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Il Papa si scaglia contro l’aborto? Certo, con la forza della verità

POPE FRANCIS GENERAL AUDIENCE
Antoine Mekary | ALETEIA
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Abortire è sopprimere una vita che spaventa o intralcia. E per farlo si paga un sicario, dice il Santo Padre con una delle sue potenti, vivide metafore. No, nemmeno i bambini malati vanno fatti fuori, altrimenti quelli spacciati siamo noi, provvisoriamente sani.

Non solo non vanno eliminati i bimbi gravemente malati ma, ha detto proprio oggi il Vicario di Cristo alla consueta udienza generale del mercoledì, sono un bene preziossimo. Sono la salvezza, ci strappano a noi stessi, al nostro io così dispotico e ci aprono alla gioia vera.

Colui, colei che si presenta come un problema, in realtà è un dono di Dio che può tirarmi fuori dall’egocentrismo e farmi crescere nell’amore. La vita vulnerabile – ha poi concluso – ci indica la via di uscita, la via per salvarci da un’esistenza ripiegata su sè stessa e scoprire la gioia dell’amore. (Udienza generale, mercoledì 10 ottobre 2018)

Correrei ad abbracciare Papa Francesco che il mio bimbo malato lo ha accarezzato e baciato davvero, un anno e mezzo fa. Certo non ha ottenuto dal Signore per noi e per lui il miracolo della guarigione ma forse proprio perché sa, come lo sa Dio ed entrambi aspettano che lo capiamo di nuovo anche noi, popolo dalla durissima cervice, che è proprio lui la nostra cura! Siamo noi a dover guarire, siamo noi che dobbiamo lasciarci divaricare di nuovo il cuore che la smania di possesso rattrappisce.

I bimbi malati non sono il problema, sono la soluzione. (E questo non vuol mai dire che la malattia sia bella in sè, nè desiderabile per i proprio amatissimi figli). Sono il gancio fissato al cielo a cui appendersi che entra direttamente nelle nostre case, nelle scuole, nelle feste di compleanno dei compagni d’asilo. Capite che rivoluzione? Ma siamo alle solite, questo di fatto è il cristianesimo, un triplo salto vitale che ci fa atterrare finalmente nella posizione giusta: cuore in alto, mani in pasta, occhi ai fratelli e al fondo di ognuno di loro sguardo fisso in Cristo.

Cosa fanno i bimbi malati e solo loro così radicalmente? Ci trasformano. Allora il Papa cosa avrà mai detto di così strano e inatteso? Ah sì, la verità, niente meno. Che non uccidere significa esattamente e sempre la stessa cosa. Non uccidere mai, nessuno. Detta così la cosa, che è poi l’unica vera, non si sbriciolano più in fretta i castelli di sabbia e rabbia di chi ci minaccia di tirare giù le mani dall’aborto, diritto e conquista indiscutibile della donna?

Invece ogni vita è un dono, il debole non può essere soppresso o umiliato con condizioni indegne dell’uomo per frettolose valutazioni di comodità, di opportunità. Non dobbiamo disprezzare la vita, nemmeno la nostra. Perchè è questo che ci stiamo dicendo, non solo se arriviamo al suicidio. Buttando alcuni, tenendo altri, rifiutando i deboli e usando i forti ci stiamo raccontando che nemmeno la nostra vita vale poi tanto.

E’ la fretta che ci frega e anche il terrore di restare soli oppure l’intuizione che potremmo finalmente scoprirci felici, nel dolore, di metterci al servizio di un altro.

«Pensiamo, ad esempio, a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave. I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza». E ancora: «È un modo di dire “interrompere la gravidanza”», ha commentato il Papa perché in realtà «significa fare fuori uno».

Poco prima aveva chiesto ai fedeli se ritenevano fosse una cosa giusta:

 Io vi domando: è giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema?». «È come affittare un sicario»

Dobbiamo smetterla di pagare persone in guanti bianchi che facciano fuori vite – come disse al Forum per le Famiglie il giugno scorso – e tornare a scontare il prezzo vero che la vita espone, lì in bella vista. E non è trattabile: vuole il servizio totale, la dedizione, l’offerta totale di sè. E così facendo, finalmente, anche noi adulti saremo di nuovo partoriti. Per rinascere definitivamente. Non dobbiamo farci bambini per entrare nel Regno? Su, forza è ora di cominciare…

 

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