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La storicità di San Giovanni Battista e del battesimo di Gesù

ST JOHN THE BAPTIST

El Greco | Public Domain

Unione Cristiani Cattolici Razionali - pubblicato il 26/06/18

Un lungo dossier preparato dall'Unione Cristiani Cattolici Razionali

Giovanni Battista è realmente esistito? Era un esseno? Gesù era suo cugino? Un suo seguace? E’ vero che gli ha “preparato la strada”, come la Chiesa usa dire? E’ storicamente avvenuto il battesimo di Gesù? A queste e altre domande risponderemo in questo dossier, avvalendoci dei contributi di importanti studiosi, tra cui John Paul Meier, docente di Nuovo Testamento presso l’Università di Notre Dame, nella cui monumentale opera Un ebreo marginale, ha dedicato 438 pagine ad analizzare minuziosamente la letteratura scientifica finora pubblicata sulla storicità di tutto ciò che riguarda la figura di Giovanni Battista.

«Cari fratelli e sorelle, perché ci siamo soffermati a lungo su questa scena? Perché è decisiva! Non è un aneddoto. E’ un fatto storico decisivo!». Così durante l’Angelus del 15/01/2017, Papa Francesco ha parlato dell’incontro tra il Battista e Gesù. Effettivamente, San Giovanni Battista è un personaggio molto importante nel cristianesimo, venerato da tutte le Chiese e una delle personalità più importanti dei Vangeli: l’unico che esercitò un grande e singolare influsso sul ministero di Gesù Cristo, tanto da farsi battezzare da lui presso il fiume Giordano e proseguire, Gesù stesso, tale prassi battesimale. Gesù potrebbe anche essere restato per un certo tempo tra i discepoli intimi del Battista, fino a quando decise di intraprendere un ministero proprio.

Per queste ragioni abbiamo pubblicato tale dossier, concordando con il fatto che «non comprendere il Battista significa non comprendere Gesù, una massima confermata negli studi di recenti studiosi» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 17).

ESISTENZA STORICA DI GIOVANNI BATTISTA

Entriamo subito nel cuore del nostro approfondimento: il Battista fu un personaggio storicamente esistito? Oltre ad essere citato in tutti e quattro i vangeli e dagli Atti degli Apostoli -soddisfacendo così il criterio storico della molteplice attestazione-, di Giovanni Battista ne parla anche Flavio Giuseppe nel suo Antichità giudaiche ed il resoconto che lo riguarda è presente in tutti i manoscritti principali dell’opera dello storico ebreo. Il ritratto del Battista da parte di Flavio Giuseppe è privo di ogni proclamazione escatologica e messianica e risulta essere totalmente indipendente dai quattro vangeli.

«In questi giorni», scrive Flavio Giuseppe in uno dei suoi riferimenti al Battista, «un uomo vagava tra i giudei vestito con abiti insoliti, poiché portava avvolte in pelli tutte le parti del corpo non ricoperte dai suoi capelli. Inoltre, a giudicare dal suo aspetto, egli sembrava proprio un selvaggio. Quest’uomo si recò dai giudei e li invitò alla libertà, dicendo: “Dio mi ha inviato per insegnarvi la via della legge, mediante la quale vi potrete liberare dal grande sforzo di provvedere a voi stessi. Nessun mortale regnerà su di voi, soltanto l’Altissimo che mi ha inviato”. All’udire questo, la gente si rallegrò; e tutta la Giudea, la regione che attornia Gerusalemme, lo seguì. Egli non fece altro che immergerli nella corrente in piena del Giordano per poi lasciarli andare, facendo loro notare che dovevano smettere di compiere opere inique e promettendo che avrebbero ricevuto un re, che li avrebbe liberati e avrebbero conquistato tutti i popoli, che non erano ancora loro sudditi, mentre nessuno di coloro dei quali stiamo parlando sarebbe stato vinto. Alcuni lo ingiuriarono, ma altri, persuasi, gli credettero. In seguito fu condotto da Archelao, presso il quale si erano riuniti uomini esperti nella legge, costoro gli chiesero chi era e dove era stato per tutto questo tempo. A questa domanda, egli rispose così: “Io sono puro, perché lo spirito di Dio è penetrato in me, e nutro con il mio corpo con canne, radici e trucioli”. Allora, colto da collera, insorse Simone, uno scriba di discendenza essena, che esclamò: “Noi leggiamo ogni giorno i libri divini. Ma tu, che sei appena uscito dai boschi come una bestia selvatica, come osi insegnare a noi e sedurre il popolo con i tuoi sermoni scandalosi?”. E si slanciò in avanti con l’intenzione di fargli del male. Ma, egli, rimproverandoli, disse: “Io non vi rivelerò il segreto che si cela dentro i vostri cuori, perché voi non lo avete voluto. Perciò una sventura inenarrabile si abbatterà su di voi e sui vostri disegni”. E dopo aver parlato così, si trasferì nell’altra parte del Giordano e, poiché nessuno osava rimproverarlo, faceva esattamente ciò che aveva fatto prima» (Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, 18,5,2 & 116-119)

Come ha notato J.P. Meier, tra gli studiosi non ci sono molti dubbi sull’autenticità del brano«il racconto che Flavio Giuseppe offre del Battista è letteralmente e teologicamente senza legami con il racconto su Gesù, che ricorre precedentemente nel libro 18, e non contiene, pertanto, nessun riferimento al Battista. Il brano riguardante il Battista, che è due volte più lungo del brano su Gesù, è anche più encomiastico. Esso diverge dai quattro vangeli (senza però contraddirli formalmente), sia nella presentazione del ministero di Giovanni come in quella della sua morte. Di conseguenza, è arduo immaginare che un copista cristiano abbia potuto interpolare due passi su Gesù e il Battista nel libro 18 delle “Antichità”, presentando la comparsa di quest’ultimo sulla scena dopo la morte di Gesù, senza nessun legame con lui e consacrandogli una trattazione più estesa e più encomiastica rispetto a Gesù. Non desta sorpresa, perciò, che siano pochi i critici contemporanei a mettere in dubbio l’autenticità del passo sul Battista» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, vol. 2, Queriniana 2003, p. 34).

