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Eris, la ragazza che non riusciva a odiare

RAGAZZA, BELLA, MARE
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Un racconto di Stefano Benni spalanca domande urgenti. L'aggressività e l'odio sono modelli vincenti? Educhiamo al rancore i nostri figli? La famiglia è ancora l'antidoto contro gli stereotipi crudeli?

C’è una preoccupante anarchia emotiva stampata a lettere cubitali sugli schermi dei nostri tablet e cellulari.
E la famiglia, che sarebbe l’antidoto naturale a questa deriva, è fatta fuori.

L’odio sottopelle di mamma e papà

Dottoressa: Che sentimenti provi nei confronti dei tuoi genitori?
Eris – Posso dire?
Dottoressa – Prego
Eris – Li odio con tutte le mie forze. Mi stanno rovinando la vita. Spero che la professoressa di geografia accoltelli papà e che mamma venga scippata da un nano rumeno
La dottoressa sorride e spalanca le braccia
-Lo vedete? Vostra figlia è del tutto normale … diventerà una stimata carogna e avrà grandi successi

Si può leggere con ironia questo passaggio finale del racconto di Benni, quasi fosse un tragicomico mondo alla rovescia. Eris dichiara di odiare solo chi la incita all’odio, cioè proprio la mamma e il papà. Tante chiavi di lettura personali si aprono a questo punto … ciascuno potrà spalancare la propria personale finestra su questo atto di accusa dello scrittore.

Perché la famiglia è diventata il luogo dove si consumano delitti di un’atrocità ferina? Quali pressioni negative noi genitori riversiamo sui figli? L’odio verso la mamma e il papà è sempre malsano?
Tra tutti questi percorsi mentali da sondare, a me se n’è imposto uno. La scena del racconto si apre nello studio di una psicologa: una famiglia senza grossi problemi, ma con una figlia semplicemente non allineata agli stereotipi dominanti, si catapulta da uno specialista. Si esce di casa, incapaci di gestire l’unicità di un figlio con le risorse personali, proprie di quel vincolo unico che si genera tra consanguinei.

Si corre in cerca di una diagnosi, urge il bisogno di un’etichetta e di una cura. Ecco il miraggio dello specialista, interpellato per sfuggire alla responsabilità del compito educativo.

Sì, quest’ abdicazione mi pervade di amarezza. Le mura domestiche non dovrebbero isolarci dal mondo, ma tutelare il cuore prezioso dei nostri figli sì. Siamo noi genitori gli ultimi e unici paladini del miracolo che ogni essere vivente è; siamo noi i nemici delle etichette e degli stereotipi. Coltiviamo piccole margherite uniche nel loro genere … combattiamo contro il vento di mortifero del mondo che urla a squarciagola la bugia che tutte le margherite sono uguali.

Tendenzialmente, quando si riesce a convincere la maggioranza che un prato è pieno di fiori indistinti, è perché si è pronti a strapparli a cuor leggero senza timore che arrivi una mano a fermare le forbici.

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