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La storicità di San Giovanni Battista e del battesimo di Gesù

ST JOHN THE BAPTIST

El Greco | Public Domain

Unione Cristiani Cattolici Razionali - pubblicato il 26/06/18

GESU’ COPIO’ GIOVANNI BATTISTA?

Esistono molte somiglianze tra il ministero di Gesù e quello del Battista, tali da indurre qualche studioso a sostenere che Gesù di Nazareth, di fatto, copiò l’insegnamento del suo ex-maestro e, per qualche ragione, ebbe soltanto più fortuna e popolarità.

Certamente non si può negare che all’inizio del suo ministero, Gesù proclama un messaggio escatologico che concerne la fine della storia così come Israele l’aveva conosciuta sino ad allora; invoca un cambiamento radicale di cuore e di vita, prospetta conseguenze temibili a chi non accoglie il messaggio, raduna attorno a sé dei discepoli con cui condivide la vita e li battezza con acqua, rivolge il suo ministero a Israele ma non ai pagani, è un ministero itinerante nel quale è incluso il celibato. Tutto ciò rispecchia la vita, la predicazione e la prassi di Giovanni Battista.

Tuttavia, immediatamente o qualche tempo dopo, Gesù introdusse notevoli ed inediti mutamenti nella sua predicazione e prassi. Il biblista Meier ne fa un elenco: «Invece di esortare il popolo ad accorrere nel deserto per incontrarlo, è Gesù che prende l’iniziativa, girando la Galilea e la Giudea e trascorrendo del tempo sia in villaggi come Cafarnao sia in Gerusalemme. Il suo messaggio si trasforma in un annuncio molto più gioioso di offerta e di esperienza della salvezza nel presente, anche se non tralascia affatto di ricordare il compimento futuro, insieme ad una possibile futura rovina. Dietro di sé lascia abbondanti guarigioni, esorcismi e notizie di altri miracoli. La sua consapevole apertura ai “peccatori” suscita sconcerto e le sue idee su aspetti della legge mosaica scritta, delle tradizioni orali e del tempio di Gerusalemme lo coinvolgono in controversie e conflitti con vari gruppi influenti all’interno del giudaismo palestinese». Perciò, «vi fu un determinato discostarsi da alcune delle idee e pratiche di Giovanni, un indubbio commiato spirituale, ma l’idea di una rottura ostile e totale evocata da parole come defezione o apostasia manca di solide basi» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 170).

Un’altra grande novità introdotta da Gesù è la buona notizia della signoria regale di Dio, già potentemente all’operanelle sue guarigioni e negli esorcismi che compie, così come nella sua accoglienza e nella sua amichevole condivisione della mensa estesa a peccatori e a esattori delle tasse. «Non v’è nessun indizio che Giovanni si prendesse la briga di ricercare questi ebrei marginali […], erano i giudei peccatori e pertanto marginali a recarsi dall’asceta e altrettanto marginale Giovanni, e non viceversa»mentre«Gesù cercava deliberatamente di raggiungere tutto Israele, sopratutto quei gruppi marginali come gli esattori delle tasse, prostitute e peccatori in generale» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 259). Inoltre, né Flavio Giuseppe, né le varie fonti sinottiche e neppure il quarto vangelo registrano qualche tradizione su un Giovanni taumaturgo che opera miracoli. Al contrario, una delle prime qualifiche con cui Flavio Giuseppe presenta Gesù è paradoxon ergon poietes (“operatore di fatti sorprendenti”): lo storico ebreo utilizza tale presentazione anche Eliseo, confermando il significato di miracoli operati da un profeta.

Lo stesso Gesù, rispondendo alla domanda di Giovanni Battista: “Sei tu colui che viene?”, «si focalizza su punti precisi per i quali il suo ministero diverge fortemente da quello di Giovanni e addirittura lo trascende» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 187). Ecco cosa afferma: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me» (Mt 11,2-6). Tale risposta (contenuta nella fonte precristiana Q) rivela una certa sicurezza da parte di Gesù, tanto che «osa insinuare che il suo nuovo modo di predicare ed agire interpella non soltanto Israele in generale, non soltanto i discepoli di Giovanni in particolare, ma addirittura lo stesso Giovanni. Se Gesù non è un apostata rispetto alla fede di Giovanni, non è neppure un semplice discepolo o successore di Giovanni, che porta fedelmente a termine il programma del maestro […]. La tradizione più primitiva di Q», prosegue il prof. Meier, «presenta un Gesù che vede se stesso come apportatore di una situazione escatologica qualitativamente differente da quella proclamata o realizzata dal Battista» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, pp. 194, 229).

Il cambiamento radicale introdotto da Gesù, si potrebbe infine osservare, è che i suoi miracoli, la sua proclamazione della buona notizia ai poveri, la sua amicizia verso persone religiosamente emarginate «attestano e in una certa misura attuano l’avvento definitivo di Dio in potenza per salvare il suo popolo Israele: in altre parole, il regno di Dio. E’ questo nuovo stato di cose che Gesù chiede a Giovanni di accettare nella beatitudine espressa in Mt 11,6» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 230). Il cuore del messaggio di Gesù è il Regno di Dio –totalmente assente in Giovanni Battista- che entra nella storia per giudicare e salvare e lo fa -sempre secondo l’inedito annuncio di Gesù- mediante il ministero stesso di Gesù. Si potrebbe dire che con Gesù di Nazareth compare una pretesa divina fino all’ora sconosciuta. «Vi fu un mutamento nel messaggio fondamentale. Partendo dall’ardente accentuazione del Battista sul pentimento di fronte alla rovina imminente, Gesù, pur non abbandonando completamente l’esortazione e l’escatologia di Giovanni, spostò l’accento sulla gioia della salvezza che i pentiti potevano sperimentare proprio nel momento in cui accoglievano la proclamazione che Gesù faceva del regno di Dio in qualche modo già presente, ma tuttavia futuro»(J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 260).

