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Come vivono e chi sono gli eremiti del XXI secolo?

Ciric / Jean-Michel Mazerolle

Salvador Aragonés - pubblicato il 21/11/18

Sembra che parlare di eremiti sia parlare di tempi antichi, dei primi secoli del cristianesimo, ma non è così...

Nel XXI secolo aumentano gli anacoreti, gli eremiti. Sembra che parlare di eremiti significhi parlare di tempi antichi, dei primi secoli del cristianesimo, eppure nel corso della storia non sono mai mancati quanti hanno voluto allontanarsi dal mondo circostante e vivere una vita ascetica, di preghiera e penitenza, in mezzo al deserto o alle montagne.

Ma chi sono gli eremiti, e perché vivono così? Vogliono allontanarsi dalla civiltà, dallo stress, dall’agitazione quotidiana, dalla competitività, dalle ricchezze, dal vuoto esistenziale. Sono sempre esistiti uomini e donna che hanno provato a fuggire dalla civiltà alla ricerca di una vita contemplativa e ascetica. Cercano Dio nelle profondità del silenzio e nell’immensità dello spazio.

Gli eremiti vedono al di là delle nubi e dell’orizzonte. Spogliandosi di quanto possiedono, cercano l’aria pulita che accarezza, il silenzio delle foglie quando cadono dagli alberi o il volteggiare delle farfalle tra i fiori. Li avvicinano a Dio. Danno loro gioia e pace. Li avvicinano all’eternità. La maggioranza di loro si dedica a meditazioni profonde. Vogliono vivere con uno spirito libero, distaccati dalle cose terrene, e nutrire il loro corpo con quello che offre la natura, senza luce né acqua corrente.

Al giorno d’oggi ci sono vari tipi di eremiti: i cristiani che cercano Dio nel silenzio e nella pace delle montagne, quelli delle religioni asiatiche (induismo, taoismo, buddismo…) che cercano la contemplazione e la conoscenza filosofica e teologica e infine gli stoici, che coltivano l’ascetismo per sentirsi più liberi con se stessi.

I più noti e numerosi sono quelli che si ritirano nel deserto, o in zone non abitate in mezzo alla natura, per ragioni religiose. C’è l’eremita del Libano, un sacerdote colombiano, Darío Escobar, che vive in un eremo scavato nella roccia accanto al santuario di Nostra Signora di Hauqa. Ha 84 anni ed è eremita da 18. È entrato nella congregazione di Gesù e Maria di Medellín. “Il denaro non mi ha mai reso felice”, ha dichiarato alla rivista Vida nueva. Una voce interiore gli diceva di abbandonare la vita attiva per dedicarsi alla meditazione della Parola di Dio. È diventato eremita e dorme con un cilicio su una roccia. È felice: “Non potrei dormire un’altra volta con materasso e cuscino”. Si nutre con quello che raccoglie nell’orto e dedica 14 ore al giorno alla meditazione. Dorme solo cinque ore e mangia una volta al giorno in modo molto frugale.

Un giovane fotografo italiano, Carlo Bevilacqua, ha percorso il mondo alla ricerca di eremiti e li ha fotografati con i loro volti rugosi, la barba lunga, i loro eremi o le grotte e gli spendidi panorami su valli e pianure. Ha anche pubblicato un libro intitolato Into the silence. Eremiti del terzo millennio. Si è introdotto nella vita degli eremiti e ha incontrato Claudio, un cantante rock del gruppo A ticket for hell (Un biglietto per l’inferno). È andato in India ed è diventato monaco cattolico camaldolese. Vive in un monastero in Toscana, condividendo le sue giornate con altri eremiti.

Il fotografo ha incontrato anche un monaco benedettino italiano, padre Sergio, nel monastero della Sacra di San Michele, in Piemonte, tra montagne e vegetazione rigogliosa. Da 30 anni vive in completa solitudine circondato dal silenzio e da migliaia di libri, i suoi grandi amici.

In Sicilia il fotografo ha incontrato un tedesco, Gisbert Lippelt, figlio di un magistrato e di un architetto che vive all’isola di Filicudi. È stato ufficiale di Marina su un transatlantico, e ora vive di quello che produce la natura del luogo e beve l’acqua della pioggia. È un eremita contrario al consumismo, come quasi tutti.

In Georgia c’è un monaco ortodosso, padre Maxime Qavtaradze, di 63 anni, che da 23 vive nella zona superiore del Katskhi, un pilastro di roccia naturale sormontato da una cappella che ha 1.200 anni ed è situato a 40 metri di altezza. Scende alla base della roccia per coltivare il suo orto.

Anche in America ci sono degli eremiti, soprattutto in America Latina, sulle Ande, in Argentina, Cile, Bolivia, Brasile…, ma non mancano neanche in Messico e Stati Uniti. E in russia, nel Caucaso, nell’Asia Centrale…

In Cina ci sono migliaia di “millennials” che rifiutano la vita agiata del capitalismo e preferiscono vivere da soli meditando in un luogo solitario, seguendo tradizioni cinesi antichissime, precedenti anche al buddismo. Alcuni sono monaci buddisti e taoisti, altri giovani in generale. Il Governo di Pechino li contratta per l’Esercito perché insegnino ai militari come organizzarsi in una vita di solitudine e senza mezzi. Gli antichi eremiti hanno creato filosofie, religioni o correnti letterarie.

In Giappone è molto antica la tradizione degli anacoreti dalla barba lunga, sono buddisti o shintoisti, chiamati Yamabushi (colui che si prostra sulle montagne).

Anche l’induismo ha antichissime tradizioni di anacoreti ed eremiti, personaggi che a un certo punto si rendono conto che la loro vita non ha senso e preferiscono la solitudine, la contemplazione e la meditazione. Nell’induismo ci sono i cosiddetti “santi”, gli asceti Sadhu (Saa-dhu).

Uno degli eremiti, Piero Bucciotti, “maestro” tamil di 66 anni che vive in Calabria, ha affermato: “In 40 anni di vita come eremita ho rinunciato a tutto. Non ho nulla, mi rimane solo la libertà”.

Un esempio: David, l’ultimo eremita d’Irlanda.

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