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La storicità di San Giovanni Battista e del battesimo di Gesù

ST JOHN THE BAPTIST

El Greco | Public Domain

Unione Cristiani Cattolici Razionali - pubblicato il 26/06/18

QUANDO INIZIA IL SUO MINISTERO?

Il riferimento che si può utilizzare per datare l’inizio del ministero del Battista è il Vangelo di Luca, che indica in modo preciso il quindicesimo anno di Tiberio (Lc 3,1-6), quindi un qualunque anno tra il 26 e il 29 d.C. Questo perché tutti i principali storici romani -Tacito, Svetonio e Dione Cassio- iniziano a contare gli anni del governo di Tiberio dal 14 d.C., anno della morte di Augusto. Quale calendario utilizzò Luca? Quello giuliano, quello lunare giudaico, quello siromacedone o quello egiziano? Tenendo conto che l’evangelista scrive per un uditorio colto greco-romano, impersonato “dall’illustre Teofilo” (Lc 1,3 e At 1,1), «sembra improbabile che abbia utilizzato un calendario giudaico o egiziano» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, volume 1, Queriniana 2006, p. 376).

Sia che abbia utilizzato il calendario giuliano o quello siromacedone, il quindicesimo anno di Tiberio cade al 28 d.C. Per questo gli studiosi che se ne sono occupati (in particolare U. Holzmeister in Chronologia vitae Christi, 1933; G. Ogg, Chronology of the New Testament, 1940; J. Blinzler, Der Prozess Jesu, 1960; mentre H.W. Hoehner in Chronological Aspects of the Life of Christ, 1977, approva il 29 d.C.) considerano questa data in modo convenzionale come l’inizio del ministero del Battista, anche se non vi è certezza definitiva (l’errore sarebbe, in ogni caso, piccolo poiché le altre possibilità sono il 27 o il 29 d.C.). Dunque il 28 d.C. inizia il ministero di Giovanni Battista.

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ERA CUGINO DI GESU’?

Per rispondere a tale questione occorre prendere in considerazione i racconti dell’infanzia di Gesù che, per problematiche impossibili da affrontare in questo contesto, non possono essere pienamente accettati come storicamente affidabili. L’evangelista Luca (Lc 1,36) accenna ad una parentela tra Maria, madre di Gesù, ed Elisabetta, madre di Giovanni Battista utilizzando un termine molto vago: synghenìs.

Il fatto che siano cugini, ha scritto J.P. Meier, «è una conclusione logica del racconto lucano che Luca stesso non trae mai» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, volume 1, Queriniana 2006, p. 211). Nessun altro evangelista accenna mai alla parentela e in alcun passo del Nuovo Testamento si sostiene che l’uno fosse cugino dell’altro.

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GIOVANNI BATTISTA AVEVA LEGAMI CON GLI ESSENI DI QUMRAN?

Come giustamente ha osservato James H. Charlesworth, professore di New Testament Language al Princeton Theological Seminary -assieme a diversi altri studiosi- è plausibile sostenere che Giovanni Battista abbia avuto contatti con la comunità essena di Qumran basandosi sulla comunanza della vita ascetica, il rifiuto di stili di vita ordinari e della forma di sacerdozio e culto del tempio dell’epoca, operavano nel deserto di Giuda, presentivano come imminente l’arrivo definitivo di Dio nella storia, ravvisavano in Is 40,3 una profezia della loro opera come preparatrice di tale evento, predicevano la salvezza o la perdizione degli israeliti a seconda della risposta all’avvertimento da loro proclamato e praticavano riti di purificazione interiore.

Tuttavia, scrive Charlesworth, «ci sono anche importanti differenze che collidono con l’assunzione che il Battista fosse un membro attivo della comunità di Qumran. Giovanni esortava Israele a pentirsi e aveva un progetto missionario mentre la comunità di Qumran era più interiormente concentrata alla predestinazione di essere i “Figli della Luce”. Essi svilupparono termini unici per descrivere la loro fede che gli autori del Nuovo Testamento mai attribuiscono a Giovanni. I “bagni rituali” che praticavano erano differenti dal battesimo nel fiume di Giovanni. Per tali ragioni molti studiosi concludono che Giovani Battista potrebbe aver vissuto a Qumran ma che lasciò la comunità per una varietà di possibili motivazioni, tra le quali guidare i suoi propri discepoli e “preparare la strada al Messia”». Anche il biblista J.P. Meier concorda, sottolineando che «Giovanni non pratica le frequenti lustrazioni dei membri di Qumran, ma un battesimo irripetibile che amministra personalmente. La sua stessa persona è intimamente identificata con quest’unico genere di lavacro rituale al punto che solo lui, tra i molti giudei del suo tempo che praticavano riti di purificazione, viene denominato “il Battista”». Ancor più eloquente è il fatto che «mentre Qumran è celebre per la sua interpretazione ed osservanza oltremodo rigorosa della legge mosaica, sino al punto di considerare lassisti perfino i farisei, i detti e le azioni di Giovanni conservati nei vangeli e in Flavio Giuseppe non lasciano trasparire la benché minima preoccupazione per minuziose questioni legali» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, pp. 45,46).

