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Sulla scia degli scandali degli abusi, come selezionare i futuri sacerdoti la Chiesa cattolica?

CATHOLIC MASS

Mundelein Seminary | Facebook

John Burger | Wed Sep 26 2018

Dal discernimento all'ordinazione, i seminaristi sono sottoposti a un'analisi continua

Fin dall’inizio del lungo processo che vive un uomo per diventare sacerdote cattolico negli Stati Uniti, la sua vita, la personalità, la spiritualità, le azioni e le motivazioni sono oggetto di scrutinio, consulenza e discernimento continuo.
Sam Alzheimer, che gestisce Vianney Vocations, un’organizzazione che sostiene finanziariamente i seminaristi, ha scherzato dicendo: “È più facile diventare un agente dei servizi segreti che diventare sacerdote”.
Le procedure per la selezione dei candidati al seminario e l’analisi degli studenti durante la loro formazione sono state aggiornate sulla scia degli scandali di abusi sessuali del 2002. Oggi che sono stati scoperti altri scandali sono ugualmente rigorose, se non di più. “Abbiamo molte più cose in gioco rispetto a 30 anni fa”, ha affermato padre Michael Becker, rettore del St. John Vianney College Seminary di St. Paul (Minnesota). Tra queste, figurano la consulenza e l’assistenza psicologica. “Oggi un uomo è molto più assistito, per renderlo saggio e aiutarlo a crescere”.
“Usiamo molti parametri diversi, e la selezione è molto più approfondita che in passato”, ha aggiunto padre Steven Borello, direttore delle vocazioni della diocesi di Joliet (Illinois). “Molti uomini vengono sottoposti attualmente a due valutazioni psicologiche – una quando entrano e una seconda circa quattro anni dopo. È un aiuto importante per discernere questioni soggiacenti che altrimenti potrebbero essere trascurate”. Padre Timothy F. Monahan, sacerdote dell’arcidiocesi di Chicago, ha affermato che nelle diocesi grandi come la sua la supervisione dei possibili sacerdoti è condivisa dal responsabile delle vocazioni, la posizione che ricopre attualmente, e dal personale della University of St. Mary of the Lake, il seminario arcidiocesano, a cui spesso ci si riferisce indicando il luogo in cui si trova, Mundelein. Quando incontra per la prima volta un uomo che esprime un interesse nei confronti del sacerdozio, “la prima cosa è conoscerlo e vedere quali sono le mie impressioni su di lui, e se ha la libertà di base, il desiderio e la capacità di diventare sacerdote”.
“Ci sono molti uomini per i quali durante il primo incontro posso dire in base a qualcuno di questi criteri ‘Questa non è la tua chiamata. Non hai la capacità di diventare sacerdote, o non sei libero, hai debiti studenteschi’… o magari la persona non ha una sessualità matura. O non c’è un chiaro desiderio di diventare sacerdote”. Quanto ai candidati che ritiene seri, padre Monahan li coinvolge in programmi di discernimento e continua a incontrarli personalmente. “Se arriviamo a un punto in cui credo che la persona sia pronta e l’interessato pensa lo stesso diciamo: ‘Vogliamo che tu faccia domanda di ingresso in seminario’. Presenterà quindi la domanda”. Il formulario include domande sul background dell’aspirante, sull’influenza della sua famiglia, la sua idea di quello che è il sacerdozio e perché vuole diventare sacerdote, il suo background accademico e lavorativo. I candidati che passano la selezione vengono poi sottoposti a una serie di tre interviste con il comitato vocazionale dell’arcidiocesi di Chicago, composto da sacerdoti, diaconi permanenti, una religiosa e una laica. Un’intervista riguarda il suo passato sessuale, la salute e l’integrazione, un’altra la carriera, il percorso scolastico e il decision-making. La terza riguarda la storia di conversione teologica e spirituale e il suo concetto del sacerdozio.
“Ogni persona riferisce com’è andata la sua intervista”, ha spiegato padre Monahan. “A quel punto votiamo come comitato sul fatto di raccomandare il candidato o meno. Ci sono varie possibilità: raccomandazione, raccomandazione con riserva, e quali sono queste riserve, o non raccomandazione. Cerchiamo davvero di capire quali siano i punti di forza e di debolezza del candidato e se riuscirebbe a servire a Chicago”. Padre Monahan mette i candidati che vanno avanti in contatto con uno psicologo per una valutazione e uno screening generale. Come direttore vocazionale, comunica allo psicologo i punti di forza e le debolezze individuati dal comitato.
“Potrei parlargli di una questione particolare a cui vogliamo che faccia attenzione. Forse abbiamo visto qualcosa nella sua storia familiare, o era un po’ a disagio nei confronti della donna laica” nel comitato vocazionale. Il dottor Mark Glafke, uno psicologo clinico cattolico che pratica a Lafayette (Indiana), valuta seminaristi dal 2011 e lavora come consulente per il Seminario di Mundelein dalla primavera di quest’anno. Ha spiegato che ogni uomo che chiede di essere ammesso in seminario che viene mandato da lui trascorre un’intera giornata nella sua clinica, “includendo un’approfondita intervista clinica e sulla sua storia, compresa quella della famiglia d’origine, la storia dello sviluppo, quella psico-sessuale, la storia delle relazioni, quella accademica e lavorativa… Fondamentalmente, tutti gli aspetti della vita. In genere ci metto due o tre ore”. Glafke propone ai candidati anche un test relativo al quoziente di intelligenza per identificare i comportamenti sessuali a rischio – in primo luogo prove di attrazione nei confronti dei bambini, attrazione omosessuale, interazioni inappropriate con le donne, consumo di pornografia e masturbazione. Propone anche due tipi di misure della personalità. Una è “oggettiva”, intendendo che quando un candidato risponde alle domande ha una chiara comprensione di quello che gli viene chiesto, ad esempio “Hanno avuto episodi di depressione o ansia? Hanno mai avuto allucinazioni o attrazione nei confronti dei bambini?” Uno dei test più usati in questa categoria è l’MMPI-2, il Minnesota Multiphasic Personality Inventory, seconda edizione, sui tratti della personalità e la psicopatologia.
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