesimo pochi istanti prima del suo martirio

SOPHIE SCHOLL, CHRISTOPHER PROBST

Fair Use

Larry Peterson - pubblicato il 07/12/18

Christoph Probst, marito e padre, venne ucciso a 23 anni dai nazisti

Christoph Probst era nato il 6 novembre 1919 in Baviera, in Germania. Suo padre Hermann era uno studioso specializzato in cultura asiatica, religioni orientali e sanscrito. Hermann mantenne un vivace ambiente intellettuale in casa, che Christoph assorbì e in cui prosperò.

A casa Probst, però, la situazione non era del tutto rosea. I genitori di Christoph divorziarono quando era ancora un bambino, e suo padre si risposò con Elise Jaffee, che era ebrea. Poco dopo il suo secondo matrimonio Hermann Probst si suicidò. Non è documentato il modo in cui questo abbia influito su Christoph, ma sappiamo che il suo disprezzo per l’ideologia nazista era sempre più forte.

Christoph riuscì a entrare in un collegio a Landheim Schondorf, un istituto dedicato soprattutto alle belle arti. La scuola rifiutava di sostenere le idee naziste, e fu lì che Christoph incontrò un ragazzo di nome Alexander Schmorell.

Alexander era nato sui Monti Urali, in Russia, ed era arrivato in Germania insieme al padre quando la madre era morta. Christoph e Alexander avevano molto in comune, avendo entrambi perso un genitore. Dopo il diploma, ai due amici venne chiesto di aderire al Servizio di Lavoro Nazionale.

Dopo averlo lasciato, Christoph incontrò e sposò Herta Dohm. Avrebbero avuto tre figli: Michael, Vincent e Katherina. Christoph entrò poi all’Università di Monaco per studiare Medicina. Fu in quel periodo che lui e il suo migliore amico Alexander conobbero Hans Scholl, fondatore della Rosa Bianca. La pensavano tutti allo stesso modo: disprezzavano Adolf Hitler e odiavano il nazismo.

Il nome Rosa Bianca indicava non violenza e protesta pacifica, e i suoi membri volevano esercitare una resistenza intellettuale nei confronti del Terzo Reich. Nel marzo 1942, la Rosa Bianca iniziò i suoi attacchi clandestini contro il regime nazista. L’arma erano gli opuscoli, e i suoi militanti iniziarono a spedirli a nomi scelti a caso dall’elenco telefonico. Cercarono anche di far aderire al loro movimento medici, avvocati, musicisti e studiosi.

Iniziarono poi a lasciare i loro opuscoli nei campus di università come quella di Amburgo e la loro, l’Università di Monaco. Gli opuscoli esortavano i cittadini tedeschi a combattere contro la tirannia nazista.

Christoph si unì al gruppo dopo che questo aveva iniziato la distribuzione degli opuscoli. I membri cercarono di fare del loro meglio per mantenere Christoph in una posizione di basso profilo. Non scriveva neanche gli opuscoli. Era l’unico del gruppo sposato con bambini, e si voleva fare di tutto per proteggere la sua famiglia.

Christoph non era stato allevato in una religione specifica, ma si era sentito sempre attratto dalle religioni e dalla comprensione dell’esistenza di Dio. I suoi amici erano cattolici, e la loro fede esercitò una forte influenza su di lui, che presto l’abbracciò totalmente.

La Rosa Bianca aveva ormai prodotto e distribuito cinque opuscoli. Più di 15.000 copie vennero usate per attaccare i crimini nazisti, l’oppressione e l’assassinio di massa degli ebrei. Chiunque venisse scoperto ad appartenere al movimento si inseriva subito ai primi posti nella lista dei ricercati dai nazisti.

Alla fine Christoph partecipò alla produzione di opuscoli progettando l’impaginazione del sesto, quello che Hans Scholl aveva in tasca quando venne arrestato il 18 febbraio 1943. Sarebbe stato l’unica prova del coinvolgimento di Christoph nella Rosa Bianca. Quel giorno Hans e sua sorella Sophie stavano distribuendo gli opuscoli nel campus quando qualcuno li vide. L’uomo, da “bravo nazista”, riferì subito la cosa alle autorità. La Gestapo li prese in custodia. Hans e Sophie vennero perquisiti e fu trovato l’opuscolo. Dei fogli manoscritti portarono i nazisti a Christoph.

Hans, Sophie e Christoph vennero interrogati ininterrottamente dalla Gestapo e poi portati alla Corte del Popolo. Era il 21 febbraio 1943. Furono accusati di tradimento e condannati a morte. La legge tedesca stabiliva che avrebbero dovuto attendere 90 giorni prima dell’esecuzione. Per la Corte del Popolo non era importante. Sarebbero morti quello stesso giorno.

Christoph chiese se un sacerdote cattolico poteva fargli visita. Chiese di essere battezzato e fu accolto nella fede. Nell’arco di un’ora lui e i suoi due amici, Hans e Sophie, vennero ghigliottinati.

Christoph Probst, prega per noi.

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martirionazismoseconda guerra mondiale
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