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Come affrontare la depressione e il suicidio con una prospettiva di fede?

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Marjan Apostolovic I Shutterstock

Catholic Link - pubblicato il 25/06/18

Ho deciso di scrivere questo post perché come cattolici a volte non sappiamo come affrontare certe situazioni, che possono essere molto complicate e richiedere qualcosa di più di un approccio a partire dall’aspetto spirituale, e il suicidio è una di queste. Vorrei condividere alcune risorse pratiche, dei segnali di allarme e delle condizioni che possono implicare un rischio più alto di depressione e suicidio, per poterli identificare quando qualcuno nella nostra famiglia o tra i nostri amici – o anche noi stessi – sta vivendo una situazione simile.

Il centro per il controllo delle malattie degli Stati Uniti (CDC, dalle iniziali in inglese) ha riferito questo mese che il tasso di suicidi tra uomini e donne con più di 10 anni è aumentato del 25% dal 1999. Uno dei dati più interessanti è che poco più della metà delle persone morte per suicidio non aveva una storia conosciuta di condizioni mentali particolari. Ciò significa che chinque può essere a rischio, e rafforza la necessità di riconoscere i segnali d’allarme.

In media, un suicidio influisce intimamente su altre 6 persone. Se si verifica in un istituto educativo o in un luogo di lavoro può influire su centinaia di persone. Il suicidio è quello che in Medicina si conosce come condizione “plurifattoriale”, ovvero non c’è un’unica causa conosciuta che può provocare o aumentare il rischio.

I fattori che contribuiscono più spesso al suicidio sono:

  • 1. Problemi di salute mentale (in particolare disturbi affettivi come depressione e ansia, ma anche schizofrenia e certi disturbi della personalità, specialmente quando ci sono limitazioni all’accesso al trattamento)
  • 2. Tentativi precedenti di suicidio o storia familiare di suicidio
  • 3. Problemi nei rapporti personali (perdita recente di un rapporto, famiglie disfunzionali, rifiuto, vivere da soli…)
  • 4. Situazioni stressanti nella vita (storie di traumi o abusi, mancanza di sostegno sociale, isolamento…)
  • 5. Crisi recenti invalidanti di qualsiasi tipo (perdita del lavoro o crisi economica)
  • 6. Problemi di salute fisica gravi e dolore cronico
  • 7. Consumo di sostanze psicoattive e alcool (soprattutto quando non si può o non si vuole accedere a soluzioni di cura)
  • 8. Problemi nel modo di affrontare le situazioni (impulsività, scarsa tolleranza della frustrazione, aspettative troppo elevate su se stessi o sugli altri, umore instabile, comportamento antisociale, senso di inferiorità…).

Con questo bisogna capire che non tutte le persone che attraversano crisi economiche o problemi nei rapporti personali hanno un rischio più alto di commettere suicidio, perché quello che per una persona può essere stressante per un’altra può non avere grande importanza. Bisogna tener presenti non solo i fattori associati, ma anche la persona che sta vivendo quella situazione, e il modo in cui risponde a condizioni avverse o difficili nella vita.

Alcuni dei fattori che proteggono di fronte al suicidio sono: avere una buona rete di sostegno, buoni rapporti con il nucleo familiare, capacità sociali, cercare aiuto per prendere decisioni importanti o di fronte alle difficoltà, essere ricettivi di fronte alle esperienze e ai consigli di altre persone, fattori culturali, partecipazione a sport, aderire a Chiesa, associazioni sportive o di altro tipo.

Nel caso di cui ho parlato all’inizio, ad esempio, non c’era alcun problema relazionale o economico evidente che potesse spiegare perché il mio amico si sentiva così, il che ha reso più difficile sospettare che potesse pensare al suicidio, anche ai suoi familiari.

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Tags:
cattolicesimodepressionefedesuicidio

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