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Solo con la clausura riesco ad abbracciare così tante persone

Jeffrey Bruno
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La vita contemplativa è appagante e operativa, "è una maternità spirituale che mi permette di spostarmi da un capo all'altro della terra"

Ero una giovane come tante, felice. Studente, sportiva, amavo la vita. Frequentavo l’Azione Cattolica e le A.C.L.I. Terminati gli studi, trovai un lavoro. Anche se lavoravo regolarmente in un posto, che economicamente mi dava molta soddisfazione, mi rendevo conto, nel contempo, che non ero proprio appagata. Ricevevo apprezzamenti e inviti da giovani che si accorgevano della mia freschezza giovanile, del mio impegno sociale e sportivo. Ma io sentivo di “volere di più”.

A 19 anni, dopo un periodo di riflessione, di ascolto della Parola di Dio, dopo essermi immersa nelle albe e nei tramonti, nel silenzio delle cime nevate, dove potei rientrare più spesso in me stessa, mi è balenata una nostalgia dell’ “assoluto di Dio” che mi ha fatto trasalire. Non avevo mai pensato di abbracciare la vocazione religiosa, tanto meno quella claustrale. Amavo troppo la mia libertà! Ma durante una S. Messa, nel momento della consacrazione Gesù mi invitò a seguirlo. Tutto avvenne in 30 o 40 secondi. Non è facile descrivere a parole quella esperienza. Mi sentii avvolta improvvisamente dalla presenza di Dio, avvolta dal Suo amore e contemporaneamente sentii il vivo desiderio di essere tutta sua. In un baleno mi passò, come in veloce sequenza, la mia vita. Avevo finalmente raggiunto tutto ciò che da sempre avevo desiderato e conseguito con tanta fatica e sacrificio: un titolo di studio, un bel posto e soddisfazione nello sport. In confronto di quanto Lui mi stava dando in quel momento…ebbi l’impressione di avere tra le mani un po’ di paglia. Fu allora che dissi, sì, Gesù, mi consacrerò a Te!

Inizialmente pensavo di farmi missionaria per poter comunicare a quanti avrei incontrato ciò il Signore aveva operato in me, poi, pian piano, nella preghiera e con l’aiuto di una guida spirituale, compresi che solo nella vita contemplativa trovava appagamento la mia aspirazione, solo questa mi permetteva di avvicinare, spiritualmente, un maggior numero di fratelli. A 21 anni, contro il parere di tutta la mia famiglia, che mi avrebbe vista più volentieri sposa felice, dopo aver curiosato in un monastero di clausura per averne una idea precisa, ho messo qualcosa in una borsetta e, da buona atleta, velocemente, alle prime luci del mattino e all’insaputa di tutti i miei cari, ho raggiunto il monastero: la mia nuova casa! Vi assicuro che il cuore batteva forte.

A sera, guardando dalla finestra del monastero, intravidi, tra il verde, le insegne e le luci della città. Ricordavo quanto avevo lasciato e lo mettevo accanto a quello che avevo guadagnato… Chiusa la finestra sono scomparsa nell’umiltà, nella scoperta dello spirito proprio dell’Ordine monastico abbracciato, nell’accettazione dell’obbedienza in nome di Dio, di quel Dio e Padre che tenevo stretto nel mio cuore.

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