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Santa Chiara d’Assisi, una donna infuocata d’amore per Cristo

SANTA CHIARA ASSISI
Public Domain
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La sua testimonianza mostra quanto siamo debitori a donne coraggiose e ricolme di fede come lei. Oggi è la sua festa, chiediamole di regalarci la sua stessa umiltà.

Umiltà, povertà e affidamento alla Provvidenza

Chiara per indole umile e pia accolse malvolentieri il ruolo di abbadessa perché amava servire e non comandare. Lo accettò per ubbidienza a Francesco che la volle a capo del suo ordine femminile.

Lavava lei stessa i sedili delle inferme, li detergeva proprio lei, con quel suo nobile animo, senza rifuggire dalle sozzure né schifare il fetore. Molto spesso lavava i piedi delle servigiali che tornavano da fuori e, lavatili, li baciava. Una volta lavava i piedi di una di queste servigiali: e, mentre stava per baciarli, quella, non sopportando un’umiliazione così grande, ritrasse il piede e nel gesto colpì col piede in viso la sua badessa. Ma ella riprese con dolcezza il piede della servigiale e vi impresse, sotto la pianta, ben aderente un bacio.

Virtù peculiari di Chiara furono l’umiltà, lo spirito di pietà e di penitenza (si infliggeva nel nascondimento dolorose pene corporali) e soprattutto la povertà radicale e una fiducia sconfinata nella Provvidenza divina.

Prima di tutto, all’inizio della sua nuova vita, fece vendere l’eredità paterna che aveva ricevuto e, senza trattenere per sé neppure la più piccola parte del ricavato, tutto distribuì ai poveri.

Per questi motivi ottenne dal papa Innocenzo III, il cosiddetto Privilegium Paupertatis. In base ad esso, Chiara e le sue compagne di san Damiano non potevano possedere nessun bene materiale. Inoltre è stata la prima donna nella storia della Chiesa che abbia composto una Regola scritta e approvata dal Papa.

La sua fede nella presenza reale dell’Eucaristia era talmente grande che, per due volte, si verificò un fatto prodigioso. Solo con l’ostensione del Santissimo Sacramento, allontanò i soldati mercenari saraceni, che erano sul punto di aggredire il convento di san Damiano e di devastare la città di Assisi.

Il miracolo della moltiplicazione del pane

Furono moltissimi i prodigi che Chiara attraverso la sua fedeltà a Cristo compì. Ad esempio un giorno si ritrovò con un solo pane in monastero da dover condividere con i frati e con le sue compagne, così chiamata la dispensiera, le chiese di spezzarlo in due. Poi le ordinò di tagliare dalla loro porzione cinquanta fette per sfamare tutte le sorelle della comunità. Una richiesta impossibile per una quantità così minima, eppure…

“(…) per grazia divina quella scarsa materia cresce tra le mani di colei che la spezza, così che risulta una porzione abbondante per ciascun membro della comunità”.

Papa Alessandro IV la canonizzò solo due anni dopo la morte, nel 1255, tessendole un elogio nella Bolla di canonizzazione in cui si legge:

“Quanto è vivida la potenza di questa luce e quanto forte è il chiarore di questa fonte luminosa. Invero, questa luce si teneva chiusa nel nascondimento della vita claustrale e fuori irradiava bagliori luminosi; si raccoglieva in un angusto monastero, e fuori si spandeva quanto è vasto il mondo. Si custodiva dentro e si diffondeva fuori. Chiara infatti si nascondeva; ma la sua vita era rivelata a tutti. Chiara taceva, ma la sua fama gridava.”

Chiara morì da santa, attraversò gli anni dell’infermità e i giorni dell’agonia conservando la letizia e spendendo parole di lode e gratitudine a Dio nonostante i terribili dolori. Fu tanto devota e riconoscente dei doni del Signore che quando frate Rinaldo andò a farle visita e cercò di rincuorarla disse:

 

«Da quando ho conosciuto la grazia del Signore mio Gesù Cristo per mezzo di quel suo servo Francesco, nessuna pena mi è stata molesta, nessuna penitenza gravosa, nessuna infermità mi è stata dura, fratello carissimo!».

Chiara fondò la sua vita sul Vangelo, visse in povertà assoluta alla sequela di Cristo, si dedicò alla preghiera e al lavoro e fu madre premurosa e amorevole per le sue compagne.
La sua fama varcò le mura di S. Damiano arrivando lontano e numerose giovani si consacrarono al Signore per vivere secondo il suo esempio. Ne danno testimonianza le quattro lettere inviate da Chiara alla figlia del re di Boemia.
Quando morì Francesco, divenne, insieme ai frati della prima ora, l’erede e depositaria del carisma del suo maestro. Dei quaranta anni di vita a S. Damiano, ne trascorse più di venticinque colpita da una grave infermità che non la allontanò mai dal servizio di Dio e delle sorelle. I suoi tormenti e le sue sofferenze le offrì a Cristo a cui andò incontro piena di letizia l’11 di agosto del 1253.

Papa Benedetto XVI durante un’udienza generale nel 2010 in cui parlò di santa Chiara disse:

“(…) Sono i santi coloro che cambiano il mondo in meglio, lo trasformano in modo duraturo, immettendo le energie che solo l’amore ispirato dal Vangelo può suscitare. I santi sono i grandi benefattori dell’umanità!”

 

I parroci interessati a distribuire il libro nelle loro parrocchie possono contattare il Centro Missionario Francescano: laperlapreziosa@libero.it

 

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