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Il segreto della Confessione che ha conquistato Alfred Hitchcock

I CONFESS
© 1953 - Warner Bros.
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Un mio amico insegna ad allievi che si dedicano alle arti e ai videogiochi, e mi ha detto con tristezza che non sanno chi siano Alfred Hitchcock o Akira Kurosawa, per non parlare di Andrei Tarkovski o Ingmar Bergman.

Gli ho detto che oggi, tra la rete e tanti canali, c’è un eccesso di offerta e di informazione, e i giovani hanno bisogno di guide. Se non lo sono i genitori (per negligenza, mancanza di tempo o ignoranza), dobbiamo esserlo noi.

In questa sede non presenteremo le credenziali di Hitchcock, ma possiamo consigliare da dove iniziare a vedere l’opera di colui che è considerato il “maestro della suspense”. È anche per noi un modo nuovo di essere spettatori: riguardare il cinema del XX secolo con gli occhi del XXI.

Io confesso è un film perfetto per cominciare a interessarsi alla filmografia di Hitchcock. Non è complesso come La donna che visse due volte né contorto come Psycho, e dura poco più di 90 minuti, aspetto che lo rende accessibilissimo in un’epoca in cui anche i film a cartoni animati durano due ore.

Io confesso inizia con un crimine: quando la telecamera si affaccia a una finestra per mostrare l’interno di una casa si vede un cadavere, e a seguire un tipo vestito da sacerdote che gira per le strade nella notte.

È la prima falsa pista del regista e dell’assassino: far credere allo spettatore e ai testimoni (due bambine che lo vedono camminare in fretta sul marciapiedi) che l’omicida sia un sacerdote. In seguito, però, gli spettatori diventano complici quando quell’uomo si toglie il vestito da presbitero e va a confessare il suo crimine al suo sacerdote, padre Michael Logan (Montgomery Clift), che ha aiutato lui e sua moglie quando ne hanno avuto bisogno.

Keller (Otto Hasse) confessa di aver ucciso un tale Villette perché voleva il suo denaro. Racconta un crimine sapendo che per via del segreto del confessionale padre Logan non dirà niente a nessuno. O sì? È questo il sospetto che affliggerà Keller e sua moglie per il resto del film, mentre anche lo spettatore si chiede se il sacerdote dirà la verità o tacerà per mantenere il segreto. Nel frattempo, c’è un ispettore (Karl Malden) che nutre dei sospetti sul colpevole.

Anche se all’inizio la trama sembra semplice (la vittima, l’assassino, il sospettato e il poliziotto), presto la matassa si fa più intricata: c’è una donna sposata, Ruth Grandfort (Anne Baxter), che ha ha un alibi perché ha detto che al momento del crimine si trovava con padre Logan. Alcune ore dopo l’assassinio, sia il sacerdote che la donna avevano un appuntamento con Villette.

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