C’è chi teorizza una rottura traumatica tra Giovanni Battista e i membri di Qumran, ma non vi sono fonti affidabili per farlo e si rischia di cadere nel romanzesco. Oltretutto, Flavio Giuseppe narra anche di Banno, un altro eremita che viveva nel deserto in modo simile a Giovanni Battista e la comunità di Qumran e «Flavio Giuseppe non sembra sospettare nessun rapporto tra Banno, il Battista e gli esseni (e parla di tutti e tre)» (J. Thomas, Le Mouvement baptiste a Palestine et Syrie , Gembloux 1935, pp. 435, 436). Esiste quindi un movimento giudaico di ebrei marginali, penitenti e battezzatori nella regione del Giordano nel I secolo a.C.- I secolo d.C. per cui, «anche se non è impossibile che Giovanni fosse “educato” a Qumran, questa ipotesi ha forse una veduta troppo ristretta di un fenomeno religioso molto più ampio, di cui Giovanni, Banno e Qumran erano singoli esempi» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol.2, Queriniana 2003, p. 48).

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GESU’ FU UN DISCEPOLO DEL BATTISTA, NE VENNE INFLUENZATO?

Gli studiosi sono divisi sul fatto se Gesù, dopo il battesimo, sia rimasto nel circolo dei discepoli del Battista e se diventò un suo discepolo nel senso più stretto, cioè osservando la sua spiritualità ascetica, il celibato ed il digiuno. Ad esempio, Jurgen Becker e P. W. Hollenbach sostengono vigorosamente la tesi che Gesù fu uno stretto discepolo del Battista, Joachim Gnilka respinge la questione, mentre Joseph Ernst e J.P. Meier pongono delle riserve piuttosto equilibrate. Quest’ultimo, in particolare, osserva l’ironia che «l’unica prova, comunque indiretta» di tutto ciò, «proviene dal fin troppo diffamato quarto vangelo», quello di Giovanni, «che solitamente viene accantonato come inaffidabile per la ricostruzione del Gesù storico. In quest’unico caso, parecchi studiosi sono spinti a dire, almeno “sotto voce”, che il quarto vangelo ha ragione» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 158).

A sostegno del discepolato di Gesù nei confronti del Battista si chiama solitamente in causa il criterio storico dell’imbarazzo. Occorre infatti ricordare -come già è stato fatto- che i primi cristiani, tra cui l’evangelista Giovanni, ebbero come “avversari” i settari battisti, cioè coloro che per tutto il I secolo d.C. continuarono a venerare il Battista, anziché Gesù, come fosse il messia. Si nota, infatti, un tentativo da parte dell’evangelista Giovanni di “sgonfiare” l’importanza del Battista, subordinandolo a Gesù: l’atto più eclatante (lo vedremo più sotto) è non parlare del battesimo che Gesù si fece amministrare da Giovanni. Tuttavia, l’evangelista fa apparire Gesù proprio laddove il Battista sta predicando e, dunque, indirettamente lo indica come suo discepolo. Assieme a Gesù sono presenti Andrea, Filippo (e probabilmente anche Pietro e Natanaele). Tiriamo le somme: nel vangelo di Giovanni, “nemico” dei seguaci del Battista, Gesù stesso ed alcuni dei più importanti suoi discepoli diedero adesione al Battista e, poi, a Gesù. Anche presentare un Gesù che comincia a battezzare lui stesso, secondo una modalità molto simile a quella del Battista, apre al rischio di una strumentalizzazione da parte della setta dei Battisti (Gesù come imitatore o controfigura del Battista). Per questo, «il motivo principale per cui il ritratto di Gesù battezzatore viene incluso nel quarto vangelo può essere il fatto che era così profondamente radicato nella tradizione giovannea e così ampiamente noto agli adepti come agli avversari, che non era possibile eliminarlo» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 167).

E’ più storicamente plausibile sostenere che Gesù rimase con Giovanni per qualche tempo come discepolo, per poi allontanarsi assieme ad altri discepoli ed avviare un magistero proprio mantenendo il rito del battesimo, piuttosto che tutto ciò sia stato inventato dal quarto evangelista, in modo controproducente, o dalla tradizione a lui anteriore.

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san giovanni battista
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