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Solo l’amore spudorato cancella la vergogna

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Gianna Trewavas | CC0

Tom Hoopes - pubblicato il 25/10/18

Ci aggrappiamo ancora al nostro mondo, anche quando ci passa vicino il Creatore di tutto?

Abbiamo visto tutti le commedie romantiche in cui uno dei due partner capisce quello che il pubblico aveva già ampiamente previsto: ha trovato l’anima gemella.

A quel punto, l’innamorato getta ogni cautela al vento: lui grida il suo amore pubblicamente in modo imbarazzante, lei balla sotto la pioggia per la gioia, rendendosi conto a malapena che si sta inzuppando. All’improvviso, tutte le riserve che li tenevano lontani l’uno dall’altro sono crollate.

Nella 30ma Domenica del Tempo Ordinario (Anno B), Bartimeo fa proprio così.

Mostra cosa significhi essere spudoratamente innamorati di Dio – ma anche com’è in genere la nostra reazione nei confronti di chi si comporta in questo modo.

Bartimeo è il mendicante cieco che stava seduto sul ciglio della strada quando ha sentito che Gesù stava passando.

Ha iniziato a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”, ma molti “lo rimproveravano perché tacesse”. Possiamo immaginarci la scena. La grande figura religiosa sta passando, e quindi i suoi seguaci volevano un po’ di decoro nelle strade.

Non ha funzionato. “Ma egli gridava ancora più forte: ‘Figlio di Davide, abbi pietà di me!’”

Possiamo trarre molte lezioni da Bartimeo.

Una è che non dovremmo impedire agli altri di invocare Gesù, anche se spesso lo facciamo.

A volte è una cosa diretta: ricordo la storia di un intrattenitore irlandese che da giovane era tornato a casa da un ritiro infervorato nei confronti della fede e desideroso di diventare sacerdote. La sua famiglia ha reagito in modo imbarazzato. “Ehi, abbiamo passato tutti una fase del genere. Non fare pazzie. Lascia che ti passi”, hanno detto tutti. E quindi lui non ha mai messo alla prova la sua chiamata.

Molte volte, però, siamo meno diretti. Magari notiamo un collega, un parente o un vicino che soffre, che ha subìto una perdita. Forse confida in noi, che però decidiamo di non parlargli di Gesù o della fede. Non vogliamo sembrare fanatici, o pensiamo che la religione sia un fatto troppo privato per parlarne apertamente.

Il cuore di quella persona grida ansioso di ricevere l’unica cosa che può “restaurarlo”, e noi lo teniamo lontano da Gesù.

Un altro spunto è che Gesù risponde sempre a chi lo invoca in modo “spudorato”.

Immaginiamo di essere Bartimeo e non i suoi discepoli. Cosa faremmo se Gesù passasse vicino a noi e i suoi ci volessero tenere lontani? Saremmo calmi e gentili o faremmo una scenata chiedendo di vedere il nostro Salvatore?

Dipende da quello che sappiamo di Gesù – e di noi stessi.

Bartimeo aveva provato la vita senza Gesù, e la odiava. Senza Gesù era solo un mendicante cieco per la strada. Quando ha avuto la possibilità di cambiare quella situazione l’ha colta al volo.

Abbiamo raggiunto anche noi quel punto? Continuiamo ad aggrapparci al nostro mondo, anche se il Creatore di tutto ci sta passando accanto?

Ironicamente, quando ci rivolgiamo a Lui in modo spudorato sparisce tutta la vergogna.

La Prima Lettura e il Salmo raccontano cosa succede a Israele quando alla fine ammette in esilio che Dio è quello di cui ha bisogno.

Come il padre di un bambino in lacrime, Dio non riesce a resistere quando ci pentiamo a torniamo da Lui.

“Li raduno dalle estremità della terra”; dice la Prima Lettura; “fra loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente: ritorneranno qui in gran folla”.

La gioia del popolo è senza fine: “Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion, ci sembrava di sognare. Allora la nostra bocca si riempì di sorriso, la nostra lingua di gioia”, dice il Salmo.

“Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia”, riassume. Chi invoca Dio senza pudore sarà pieno di gioia.

Siamo disposti ad essere “spudorati” per Gesù? Non è una domanda teorica. Sta passando accanto a noi proprio ora. Gesù è presenta nella sua Chiesa, nei sacramenti e nel suo sacerdozio, come fa capire la Seconda Lettura.

“Il sacramento dell’Ordine comunica ‘una potestà sacra’, che è precisamente quella di Cristo”, afferma il Catechismo (n. 1551). Attraverso la grazia, il sacerdote è un alter Christus – un altro Cristo.

Rivolgersi spudoratamente a Cristo per noi significa andare a confessarci e parlargli senza paura, dicendogli tutto ciò che ci fa vergognare perché Egli possa riempirci di gioia.

Quando facciamo questo, Gesù ci chiede come ha fatto con Bartimeo: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”

Dovremmo rispondere direttamente come ha fatto lui. “Che io veda!”

Dovremmo dirgli: “Voglio conoscere la tua presenza. Voglio vedere il peccato per quello che è. Voglio vederti in modo così chiaro da poterti condividere senza paura con chi ha bisogno di Te. Voglio la vita abbondante che prometti”.

Egli risponderà a quella richiesta come ha fatto nel Vangelo: “Va’, la tua fede ti ha salvato”.

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