Se la storicità del Battista è ampiamente sostenuta dal criterio della molteplice attestazione (essendo presente nelle testimonianze, indipendenti le une dalle altre, di Flavio Giuseppe, di Marco, della fonte comune di Matteo e Luca -chiamata Q- e di Giovanni), è doveroso citare anche il criterio storico dell’imbarazzo, poiché Giovanni Battista è per molte ragioni un elemento imbarazzante per gli evangelisti. Quello del Battista, infatti, è un ministero autonomo ed indipendente da Gesù, che aveva riscosso rispetto e popolarità tanto che si creò un gruppo religioso indipendente dal cristianesimo, i settari battisti, che, addirittura, entrò in polemica con i primi cristiani. Oltretutto, lo stesso Gesù decise di sottomettersi al Battista tramite il battesimo per il perdono dei peccati. Dunque, per i primi cristiani la figura del Battista costituiva una pietra d’inciampo: «E’ illogico che gli evangelisti (e le loro fonti prima di loro) si siano presi l’onere e la briga di creare un problema colossale per le loro teologie, inventando di sana pianta il personaggio di Giovanni il Battista. In breve, tanto i vangeli quanto Flavio Giuseppe possono essere assunti come testimoni della storicità dell’esistenza e del ministero del Battista» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 17-19).

Mettendo quindi assieme le informazioni offerte dalle varie fonti indipendenti (quattro vangeli, le loro fonti pre-cristiane e Flavio Giuseppe), possiamo dare per storicamente certo che: attorno al 28 d.C. in Palestina comparve un asceta ebreo di nome Giovanni, soprannominato il Battista a motivo dell’insolito rito di battezzare altri giudei -basandosi sulla sua autorità- come segno della loro conversione dalle iniquità del passato e della decisione di vivere una vita nuova, moralmente pura. Attirò grandi folle ma anche l’attenzione di Erode Antipa, tetrarca della Galilea, che decise di arrestarlo e giustiziarlo. L’esecuzione ebbe luogo nell’anno 30 d.C., oppure nel 33 d.C. (almeno secondo i vangeli, dove Giovanni muore prima di Gesù). “Alcuni giudei” (per Flavio Giuseppe) e “i discepoli del Battista” (secondo i Vangeli) continuarono a riunirsi nel nome di Giovanni anche dopo la sua morte, e gli Atti degli Apostoli citano una progressiva rivalità tra i discepoli cristiani e quelli del Battista.

Per quanto riguarda il racconto dell’infanzia del Battista, così come lo è quello di Gesù, la questione è molto complicata e, per diversi motivi, non c’è una robusta base storica. A parte un dettaglio, riportato dall’evangelista Luca: Giovanni era figlio di un sacerdote che prestava servizio nel tempio di Gerusalemme. Joseph Ernst, professore di Nuovo Testamento all’Università di Paderborn, ha convinto molti suoi colleghi (con lo studio Johannes der Täufer, pp. 269-272) dell’attendibilità storica sull’ambiente familiare del Battista in quanto il figlio unico di un sacerdote di Gerusalemme aveva l’obbligo solenne di subentrare al padre nella sua funzione e garantire, mediante matrimonio e figli, la continuità della stirpe sacerdotale. Appare dunque plausibile che Giovanni Battista, ad un certo punto, possa aver rifiutato tale vocazione e gli obblighi familiari e sacerdotali, inoltrandosi nel deserto sentendosi chiamato ad operare come profeta del giudizio. Un gesto radicale e carismatico in linea con l’azione ed il suo messaggio, almeno come vengono presentati nelle tradizioni di Marco e della fonte Q, la cui convergenza con la ipotetica rottura familiare non viene però mai sottolineata dagli evangelisti.

Analizzando invece il dato storico della prigionia e dell’uccisione del Battista, le fonti si differenziano (senza però contraddirsi, a parte sul luogo preciso della morte) sulla causa ma hanno in comune un nucleo storico. L’evangelista Marco individua la causa dell’arresto di Giovanni Battista nei suoi rimproveri verso il matrimonio irregolare di Erode Antipa -dopo il ripudio della sua prima moglie- con Erodiade, precedentemente sposata con uno dei fratelli dello stesso Antipa (Mc 6,17-29, ripresa da Mt 14,3-12), mentre nel resoconto di Flavio Giuseppe tale connessione è indiretta ed egli indica i timori politici di Antipa, preoccupato che l’influenza di Giovanni sulle masse giudaiche potesse portare ad un’insurrezione. Storicamente è possibile ammettere un’armonizzazione di cause. Ciò che rimane storicamente affidabile è che il profeta ascetico ed escatologico che ebbe un influsso importante su Gesù, andò incontro a morte violenta per mano del sovrano ebreo della Galilea, proprio nel luogo dove Gesù stava esercitando gran parte del suo ministero.

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