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Autismo, la storia di Emma: “Era ingestibile, con ‘progetto Tartaruga’ dell’IdO cambiamenti straordinari”

AUTISM
Olesia Bilkei - Shutterstock
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“Emma è una bambina di 4 anni e mezzo, problematica fin dalla nascita. Era sofferente, aveva crisi di pianto continue, era inconsolabile. Non ricordo una giornata tranquilla trascorsa al parco con il passeggino perché lei lanciava le scarpe. Era davvero ingestibile”. Parte da qui la testimonianza della madre Laura Monaco, intervenuta alla trasmissione UnoMattina in occasione della XI giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo.

Come lei ci sono in Italia altre 500 mila famiglie con figli coinvolti nei disturbi dello spettro autistico e a loro oggi è dedicata una giornata per la sensibilizzazione e conoscenza di una sindrome che riguarda nel mondo un bambino ogni 100 (negli Usa 1 ogni 68).

“Emma è nata con un forte reflusso gastroesofageo e noi attribuivamo a questo problema tutte le sue sofferenze, ma non era così. A 30 mesi non parlava, non diceva mamma e papà, non pronunciava nessuna parola. Fu l’otorino che ci nominò per la prima volta i disturbi dello spettro autistico- ricorda la mamma- e ci consigliò di andare all’Istituto di Ortofonologia (IdO) per approfondire la mancanza della parola. Mia figlia fu visitata da Federico Bianchi di Castelbianco, il direttore dell’IdO, che la rimandò alla sua equipe. Arrivò così la diagnosi- continua Monaco- e fu sofferta perché nessun genitore vuol sentir parlare di questa sindrome“.

La bambina venne subito inserita nel piano terapeutico previsto dal Progetto Tartaruga e “nel corso del tempo, da quando ha iniziato la terapia, ha avuto un cambiamento straordinario, inspiegabile per noi genitori. Emma prima non dormiva mai e ha cominciato a dormire. Era molto selettiva nel cibo e invece grazie alla pet therapy – con gli asinelli l’anno scorso e da quest’anno anche con gli animali domestici – ha iniziato a mangiare cose diverse. Infine, da un punto di vista relazionale ha cominciato ad approcciare ai bambini anche se non sapeva giocare”.

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