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I cattolici hanno sempre digiunato? Gesù non ha detto di non farlo?

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Maria Paola Daud - pubblicato il 02/03/18

E la storia del non mangiare carne? Un decreto papale prevede “l'uso delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento anche di grasso di animale” nei giorni di astinenza

Nel corso della storia, il digiuno e l’astinenza hanno avuto un ruolo fondamentale nella vita dei credenti. Nell’Antico Testamento, Mosè ed Elia digiunarono per 40 giorni e 40 notti, senza assumere alcun tipo di alimento. Nel Nuovo Testamento Cristo si ritira e digiuna 40 giorni nel deserto, dov’è tentato dal demonio (Mt 4, 1-11).

La Quaresima è il periodo di preghiera e penitenza nella Chiesa cattolica per prepararsi a celebrare degnamente il mistero redentore di Cristo.

I primi cristiani iniziarono a digiunare per tre giorni a partire dal Giovedì Santo ricordando questa citazione del Vangelo:

“Allora gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno” (Mt 9,14-15).

Col passare dei secoli, rifacendosi alla Tradizione della Chiesa, eremiti, monaci e i Padri del deserto praticavano devotamente il digiuno e l’astinenza (non mangiare carne) come mortificazione del corpo in costante penitenza per espiare i peccati.

Nel Medioevo si è iniziato a osservare le Quattro tempora, tempi consacrati particolarmente alla preghiera e alla penitenza:

I: mercoledì, venerdì e sabato della seconda settimana di Quaresima
II: mercoledì, venerdì e sabato della prima settimana di Pentecoste
III: mercoledì, venerdì e sabato successivi al 14 settembre, festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Se cade di mercoledì, allora saranno il mercoledì, venerdì e sabato della settimana successiva.
IV: mercoledì, venerdì e sabato successivi al 13 dicembre, giorno di Santa Lucia.

In alcuni Paesi, astenersi dalla carne in questi momenti non era tanto un consiglio morale ma un dovere, sotto pena di arresto.

Alla fine non era molto chiaro quando praticare astinenza e digiuno, perché farlo e se fosse un obbligo o solo un’usanza. È stato Papa Paolo VI con la Costituzione Apostolica Paenitemini del 1966 a riuscire a esprimere in modo sistematico e preciso tutto sulla questione della pratica penitenziale dell’astinenza e del digiuno.

Il Pontefice spiegava che si tratta di “un atteggiamento interiore di «conversione», di condanna cioè e di distacco dal peccato e di tensione verso Dio. Ci si priva del cibo e ci si spoglia dei propri beni – il digiuno è generalmente accompagnato non solo dalla preghiera, ma anche dall’elemosina… un atto religioso, personale, che ha come termine l’amore e l’abbandono nel Signore: digiunare per Dio, non per se stessi”.

Precisava anche che “vuole tuttavia indicare nella triade tradizionale «preghiera, digiuno, opere di carità» i modi principali per ottemperare al precetto divino della penitenza”.

Per fare una buona penitenza, quindi, l’astinenza e il digiuno devono essere sempre accompgnati dalla preghiera costante e dalle opere di carità.

Nella stessa Costituzione, Paolo VI stabiliva e dichiarava in dieci punti le leggi che guidano il buon cristiano a una pia pratica della penitenza:

La legge dell’astinenza proibisce l’uso delle carni, non però l’uso delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento anche di grasso di animale.La legge del digiuno obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po’ di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate.Alla legge dell’astinenza sono tenuti coloro che hanno compiuto i quattordici anni; alla legge del digiuno invece sono obbligati tutti i fedeli dai ventun anni compiuti ai sessanta incominciati.Per quanto riguarda, poi, coloro che sono di età inferiore, i pastori d’anime ed i genitori cerchino con particolare cura di formarli secondo un autentico spirito di penitenza”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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