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Vivere è combinare gli estremi

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 19/04/18

Ciò che conta è vedere Dio in tutto ciò che accade ogni giorno

Mi stupisce sempre il miscuglio di tristezza e allegria, di stupore e speranza, di paura e coraggio. Gli opposti si verificano allo stesso tempo.

Un bambino chiede al padre: “Un uomo può essere coraggioso quando ha paura?”, e il padre risponde: “È l’unico momento in cui si può essere coraggiosi”.

Forse in quegli estremi si gioca la vita. Sono passioni opposte. Tensioni che si incontrano. Nello stesso momento gli opposti si accarezzano. Si sfiorano la paura più selvaggia e il coraggio più grande. La tristezza più profonda e l’allegria più sublime.

È per questo che non mi piacciono le vie di mezzo, né l’essere tiepidi. Preferisco i superlativi, gli estremi. Non mi piace una vita piena di diminutivi. Scelgo le esclamazioni piuttosto che i sussurri che addormentano. Preferisco una donazione totale che una paura assoluta di offrire la vita.

A volte il dolore non mi lascia vedere oltre. È come se Dio mi dicesse: “Quando tutto ciò che riesci a vedere è il tuo dolore, forse perdi di vista me” [1].

Intrappolato nella paura di soffrire, non riesco a guardare lontano. Amareggiato per il dolore che mi gela l’anima, affogo nel mio sangue. “Il dolore ha il potere di spezzarci le ali e impedirci di essere capaci di volare” [2].

Il dolore mi affonda. Mi acceca. Non mi permette di relazionarmi. Di legarmi agli altri. “Non è facile trovare una soluzione al tuo dolore. Credimi: se lo fosse, la troverei in questo momento. Ma non ho una bacchetta magica da passarti sopra perché tutto sia migliore. La vita implica un po’ di tempo, e molta relazione” [3].

Il mio dolore è una pietra che chiude il mio sepolcro vuoto e mi isola dal mondo. E vago senza speranza. Ma so anche che il dolore e la sofferenza mi fanno vedere che sono vivo: “La sofferenza e il dolore indicano che siamo vivi. Bisogna accettare la sofferenza e accoglierla in silenzio. So che è difficile rimanere in piedi di fronte alla sofferenza e assumerla” [4].

Chiedo a Gesù di sollevare quella pietra. Voglio passare da un estremo all’altro. Dalla tristezza che mi paralizza all’allegria che mi mette le ali. Dall’oscurità senza speranza alla luce piena di ottimismo. Dalla solitudine alla comunione.

Voglio che Gesù vivo sia colui che mi sostiene nel mio cammino. Voglio imparare a camminare con i miei dolori e le mie sofferenze accettandoli. Confidando nel fatto che Gesù appare nella mia vita per placare la mia sete.

Voglio riconoscerlo, e se non ci riesco voglio fidarmi di quelli che lo vedono: “È il Signore”, mi dicono. Io tante volte non lo vedo.

E per questo resto atterrito, in silenzio, muto, solo. E non esco fuori dalle mie paure. Non vinco ciò che mi lega.

Ho bisogno di uno sguardo più profondo che penetri la superficie delle cose. Voglio vedere Dio in quello che mi succede ogni giorno.

Sono tante le cose che trascuro… Mi soffermo solo su ciò che mi manca. Su quello che non ho. Sul mio dolore che mi acceca. Sulla mia sofferenza che mi pesa.

Voglio passare da un estremo all’altro. Dalla tristezza profonda all’allegria. È il cammino che desidero di più.

Ho bisogno di più fede per vedere Gesù nascosto nelle mie giornate. Nella quotidianità in cui viene a dirmi che mi ama.

E io mi perdo pensando solo a quello che devo fare. Ai miei progetti. Ai miei calcoli umani. Non distinguo Dio nascosto sotto la pelle umana. Nella carne che non brilla. Ed è troppo comune, come la mia.

Gesù mangia come me. È lo stesso. Ma è diverso. È tornato dalla dimora dei morti. Era morto e ora vive.

Tutti lo hanno visto morire. Pochi lo vedono ora vivo. Come oggi nel mio cammino. Molti mi parlano della sua morte. Della sua assenza. Della sua impotenza.

Non vedono i segni della resurrezione. Vedono solo i segni della disperazione, del terrore, dell’angoscia. Dov’è viva la speranza? Lo cerco tra le ombre, sollevando la pietra del mio dolore.

C’è uno spazio stretto tra gli estremi. Tra la tristezza e l’allegria. Tra la paura e il coraggio. Tra l’odio e l’amore.

Cammino sul filo che divide gli opposti. Mi inclino verso il bene, la luce, la speranza. Guardo Gesù e lo vedo. E tutto si riempie di una nuova luce.

[1] Young, Wm. Paul, La Cabaña: Donde la tragedia se encuentra con la eternidad
[2] Young, Wm. Paul, La Cabaña: Donde la tragedia se encuentra con la eternidad
[3] Young, Wm. Paul, La Cabaña: Donde la tragedia se encuentra con la eternidad
[4] Cardinale Robert Sarah, La forza del silenzio, 66

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
vita
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