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Falso prete arrestato in Francia: ma come si fa a riconoscere “quelli veri”?

ROLE KSIĘŻY I SIÓSTR ZAKONNYCH

Rowan Atkinson w filmie „4 wesela i pogrzeb” jako Ojciec Gerald – choć aktor, który dla wszystkich jest przede wszystkim Jasiem Fasolą, mało kojarzy się z rolami duchownych, w komedii „4 wesela i pogrzeb” świetnie poradził sobie z postacią bardzo zestresowanego ojca duchowego odprawiającego nabożeństwa ślubne. Jak dla mnie wystarczyło na niego tylko spojrzeć, a oczy same się śmiały.

Agnès Pinard Legry - pubblicato il 31/05/18

Vera carta di identità del prete, il “celebret” è un documento rilasciato dall’autorità ecclesiastica. Attesta che il suo portatore è un prete e gli permette di celebrare la messa in un luogo dove non sia conosciuto. Spieghiamolo.

È un processo in qualche modo insolito, quello apertosi a Tolone qualche giorno fa. Edmond Romano è comparso davanti al Pubblico Ministero della città. Il suo crimine? Si è fatto passare per… un prete. È con tale qualifica che si è presentato alla chiesa di Saint Georges. Avendo egli dichiarato di essere stato aggredito a Marsiglia, la parrocchia si è fatta carico di offrirgli una camicia clergyman e 350 euro. Ma la sua storia ha suscitato curiosità e con qualche rapida ricerca sull’Internet un prete è incappato nell’articolo intitolato “Don Romano, mascalzone d’acqua santa: per due anni il falso prete ha sedotto gli allocchi e spennato le pecorelle”. Messo alle strette dalla Polizia, don Romano finisce per confessare.




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Per parecchi anni ha “celebrato” messe e sacramenti. In totale impunità? No. Esiste un documento ufficiale, il celebret, che prova l’identità e il “mestiere” del prete. Come il tesserino stampa dei giornalisti o il distintivo per i poliziotti, questo documento – rilasciato dall’autorità ecclesiastica – attesta che il suo portatore è un prete e che può celebrare la messa in un luogo in cui non è conosciuto. «Tutti i preti ce l’hanno – dice ad Aleteia un prete della diocesi di Créteil –. Ne fanno domanda al Cancelliere vescovile».




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La sua forma varia a seconda delle diocesi e dei Paesi, ci spiega,

ma in generale assomiglia a un grosso biglietto da visita, oppure a una tessera elettorale cartonata, e reca sempre il sigillo della diocesi o della comunità religiosa.

La firma di un vescovo non basta per constatare la validità di un celebret.

Di fatto, sottolinea il prete,

lo si richiede soprattutto nelle grandi adunate, in particolare le GMG, dove non è possibile conoscere tutti.

A titolo personale confida di non essersi mai trovato a chiederne l’esibizione.

Quando un prete viene da fuori a celebrare da me io verifico sull’Internet. In caso di dubbio chiamo direttamente in curia.

Più che un semplice documento, il celebret attesta la missione del prete. Come Cristo è stato inviato dal Padre, il prete è inviato presso una comunità ove egli esercita il suo ministero. Quello della Parola – perché Cristo vuole incessantemente nutrire la sua Chiesa lì dove sta, in mezzo al mondo –; quello dei Sacramenti – perché Cristo vuole incessantemente donare gratuitamente la propria vita –; e quello dell’unità – perché Cristo vuole incessantemente radunare il proprio gregge e guidarlo verso il Padre.

[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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