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Il padre spirituale di Giovanni Paolo II

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Winston Vargas | CC BY-NC 2.0

ACI Digital - pubblicato il 27/03/18

La sua presenza è stata fondamentale nel processo di discernimento vocazionale di Karol Wojtyła

Essere santi non è difficile”. Questa frase ha ispirato Jan Tyranowski e l’ha ripetuta in seguito Karol Wojtyła – diventato anni dopo Papa Giovanni Paolo II – mentre discerneva la sua vocazione sacerdotale nella parrocchia salesiana di Cracovia -Debniki.

Il 21 gennaio 2017, Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione, attraverso la Congregazione delle Cause dei Santi, del decreto relativo alle virtù eroiche di questo laico Servo di Dio.

Dopo la conclusione della fase diocesana e della prima fase romana, manca solo un miracolo riconosciuto perché il sarto, amico e mentore di Giovanni Paolo II venga beatificato.

Jan Tyranowski era nato in Polonia il 9 febbraio 1901. Suo padre faceva il sarto, ma Jan divenne ragioniere. Amava passeggiare in montagna e si interessava di molte cose, dalla scienza e le lingue straniere al giardinaggio e alla psicologia.

Dopo una malattia provocata dallo stress, nel 1930 lasciò la contabilità, assunse l’attività del padre e iniziò a lavorare come sarto in casa. Fu in quel periodo che si unì all’apostolato dell’Azione Cattolica.

Tyranowski si coinvolse sempre più nelle attività e nei lavori parrocchiali, ma sentiva che gli mancava quacosa. Nel 1935, durante l’omelia di un sacerdote salesiano, sentì una forte chiamata che lo portò a iniziare una profonda vita spirituale.

Il suo strumento era la “teologia ascetica e mistica” di Adolphe Tanquerary, e poi le opere di Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce. Non è un caso che queste letture fossero anche tra le preferite di San Giovanni Paolo II.

Tyranowski non divenne sacerdote o monaco perché doveva prendersi cura della madre. Condusse quindi una vita laica “contemplativa”, fece voto di castità e si allontanò dalle attività della Chiesa perché convinto che Dio lo chiamasse a un impegno più profondo.

L’invasione nazista della Polonia cambiò la sua vita. Undici persone della parrocchia salesiana di San Stanislao Kostka di Cracovia morirono nei campi di concentramento, incluso il parroco, padre Jan Swierc, e la parrocchia venne lasciata alle cure di due sacerdoti anziani.

Nel 1940 venne chiesto a Tyranowski di diventare responsabile della pastorale per la gioventù maschile della parrocchia. Con un po’ di timore accettò. Parteciparono centinaia di giovani e sorsero 11 vocazioni, tra le quali quella del futuro Papa Giovanni Paolo II.

Il Pontefice polacco non dimenticò mai l’influenza di Tyranowski, e aveva un suo piccolo ritratto nella sua stanza nel Palazzo Apostolico. Il Papa attribuiva a lui il fiorire della sua vocazione al sacerdozio in un momento in cui voleva diventare attore.

Tyranowki non poté essere presente il giorno dell’ordinazione di Wojtyła, nel novembre 1946, perché la tubercolosi si era diffusa in tutto il suo corpo.

Morì il 15 marzo 1947, abbracciando un crocifisso.

L’indagine diocesana su Tyranowski è stata realizzata presso la curia diocesana di Cracovia tra il 1997 e il 2000. Il 16 novembre 2001, la Congregazione delle Cause dei Santi ha riconosciuto la validità canonica degli eventi dell’indagine diocesana sulle virtù eroiche.

Attualmente i resti mortali di Jan Tyranowski riposano nella chiesa salesiana di San Stanislao Kostka di Cracovia-Debniki, a pochi metri dalla cappella dedicata a Nostra Signora Ausiliatrice, in cui a volte pregava il futuro Giovanni Paolo II.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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