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Suor Annie: grazie a San Giovanni Paolo II la mia corsa è arrivata fino a Cristo

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Antoine Mekary | ALETEIA
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Amante della corsa agonistica, non si è fermata finché ha preso i voti per poter abitare lì dove Gesù «dona tutto, esige tutto, si nasconde in tutto, splende in tutto»

Pubblichiamo la storia della vocazione di suor Annie Devlin, delle Missionarie di san Carlo, che ha pronunciato i voti definitivi a Roma il 9 aprile scorso.

Sono cresciuta a Long Island, New York, ultima di sei figli in una famiglia cattolica. Nei miei genitori ho sempre visto una fedeltà al vero, al giusto e al bene che nasceva dalla loro fede cristiana.
Quando sono arrivata all’università, però, la figura di Cristo era per me ancora abbastanza scontata. Lì, avevo cominciato a cercare in modo un po’ circospetto le sue tracce. L’incontro di mia sorella con alcuni francescani, che l’ha totalmente trasformata e alla fine portata a entrare in convento, ha scosso qualcosa in me. Mi ricordo la vertigine di una sera, quando all’improvviso ho realizzato: “O Cristo è tutto o non è niente”.
Mi sono poi trasferita in California, per lavorare e dedicarmi alla mia grande passione, la corsa agonistica. Con la domanda che la vocazione di mia sorella aveva seminato in me, ho cominciato ogni tanto a fermarmi in una chiesa dove fosse aperta l’adorazione eucaristica perpetua. Nel tempo, la mia domanda è cambiata. Se all’inizio mi chiedevo chi fosse Gesù per mia sorella, disposta ad offrire tutto per averlo, poi ho cominciato a chiedere: “Chi sei mai tu?”; e anche: “Chi sono io per te?”. E infine, in quella chiesa silenziosa, è nata in me una chiarezza: “Tu sei tutto e io sono tua”.

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Da questo incontro potente, sono cambiati tutti i miei criteri. Ho accettato l’invito di un gruppo di giovani che dedicavano un anno della vita all’evangelizzazione e ho cominciato a gustare un’amicizia in Cristo. Ho iniziato un lavoro in parrocchia che mi permetteva di condividere la scoperta di Cristo con tanti giovani. Leggevo tutto quello che potevo trovare: mi hanno segnato in particolare gli scritti di Giovanni Paolo II. Ho deciso allora di andare a fondo della sua visione dell’uomo e mi sono iscritta all’Istituto Giovanni Paolo II a Washington, D.C.
È lì che ho incontrato la Fraternità san Carlo e la vita del movimento di Cl. Sono rimasta colpita dalla radicalità del rapporto con Cristo che vivevano con libertà dentro la loro amicizia, dalla serietà con cui insieme guardavano tutto. Seguendo la loro vita, anche la mia ha cominciato a trovare un’unità profonda. Più andavo a fondo degli studi di teologia e dell’amicizia nel Movimento, più si chiarivano in me due desideri. Innanzitutto il silenzio: volevo che le mie parole potessero radicarsi sempre di più nella parola di un Altro.

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Poi, volevo rendermi disponibile a Dio come strumento per comunicare al mondo la bellezza di Cristo. Quando don Antonio López mi ha passato Il nostro volto, le pagine in cui le Missionarie di san Carlo si descrivono, per un attimo tutto intorno a me si è fermato: “Se questo luogo esiste veramente” ho pensato, “allora c’è un posto in questo mondo per me!”.
Terminati gli studi, nel 2011, sono entrata nella Casa di formazione. Ora servo l’istituto come segretaria generale. Qui mi è dato di vivere un’esistenza totalmente condivisa nella concretezza della comunione che raggiunge, conosce, ama e accompagna ogni angolo di me. Qui Cristo è veramente tutto: dona tutto, esige tutto, si nasconde in tutto, splende in tutto.

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