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Australia: appello di mons. Fisher contro legalizzazione dell’eutanasia

DOCTOR SYRINGE

Sfam_photo I Shutterstock

Vatican News - pubblicato il 15/08/18

L’arcivescovo di Sydney e Primate di Australia invita a firmare la petizione che esorta i senatori a non approvare il provvedimento che legalizza l’eutanasia e il suicidio assistito.

Dal 14 al 16 agosto il Senato dell’Australia sarà impegnato nel dibattito e nella votazione sul provvedimento che mira ad abrogare la legge del 1997 che vieta ai singoli “Territori” della Federazione di legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito.Tale normativa era stata approvata dopo che, nel 1995, i Territori del Nord avevano dato il via libera alla così detta “dolce morte”.

La Chiesa invita a firmare petizione “no all’eutanasia”

La Chiesa locale si è subito schierata in difesa della vita e delle persone più vulnerabili colpite da queste pratiche mortifere. “Firma la petizione, di’ no all’eutanasia”, si apre così l’appello lanciato dall’arcivescovo di Sydney e Primate di Australia, mons. Anthony Fisher, il quale rilancia la raccolta di firme organizzata dal gruppo pro life Hope (Preventing Euthanasia ad Assisted Suicide), che riunisce varie organizzazioni e singoli individui..

Il presule chiede a tutti coloro che “si impegnano in favore di una civiltà della vita e dell’amore” di unirsi affinché i senatori votino contro il disegno di legge, evitando di “spianare la strada” alla legalizzazione dell’eutanasia.

L’ombra dell’accordo politico sul suicidio assistito

In particolare il provvedimento consentirebbe al Territorio della capitale australiana Camberra, al Territorio del Nord e all’isola di Norfolk (che fa parte dell’arcidiocesi di Sydney) di legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito.  Il disegno di legge sarà presentato dal senatore dei liberaldemocratici David Leyonhjelm che ha riferito ai media di aver raggiunto un accordo con il primo ministro, Malcolm Turnbull, per consentire un voto di coscienza su questo tema in entrambe le camere del parlamento, in cambio del suo voto in favore del ripristino della Australian Building and Construction Commission (Commissione australiana per l’edilizia e le costruzioni). Se l’accordo non sarà onorato , il senatore Leyonhjelm ha minacciato di punire il governo rifiutandosi di lavorare con esso a riforme fondamentali, come i tagli alle imposte sulle società.

Disabili e anziani più esposti all’eutanasia

L’arcidiocesi di Sydney ricorda che l’eutanasia e il suicidio assistito colpiscono in modo sproporzionato le persone già vulnerabili ed esposte ad abusi come anziani, disabili e altri gruppi a rischio, e chiede al Senato di riconoscere che l’esperienza all’estero dimostra che non esiste un modo sicuro per legalizzare queste pratiche.  Evidenzia inoltre che l’Associazione medica australiana si è sempre opposta alla legalizzazione del suicidio assistito e dell’eutanasia. “Possiamo fare meglio per i malati e i vulnerabili della nostra comunità”, ha ribadito l’arcivescovo Fisher.

Medici contrari all’eutanasia

Sul sito web del gruppo Hope viene anche riportata la posizione ufficiale dell’Associazione Medica Australiana (AMA) che resta coerente nella sua opposizione alla legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito: “I medici non dovrebbero essere coinvolti in interventi che abbiano come intenzione primaria la fine della vita di una persona”.

L’anno scorso, 105 specialisti australiani di cure palliative hanno firmato una lettera aperta, chiedendo al governo dello Stato di Vittoria di non legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito e di predisporre risorse adeguate per aiutarli a prendersi cura dei pazienti che sono alla fine della loro vita.

In tutto il mondo – afferma ancora Hope nel testo della petizione – , 107 delle 109 associazioni mediche nazionali che costituiscono l’Associazione medica mondiale si oppongono all’eutanasia e al suicidio assistito. “Parlate e dite al Senato che hanno bisogno di ascoltare i medici! Chiedete che ascoltino la professione medica e proteggano gli australiani già a rischio dall’eutanasia e dal suicidio assistito”.

Stato di Vittoria il primo a legalizzare

In Australia il dibattito sul fine vita si è riaperto dopo che lo scorso novembre lo Stato di Victoria è diventato il primo nel Paese a legalizzare l’eutanasia e stabilito che i pazienti terminali avranno il diritto a richiedere la somministrazione di un farmaco letale per mettere fine alle proprie sofferenze. Il tutto a partire da giugno 2019. A scuotere le coscienze è stata anche la drammatica decisione di un noto ricercatore di 104 anni, David Goodall, che pur non soffrendo di alcuna malattia terminale ha scelto di volare in Svizzera per praticare il suicidio assistito.

In Europa aumentano i casi di eutanasia

Preoccupano anche le statistiche che mostrano un aumento esponenziale delle morti per eutanasia nei Paesi dove questa è in vigore. Il numero di coloro che ricorrono a questa pratica è cresciuto di anno in anno in Olanda e Belgio, come certificano i rapporti degli organismi di controllo dei due stati che riferiscono anche di decine di casi di persone che hanno ricorso al suicidio assistito per ragioni psichiatriche.

Don Skruzny: tutti sono in pericolo

A VaticanNews, anche don Eric Skruzny, rettore del Seminario Redemptoris Mater di Sydney, ha parlato delle preoccupazioni che derivano da quanto accaduto in Europa dopo la legalizzazione dell’eutanasia:  “L’arcivescovo Fisher di Sydney sta cercando aiuto da ogni parte, ovunque sia possibile per convincere il popolo di tutti i pericoli che abbiamo visto, mi sembra, anche in Europa – in Olanda e in Belgio, perché lui ha fatto le sue indagini lì … sembrano cose che incominciano quasi in maniera “innocente”, ma poi alla fine tutti sono in pericolo, non solo gli anziani, ma alla fine anche i giovani, i piccoli, tutti quelli che sono indifesi. Quindi sì, l’arcivescovo è molto preoccupato”.

“Siamo profondamente coscienti del fatto che ci sono i mezzi per accompagnare – ha proseguito Don Eric -, abbiamo anche i nostri ospedali cattolici, le nostre cliniche cattoliche dove si assistono questi malati, ci sono tanti modi di assistere i sofferenti negli ultimi momenti della loro vita”.

QUI L’ORIGINALE

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