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Questo vizio molto comune ma dannoso è diventato un’epidemia. Per fortuna ci sono molti modi per combatterlo

APPLAUSE,PRAISE
Shutterstock
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Tutto, dall'inciviltà nei social media alla doppia vita, ha radici marce immerse in questo peccato

C’è un peccato, un vizio, che al giorno d’oggi è diventato una vera epidemia.

È il vizio che provoca l’inciviltà politica.

È il vizio che porta a molte depressioni e a molti casi di autolesionismo.

È il vizio che (tra gli altri) fa sì che i cattolici – fino ai cardinali – conducano una doppia vita.

È il vizio che ha coperto gli abusi sessuali ai massimi livelli a Hollywood e in politica.

Questo vizio è la vanità – chiamata anche vanagloria o notorietà –, e ne soffriamo quando iniziamo a dare troppa considerazione a quello che gli altri pensano di noi.

Inizia in modo piuttosto innocente quando si apprezza la lode per un lavoro ben fatto

È positivo essere lodati per qualcosa che si è svolto bene. È giusto provare un sano orgoglio per qualcosa che si è fatto, anche a livello spirituale.

Il problema è quando l’obiettivo raggiunto diventa meno importante della lode. Lentamente, in modo sottile, iniziamo ad anelare all’ammirazione più che al successo.

Siamo colpevoli di vanità quando cerchiamo la lode di per sé, dice San Tommaso d’Aquino.

Accade a scuola, al lavoro – e in chiesa, quando iniziamo a comportarci in modo santo non per Dio, ma per essere visti dagli altri. L’ho notato quando ho letto di un santo che si inginocchiava in preghiera nelle cappelle delle parrocchie ma si sedeva rapidamente quando entrava qualcun altro per non sembrare santo. Io invece mi inginocchio se arriva qualcuno…

“Un uomo vanaglorioso è un credente idolatra”, ha scritto San Giovanni Climaco. “Apparentemente onora Dio, ma in realtà vuole compiacere non Dio ma gli uomini”.

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