Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Vietato dire che la donna è un essere femminile adulto?

BILLBOARD WOMAN
Condividi

A Liverpool è stato rimosso un poster con la definizione di donna perché giudicato lesivo nei confronti dei transgender

Maschio e femmina

Ho studiato traduzione, e amo tradurre perché mi ricorda il valore vertiginoso delle parole. Che talvolta non si riesce a rispettare nella loro completezza, passando da una lingua all’altra. Tante volte ho provato la sensazione linguistica di essere trans … in viaggio tra una parola e l’altra; il traduttore transita da un’espressione all’altra e perciò s’interroga incessantemente sul senso originario. So che ci sono circostanze in cui una definizione esatta non si trova e si vaga nella nebbia del non-senso, oppure si rischia di tradire un concetto usando una forma linguistica inadeguata.

Passando dai problemi linguistici al pulsante regno della vita, due cose non cambiano: ogni persona è un’eccezione e non una regola; la regola esiste per proteggere l’eccezione non per accusarla. Nessuna donna è una definizione da dizionario, ma la definizione esiste come la linea bianca della strada in mezzo alla nebbia. Proteggere il linguaggio umano che da secoli tramanda certe verità significa continuare a preferire il sole alla nebbia, proprio sapendo che in mezzo alla nebbia non ci si vorrebbe rimanere per sempre.

La domanda più impegnativa della vita è: «Chi sei?» e non si sfogliano enciclopedie per rispondere.

Eppure, chiunque ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa per cominciare un viaggio. A maggior ragione, chiunque affronti un percorso difficile sulla propria identità sessuale dovrebbe intuire che non c’è nulla da guadagnare in un’ideologia apparentemente inclusiva che però cancella uomo e donna, a favore di un generico pansessualismo indistinto. Nel mio piccolo giardino crescono piante opposte tra loro, tutte sono abbracciate dalla recinzione che delimita la mia proprietà. Non sono costrette dai paletti, sono protette.

Ecco perché la battaglia sulle parole non può passare in secondo piano. La signora Kellie Jay Minshull può farla per aggredire e puntare il dito, ma la medesima difesa del linguaggio si può fare – sapendo di essere anche fraintesi – per tutelare la coscienza del mondo intero, comprese le persone che con più difficoltà si riconoscono “donna” e “uomo”

Da una chiarezza originaria che separa il buio dalla luce, l’acqua dalla terra, ci guadagnano tutte le sfumature. Noi abbiamo difficoltà a fare opera di discernimento, quel genere di chiarezza che sboccia dalla fatica di giudicare ogni cosa alla luce del nostro destino complessivo; certo è fatica. Ed è ancora più faticoso quando attorno tutto complotta per farci lasciar perdere e suggerirci che possiamo delegare all’istinto, alla percezione momentanea, al cambiamento come stile di vita.

Ricordo quel momento commovente del film Amarcord in cui Ciccio Ingrassia urlava dalla cima di un albero, disperato: “Voglio una donna!“. Era un grido di lacerante bellezza, un uomo aggrappato a un tronco gigantesco che non tace il suo desiderio: il mondo che mi sento di difendere è simile a lui, un luogo in cui le ferite si urlano con chiarezza, anziché cancellarle con parole nuove e vuote.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni