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Come Gesù ci mette in moto quando le aspettative vengono distrutte e ci sentiamo bloccati

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Per ripartire, occorre prendere atto che le cose sono cambiate. A volte è proprio questa la fatica più grande: le cose non rimangono mai uguali per sempre, c’è una novità in cui di volta in volta dobbiamo entrare. Ma insieme al cambiamento c’è anche una promessa: il testo del Vangelo dice infatti che anche dopo l’ascensione, anche quando i discepoli pensano di dover affrontare da soli le vicende del mondo, il Signore agiva con loro. È vero, il contesto è diverso, ma Gesù non li abbandona!

Questa comunione con Gesù si esprime attraverso dei segni concreti, che raccontano anche la durezza dell’esperienza: Gesù manda i discepoli nel mondo, ma senza nascondere le fatiche.
Eppure, se resteranno nella comunione con il Signore, saranno capaci di scacciare i demoni, ovvero le tentazioni, le minacce, le invidie, i tentativi di divisione, quei demoni che agiscono da fuori e da dentro; saranno capaci di parlare lingue nuove, ovvero di comunicare laddove sembra impossibile, di entrare in contesti sconosciuti, di abitare culture che sembrano distanti; prenderanno in mano i serpenti, potranno maneggiare la malizia e la maldicenza, non saranno toccati dal veleno che i nemici immetteranno nella loro vita e in quella della comunità; guariranno i malati, porteranno consolazione, cureranno le ferite di un mondo lacerato dagli odi e dall’egoismo.

Come la pioggia e la neve, così il Figlio è venuto dal cielo e ha fecondato l’umanità con la sua Parola. Ora ritorna da dove è venuto, perché questa è la dinamica di ogni vero dono che viene dal Padre. E Gesù è il dono per eccellenza, la misericordia che attraversa la nostra vita. Come ogni dono, così Gesù, non può essere trattenuto. Guardando Gesù che ritorna al Padre, siamo invitati a ripensare alla dinamica di tutta la nostra vita: accogliere quanto ci viene dal Padre e vivere la disponibilità a lasciarlo andare, perché nulla mai ci appartiene.

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