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Impedire la circoncisione. Esplode il dibattito in Danimarca… e non solo

CIRCONCISIONE CERIMONIA EBRAICA

Mor Seban/Shutterstock

Paul De Maeyer - pubblicato il 07/06/18

Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO in sigla inglese) tende a sottolineare i vantaggi della circoncisione maschile nella prevenzione dell’AIDS, da uno studio danese — appunto — pubblicato sulla rivista The Surgeon emerge che gli uomini circoncisi sono fino a 26 volte più a rischio di sviluppare una stenosi uretrale rispetto ai maschi non circoncisi.

La Danimarca non è il primo Paese nordico a discutere l’eventuale messa al bando della circoncisione non medicalmente necessaria per chi non ha ancora raggiunto l’età del consenso.

Solo pochi mesi fa, a fine gennaio, la deputata islandese Silja Dögg Gunnarsdóttir aveva lanciato infatti una simile proposta nel parlamento monocamerale di Reykjavík (Althing), con pene fino a sei anni di carcere per chi provoca un danno al corpo o alla salute di un bambino, sia maschio che femmina, “rimuovendo tutti o parte degli organi sessuali”.

Con la sua mossa la deputata del Partito Progressista mirava ad allargare anche ai maschietti la legge islandese che dal 2005 vieta le mutilazioni genitali femminili (FGM in sigla inglese), anche se le differenze tra le due prassi sono considerevoli e sostanziali.

Mentre aveva ricevuto l’appoggio di più di 500 medici islandesi, l’iniziativa è stata invece respinta dai capi religiosi, fra cui l’allora presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), il cardinale Reinhard Marx.

In una dichiarazione resa nota il 6 febbraio scorso, l’arcivescovo di Monaco e Frisinga ha definito la proposta “un pericoloso attacco alla libertà religiosa”, che inoltre “stigmatizza” certe comunità religiose. “Questo è molto preoccupante”, ha detto Marx.

I rappresentanti delle comunità ebraiche di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia hanno pubblicato a loro volta una lettera aperta per esprimere ai membri del parlamento islandese la loro preoccupazione. “L’Islanda sarebbe l’unico Paese a mettere al bando uno dei riti più centrali, se non il rito più centrale della tradizione ebraica, in tempi moderni”, così avvertono.


CIRCUMCISION BABY

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Netto anche il commento del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. “Se Giuseppe e Maria fossero vissuti in Islanda, si sarebbero presi sei anni di detenzione per aver circonciso il figlio”, aveva dichiarato al SIR (Servizio Informazione Religiosa).

Per scongiurare il pericolo il Forum interreligioso d’Islanda ha organizzato il 17 aprile scorso una conferenza a Reykjavík, il cui portavoce, padre Jacob Rolland, è stato molto chiaro. “La legge a nostro parere mette in questione i diritti umani e la libertà religiosa”, ha spiegato in un’intervista al SIR.

“Se una famiglia ebrea che vive in Islanda e deve […] fare la circoncisione al proprio figlio entro l’ottavo giorno, rischia addirittura una pena di 6 anni di prigione, se la legge passa. È una pena pesantissima che obbliga di fatto le famiglie ebree ad uscire dal Paese”, così padre Rolland. “Significa che viviamo in Islanda la stessa situazione del 1933 quando Hitler ha preso il potere in Germania”, ha detto il religioso, che ha parlato di “un attacco agli ebrei, perché per loro la circoncisione è un obbligo.”

Le proteste e pressioni hanno funzionato. Infatti, a fine aprile il parlamento di Reykjavík ha deciso di accantonare la proposta di legge. Resta da vedere ora cosa decideranno i loro colleghi del Folketing di Copenaghen.

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Tags:
circoncisionelibertà religiosa
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