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7 abitudini che impoveriscono la nostra mente

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Leszek Glasner - Shutterstock

INCRÍVEL.CLUB - pubblicato il 23/03/18

I nostri costumi influenzano il nostro stato fisico ed emotivo

I nostri costumi influenzano il nostro stato fisico ed emotivo, oltre a programmare il modo in cui il nostro comportamento definirà chi siamo. Se è così, è importante porre fine ad alcune abitudini, tra cui:

1. L’autocompassione esagerata

Le radici della povertà iniziano a crescere quando l’autocompassione esagerata porta a lamentele su quanto sia miserabile la nostra vita. Si inizia a pensare che non si dispone dello stipendio desiderato, che l’educazione ricevuta non è quella di cui si aveva bisogno, che la propria casa non è come quella delle riviste, che il clima di oggi non è buono, il negoziante non ci ha ascoltati come avrebbe dovuto e tutto, assolutamente tutto, può essere un motivo per provare compassione per se stessi e dare la colpa al fato.

Le persone che hanno l’abitudine dell’autocompassione esagerata perdono il rispetto nei confronti di chi le circonda. È chiaro che nessuno sopporta molto a lungo una persona del genere, che ha sempre cattive notizie. Ad esempio, nessuno di aspetta nulla da un ipocondriaco cronico, ed è ben poco comune che sia invitato o considerato per qualche occasione. Per una persona del genere è molto difficile mantenere rapporti personali, che sono invece importanti per la carriera professionale (il networking) e per ottenere un lavoro nuovo e interessante. L’autocompassione esagerata è il modo migliore per ottenere uno stipendio mediocre e avere una vita senza grandi gioie.

2. Economizzare in tutto

Se cercate sempre le offerte, se pensate che lo stipendio dei vostri colleghi sia sempre più alto del vostro anche se lavorano meno, se non prestate mai niente a nessuno o non lasciate la mancia ai camerieri, significa che il costume della povertà ha già fatto il nido intorno a voi.

Gli esperti dicono che economizzare su tutto in modo compulsivo è ben lungi dall’essere un segno di attenzione. Al contrario, è un sintomo che riflette l’incapacità di compensare guadagni e perdite.

3. Misurare tutti in termini monetari

Pensare che l’unico modo di essere felici sia uno stipendio pieno di zeri è un segno di povertà di spirito. Sbaglia chi crede che la felicità consista in abiti cari, una casa propria o una macchina nuova. I sociologi affermano che se la risposta alla domanda “Di cosa hai bisogno per essere felice?” inizia con una lista di beni materiali c’è povertà di spirito.

Le persone con un punto di vista più equilibrato menzionano sempre l’amore e l’amicizia come prima cosa. L’aspetto interessante è che quest’ultimo tipo di persone non parla quasi mai di conti bancari perché pensa che la ricchezza si misuri in base alla capacità di generare valore. Una persona realmente di successo non dipende dal contenuto del suo portafogli.

4. Entrare nel panico quando finisce il denaro

Se si diventa ansiosi quando si pensa di poter essere il prossimo nella lista dei licenziati dall’impresa, può essere sintomo di una mente programmata per la povertà. La verità è che il denaro è una risorsa che va e viene.

5. Spendere più di quanto si guadagna

Se fate due lavori e anche così non riuscite a pagare i conti, forse è arrivato il momento di cambiare qualcosa nella vita. Se una persona non riesce a capire la sua situazione finanziaria, forse non potrà mai conoscere la stabilità economica.

6. Fare cose che non piacciono

Se non lo faccio io chi lo farà? Gli psicologi affermano che le persone il cui impiego non le soddisfa sono potenzialmente programmate per la povertà e per quella che si può chiamare “sfortuna”. Il motivo sono i sentimenti che vengono risvegliati nella persona dovendo trattare temi che non le piacciono. Per uscire da questo ciclo bisogna fare non quello di cui qualcun altro ha bisogno, ma quello che suscita più soddisfazione. Solo così si possono vedere risultati “miracolosi”.

7. Non aver un buon rapporto con i familiari

Anche se può non sembrare tanto grave, avere un brutto rapporto con la famiglia può suscitare una specie di tabù mentale e un malessere che si può trasformare in odio. L’odio a sua volta si trasforma in amarezza, e l’amarezza in povertà mentale, che non permette il cambiamento né il perdono.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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