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Monastero senza mura

L'Osservatore Romano - pubblicato il 18/07/18

Nel 1977 John Main fu invitato dall’arcivescovo di Montreal a fondare una nuova comunità benedettina di monaci e laici il cui fine fosse proprio quello di praticare e diffondere la meditazione cristiana. Attraverso pubblicazioni, registrazioni, ritiri spirituali, i suoi insegnamenti ebbero un’ampia divulgazione, continuando a diffondersi anche dopo la sua morte avvenuta a Montreal il 30 dicembre del 1982. Di particolare rilievo mistico le numerose lettere inviate alle comunità costituitesi nel mondo, ora raccolte in questa pubblicazione.
La crisi del monachesimo e più in generale del cristianesimo, afferma decisamente John Main, non dipende quindi esclusivamente dal materialismo, dalla perdita dei valori, ma dal fatto che «persone affamate» di profonda spiritualità vengano tenute lontane da ciò di cui hanno bisogno. «La Chiesa è apparsa incapace di donare alle persone i beni di cui costoro erano in ricerca». La parola meditazione nel suo senso originario e monastico significa «pratica semplice che conduce alla preghiera “pura” o senza immagini». Esperienza che, attraverso il silenzio, tende ad integrare «il corpo e la mente nel cuore». Conduce a una conoscenza di Dio per partecipazione interiore, attraverso la conoscenza della parte profonda di se stessi. L’insegnamento diffuso da John Main può riassumersi in poche indicazioni: «Mettiti seduto, immobile, la schiena dritta. Chiudi delicatamente le palpebre. Sii rilassato, ma vigile. Inizia a ripetere silenziosamente un’unica parola: noi suggeriamo il mantra “maranatha”. […] Non pensare o immaginare alcunché di spirituale o altro. […] Medita ogni mattino ed ogni sera per un tempo variabile tra i venti e i trenta minuti». Questo metodo semplice, ma efficace, ebbe subito grande risposta promuovendo subito la costituzione di nuove comunità di meditazione cristiana in vari paesi. In Italia la prima comunità nacque a Firenze nel 1996, e successivamente in molte altre città a copertura di quasi tutte le regioni. La Comunità mondiale di meditazione cristiana, attualmente sotto la guida di padre Laurence Freeman, monaco benedettino olivetano, è una famiglia spirituale diffusa in tutto il mondo che riunisce monaci e laici, un vero e proprio “monastero senza mura”. Il messaggio è forte. La vita spirituale si espande irradiandosi dall’interno. Le mura che sempre hanno costituito un esplicito segno di separazione vengono oltrepassate più la preghiera diviene pura radicandosi nel profondo. La via di salvezza non è la fuga mundi, ma l’interiore disponibilità ad accogliere la potenzialità creatrice che trasforma le comunità umane in realtà di comunione in cui veicoli amore fra persone, popoli, culture, religioni, secondo il più autentico annuncio evangelico.

Naturalmente i metodi possono essere tanti e altrettanto semplici da praticare, ma il fulcro deve essere sempre costituito dalla sosta silenziosa attraverso cui partecipare della dimensione interiore. «L’insegnamento monastico è che il silenzio è il mezzo della trascendenza, ed è naturale e possibile per tutti in ogni stato di vita». La preghiera contemplativa conduce all’ «incontro personale con il maestro vivente che dimora nei nostri cuori», produce incarnazione, ossia trasformazione della vita incarnata per mezzo dell’azione dello Spirito Santo che prende campo proprio nella passività della volontà. Secondo i padri «la vita monastica era la meraviglia di un incontro attuale con il Gesù risorto e del tutto vivente». La meditazione tesse la relazione intima con il Cristo che abita dentro di noi, con quella pienezza umano/divina incarnata da Gesù e divenuta forza dinamica all’interno della natura umana. Tappa raggiunta che attrae tutti a sé favorendo quel processo di crescita spirituale che purifica pacificando ogni forma di complessità, riconducendo verso la semplicità, verso l’innocenza originaria, ma nella piena consapevolezza, nella coscienza. «La visione cristiana ha sempre rispettato i processi della crescita naturale […] redenzione significa che ogni forma di crescita umana si incarna oramai in Cristo e ne condivide la realizzazione senza limiti che Egli ha raggiunto». Questo il grande mistero implicito all’annuncio evangelico perché «il cristianesimo trascende il mondo ed è, al contempo, pienamente incarnato in esso». Non è dunque tanto il rapporto sentimentale e devozionale che rende conformi alla divina umanità di Gesù, ma l’adesione sempre più intensa alla presenza interiore del Risorto. Lo Spirito Santo, avendo preso dimora nella natura umana, s’irradia dove più trova apertura. Questo passaggio investe l’essere e non può realizzarsi solo attraverso l’osservanza di regole e ritmi prestabiliti, ma attraverso l’esperienza interiore che richiama al qui ed ora, che chiede la consumazione della distanza che separa da quella luce irradiante sempre viva nel profondo. Il monachesimo custodisce un’immensa potenzialità per il nostro tempo, ma richiede un rinnovamento dal suo interno. Monos vuol dire unico, solo, semplice. Tensione verso l’unificazione della persona umana che opera la potenza della resurrezione in atto attraverso l’azione dello Spirito santo. Il monaco è quindi costitutivo della vita cristiana. Non riguarda tanto lo stato o il ruolo, ma richiede un atteggiamento interiore costantemente rivolto al mistero che travalica e trascende per “assorbire” in sé. Il nuovo monachesimo dinamizza questa tensione implicita alla vita cristiana stessa, può quindi essere vissuto da tutti al di là del loro stato.

QUI L’ORIGINALE

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Tags:
monachesimo
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