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Cosa posso fare per Dio?

HOPE
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Non mi scoraggio vedendo il poco che faccio, il poco che sono. Non si tratta di fare tutto bene...

Voglio imparare a esaltare Dio: “Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato, non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me”.

Dio mi ha liberato. Mi ha liberato dai miei nemici, dalle loro risate, dalla loro derisione.

Di cosa non vorrei che gli altri ridessero di me? Della mia immagine, la mia fama, la mia gloria… Cerco di essere applaudito, che non si rida delle mie debolezze e delle mie mancanze.

Gesù mi mostra il cammino che devo seguire: “Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà”.

Gesù si fa povero. Si spoglia del suo potere. Diventa uno tra i tanti, un uomo qualsiasi. E io non voglio essere un uomo qualunque. Non mi conformo a una vita in cui posso passare inosservato.

Voglio avere persone che mi seguono. Mi piace il riconoscimento sulle reti sociali. Mi piace piacere. Voglio cambiare il mondo ed essere ricordato per questo.

Guardo Dio nella mia vita. Voglio esaltare Lui e non essere esaltato. Confondo spesso i termini. Cerco il primo posto, di essere riconosciuto.

Ciò che conta non è quello che ricevo in cambio della mia dedizione. L’importante è quello che do.

Una preghiera di padre Kentenich dice così: “Gesù, che ha dato tutto per noi, non si accontenta di ricevere la metà della vostra vita. Vuole anima e cuore. Non gli basta la luce pallida di una dedizione mediocre”.

Non voglio che la mia dedizione sia mediocre. Voglio essere più generoso con quello che ho ricevuto gratis. Do tutto gratis. Tutto quello che ho dentro. Tutto ciò che sono.

Ma sempre con umiltà. Senza cercare il riconoscimento. Con la semplicità di chi fa le cose per amore. Senza aspettarsi applausi e ammirazione.

Voglio una santità domestica. Una santità che è opera di Dio in me. Io do tutto, offro tutto, confido sempre, e Dio fa il resto.

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