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IL BATTESIMO DI GESU’ E’ STORICAMENTE AVVENUTO?

Solitamente ogni ricostruzione della vita del Gesù storico inizia dal suo battesimo poiché gli studiosi non reputano facilmente dimostrabili i racconti dell’infanzia. L’unica fonte indipendente a tramandarci il racconto del battesimo di Gesù per mano di Giovanni Battista, tuttavia, è solo il vangelo di Marco (Matteo e Luca dipendono, in questo caso, da Marco), nel quale trova spazio anche una forte teofania (l’aprirsi dei cieli, la colomba che discende, la voce di Dio ecc.) che complica non poco il lavoro dello storico rigoroso. Il criterio della molteplice attestazione, quindi, non è apparentemente applicabile, poiché nemmeno Flavio Giuseppe menziona alcun contatto tra Giovanni e Gesù.

Tuttavia, esistono vari argomenti a favore della storicità di questo episodio. Ancora una volta è importante il criterio storico dell’imbarazzo: per quale motivo la comunità cristiana primitiva avrebbe dovuto inventarsi un racconto che poteva crearle soltanto enormi difficoltà? Infatti, Gesù appare in una situazione di inferiorità rispetto al Battista. J.P. Meier va al sodo: «l’idea che Gesù, considerato dai primi cristiani senza peccato e fonte del perdono dei peccati per l’umanità, potesse essere associato con dei peccatori sottoponendosi ad un battesimo di conversione per il perdono dei peccati è difficilmente una invenzione della chiesa, a meno che la chiesa si divertisse a moltiplicare le difficoltà per se stessa»(J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 126). L’”imbarazzo” più appariscente è quello dell’evangelista Giovanni, che elimina completamente il  racconto del battesimo di Gesù dal suo vangelo.

Ma il quarto vangelo può comunque essere utile per usufruire anche del criterio storico della molteplice attestazione. Citando ancora una volta il biblista americano Meier, egli è convinto infatti che «vi sono buoni motivi di ritenere che il quarto vangelo abbia intenzionalmente soppresso un avvenimento che esisteva nella tradizione del suo vangelo, un avvenimento che però poteva essere strumentalizzato da un gruppo rivale, dalla setta dei battisti della sua epoca» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 131). Tali motivi sono delle tracce rivelatrici nella Prima lettera di Giovanni, scritta da un cristiano del circolo giovanneo in una data poco più tardiva del quarto vangelo. L’autore polemizza con un gruppo di gnosticizzanti che si è separato dalla comunità giovannea e, ad un certo punto, dopo aver affermato l’identità del Gesù umano e terreno con il Figlio di Dio inviato dal Padre, scrive: «Questi è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e il sangue» (1 Gv 5,6). L’espressione è piuttosto criptica e probabilmente «non si riferisce al sangue e all’acqua fluiti dal costato di Gesù dopo la sua morte in croce. La sequenza delle parole è diversa (nel vangelo “sangue e acqua”, nella lettera “acqua e sangue”) […]. A mio parere, 1 Gv 5,6 sottolinea la dimensione pienamente umana di Gesù nel corso del suo ministero terreno, dando rilievo (in stile genuinamente semitico) ai due poli estremi del suo ministero, che sono anche gli esempi estremi della piena umanità di Gesù: il suo battesimo ad opera di Giovanni nella solidarietà con gli esseri umani peccatori, nonché il suo sangue nella morte cruenta sulla croce. […] Tutto questo presuppone ciò che il quarto vangelo ha soppresso e ciò cui la prima lettera allude solo con cautela: il fatto che Gesù fu battezzato» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, pp. 133,134).

Se la convincente congettura di J.P. Meier è corretta, vi sono quindi alcune basi per asserire la storicità del battesimo di Gesù anche grazie all’attestazione di più tradizioni neotestamentarie: la tradizione giovannea (ma, in realtà, anche la fonte Q, seppur l’argomento sia molto lungo e complesso) allude indipendentemente a ciò che è narrato direttamente dalla tradizione di Marco. Se tutto questo è sommato agli argomenti che soddisfano il criterio dell’imbarazzo e al fatto che non vi sono argomenti decisivi contrari alla storicità di tale evento, possiamo tranquillamente «assumere il battesimo di Gesù per mano di Giovanni come il solido punto di partenza per qualsiasi studio del ministero pubblico di Gesù» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, pp. 136).

La posizione di Meier è sostenuta perfino da Rudolf Bultmann (cfr. Jesus and the Word, Scribner 1980, pp. 110-111) e da parecchi postbultmanniani, come Ernst Kasemann«il battesimo di Gesù da parte di Giovanni appartiene agli accadimenti fondamentali della vita del Gesù storico» (E. Kasemann, On the Subject of Primitive Christian Apocalyptic, SCM 1969, pp. 108-137). Anche il bultmanniano professore di Nuovo Testamento all’Università di Heidelberg, Gunther Bornkamm, è arrivato a scrivere: «Il suo [di Gesù, nda] battesimo per mano di Giovanni è uno degli avvenimenti più sicuramente verificati della sua vita» (G. Bornkamm, Jesus of Nazareth, Harper&Row 1960, p. 54), seguito dal grande scettico Herbert Braun, dell’Università Johannes Gutenberg di Mainz: «Di sicuro Gesù fu battezzato da Giovanni Battista, questo è molto probabilmente storico» (H. Braun, Jesus of Nazareth. The man and His Time, Fortress 1979, p. 55).

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san giovanni battista
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