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Finte suore si baciano davanti alla chiesa: a processo fotografo e modelle

TWO ATTRACTIVE YOUNG NUNS
By Alex Tihonovs | Shutterstock
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Accadeva nel 2015 in un paese della provincia di Rimini. Chiesa e Comune si costituiscono parti civili. Gli imputati rischiano una pesante condanna. Due i capi d'imputazione

Una forma di trasgressione? Una provocazione? O cos’altro? Nel luglio del 2015 la tranquillità della comunità di Montescudo, in provincia di Rimini, fu ‘scossa’ da un set fotografico allestito nella Chiesa della Pace di Trarivi.

Le bombe e il restauro

Si tratta di una chiesa che è poco lontano dal centro abitato, su una collinetta. Fu al centro di un pesante combattimento tra inglesi, tedeschi e italiani, e poi bombardata, durante la Seconda Guerra Mondiale. Successivamente questa chiesa, inizialmente dedicata a San Pietro, fu restaurata e poi chiamata “della Pace”, proprio nel dopoguerra, come simbolo di nuova fratellanza tra i popoli che si erano duramente scontrati durante il conflitto mondiale.

Le fotografie e la denuncia

In questo contesto di valore storico e sociale, tre anni fa un fotografo emiliano-romagnolo scelse la location per ritrarre il bacio tra due modelle vestite da suora, sotto gli occhi di un finto prete intento a impartire una benedizione. Dopo l’arrivo dei Carabinieri, scattarono le denunce.

Oggi sono cinque gli imputati, tra il fotografo e i modelli, nel procedimento avviato per violazione di domicilio e offesa a confessione religiosa, dopo l’opposizione al decreto penale di condanna.

Nell’udienza del 30 novembre 2019 è stata accettata la costituzione delle parti civili, la parrocchia di Montescudo Montecolombo e l’amministrazione comunale.

Il Comune chiede i danni

Tra un anno, nella prossima udienza, inizierà l’audizione dei testimoni chiamati dalla pubblica accusa: tra di essi, il parroco e il sindaco Elena Castellari, che prima di essere eletta primo cittadino del comune nato dopo la fusione, era già in carica come sindaco di Montescudo.

La Castellari aveva condannato il gesto del fotografo, sottolineando quanto esso avesse danneggiato la piccola comunità, preannunciando una richiesta di risarcimento danno (Alta Rimini, 3 dicembre).

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