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Il «bio» fa bene alla salute?

PREGNANT WOMAN GROCERY SHOPPING
Shutterstock
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Secondo uno studio francese, i cui dati vanno confermati, i cibi biologici riducono l’incidenza di tumori al seno e di linfomi non Hodgkin

Come per tanti altri argomenti, anche per quanto riguarda il consumo dei prodotti biologici – spesso abbreviati semplicemente in «bio» – ci sono gli scettici da un lato e i sostenitori convinti dall’altro. Da anni si discute sui benefici, quelli presunti o veri, di questi prodotti – in particolare dei cibi «bio» – rispetto a quelli coltivati con i metodi convenzionali.

I promotori del «bio» sostengono infatti che i cibi «organici», come vengono chiamati in inglese, non solo siano fondamentali nella lotta per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, ma anche per la salute degli stessi consumatori, già minacciata dal cosiddetto «cibo spazzatura» o – in francese – la malbouffe.

I protocolli applicati nell’agricoltura biologica infatti non ricorrono ai classici diserbanti (molto discusso è attualmente l’uso del glifosato o glifosate) e pesticidi, mentre negli allevamenti – di norma naturali e non intensivi – non sono ammessi gli antibiotici, tranne in quei casi in cui le cure non convenzionali risultino inefficaci.

Studio francese

Secondo un nuovo studio francese, pubblicato il 22 ottobre scorso sulla rivista Journal of the American Medical Association (JAMA) sotto il titolo Association of Frequency of Organic Food Consumption With Cancer Risk, l’effetto protettivo dei cibi biologici sulla salute umana non è una chimera ma una realtà.

Dai dati raccolti dall’équipe guidata dalla professoressa Julia Baudry, del Centre de Recherche Épidémiologie et Statistique presso l’Università della Sorbona a Parigi, emerge infatti che le persone che consumano con maggiore frequenza alimenti di origine biologica hanno meno probabilità di sviluppare tumori (-25%) rispetto a chi li consuma solo saltuariamente o anzi mai.

Nell’ambito dello studio di coorte NutriNetSanté, gli studiosi hanno seguito per un periodo medio di 4 anni e mezzo, tra maggio 2009 e novembre 2016, un campione costituito da 68.946 persone, in maggioranza volontari di sesso femminile (il 78% dei partecipanti), con un’età media di 44,2 anni.

Durante il periodo di follow-up gli scienziati hanno registrato tra i partecipanti 1.340 nuove diagnosi di tumore, tra cui 459 casi di cancro al seno (il 34,3%), 180 casi di tumore alla prostata (il 13,4%), 135 tumori della pelle (il 10,1%), 99 tumori del colon-retto (il 7,4%), 47 linfomi non Hodgkin o LNH (il 3,5%), e 15 altri linfomi (l’1,1%).

L’équipe di ricercatori è arrivata alla conclusione che una maggiore frequenza di consumo di alimenti biologici era associata a «un rischio ridotto» di sviluppare linfomi non Hodgkin e tumori al seno in post-menopausa. Non è stata rilevata invece alcuna associazione per altri tipi di cancro, così si legge nella ricerca.

Lo studio francese conferma solo in parte una precedente ricerca inglese, il Million Women Study (2014), il quale aveva individuato solo una minima o anzi nessuna riduzione dell’incidenza di tumori associata al consumo di cibi biologici, «tranne eventualmente per il linfoma non Hodgkin».

Possibile spiegazione

Mentre i tumori sono anche in Francia una delle principali cause di morte – a livello mondiale sono stati diagnosticati nel 2012 più di 14 milioni di nuovi casi –, gli autori non hanno potuto offrire una spiegazione chiara e netta per l’esito della loro ricerca.

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