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La risposta che mi conforta di fronte alle mie paure

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 24/02/18

Uscirò da questa situazione di dolore? La sofferenza un giorno finirà?

Ci sono domande che non riesco a formulare con facilità. O sono domande che non hanno una risposta chiara. O domande di cui ho paura di ascoltare la risposta.

Uscirò da questa situazione di dolore? La sofferenza un giorno finirà?

Quando troverò la felicità che cerco? Guarirò? Sarò sempre fedele? Mi lascerai? Potrò tornare a confidare e ad essere felice?

Sono domande che nascono nel cuore ferito in mezzo alle lotte. Le paure oscurano l’anima. E la sfiducia sorge con forza.

Sarà possibile trovare una via migliore nella tormenta? Sorgono i dubbi e le paure. E taccio le risposte che temo. Non chiedo di quel futuro che non conosco e che mi opprime.

A volte quando cade la sera i problemi sembrano più grandi che al mattino. Dicono che è per l’effetto della luce. Al mattino è tutto più chiaro. La vita pesa meno. Ci sono meno nubi, o meno tormente.

Dicono che nella profondità della valle la vita pesa più che sulla vetta. Perché dall’alto i problemi sembrano più piccoli e importano meno. Non lo so. Quello che so è che a volte sento che tutto diventa grigio, o perde vita improvvisamente. E smetto di credere alle promesse eterne.

Commenta il certosino Augustin Guillerand: “Non dobbiamo aver paura né di noi stessi né degli altri. Bisogna guardare la vita reale faccia a faccia. Quello sguardo profondo e prolungato ce lo darà Dio. Perché Dio è in fondo a tutto” [1].

Vorrei guardare così la vita reale. Faccia a faccia. Guardare così me stesso, e gli altri. Senza paura di ciò che può accadere.

Vorrei guardare la vita come la guardava Maria. Da quel primo “Non temere” dell’angelo, Maria impara a confidare.

Commenta Benedetto XVI: “Quante volte in queste situazioni Maria si sarà interiormente riportata all’ora in cui l’angelo di Dio le aveva parlato, avrà riascoltato e meditato il saluto: «Rallégrati, piena di grazia!», e la parola di conforto: «Non temere!». L’angelo se ne va, la missione rimane, e insieme con essa matura la vicinanza interiore a Dio, l’intimo vedere e toccare la sua vicinanza” [2].

Maria custodisce tutto meditandolo nel suo cuore. Guardo Maria. Il suo sguardo mi dà sempre pace. Mi consola.

Io ho un altro sguardo e altre paure che mi turbano. Fuggo dal mio mondo interiore lasciandomi trasportare dalle onde della mia anima. Rimanendo alla superficie delle cose.

Dal mio dolore guardo Maria. Mi piacciono le parole di padre Josef Kentenich che mi esortano a percorrere questi quaranta giorni di deserto, di ricerca, di paure e di speranze:

“D’ora in poi daremo ovunque questa testimonianza: ‘Siamo di Maria. Chi dice Maria dice grazia: Rallegrati, piena di grazia, sentiamo che dice l’angelo alla Madre del Signore. Chi dice Maria dice interiorità: Maria serbava tutte queste cose e le meditava nel suo cuore. Chi dice Maria dice disposizione al sacrificio: Maria era ai piedi della croce’” [3].

Guardo Maria e penso al suo atteggiamento interiore. Piena di grazia. Senza timore. Fiduciosa. Disposta al sacrificio.

Maria sa di essere protetta da Dio nel più profondo del suo cuore di figlia. Lì medita tutto in silenzio. Lo custodisce gelosamente.

Così è possibile guardare la croce con la pace, con il cuore calmo. In mezzo alla tormenta.

Le domande impossibili restano senza risposte, ma almeno ora non voglio saperle. Perché ho fiducia. Non spaventano più il mio cuore di figlio.

E custodisco nell’anima la risposta che mi conforta sempre: Dio non mi lascia. Non scende dalla mia barca. Non si allontana dal mio cammino. Mi sostiene caricandosi la mia croce, come mio cireneo.

Perché avere paura se Gesù è con me?

Guardo Maria e confido. Che missione può esserci più grande della sua? Mi dà pace guardarla in mezzo alle mie onde, in mezzo alle sue onde.

“Non temere”, sento dentro la mia anima. Come non confidare in Lei che mi ha dato la vita? La guardo in raccoglimento. Mentre custodisce tutte le parole.

Mi raccolgo anch’io e cerco consolazione, pace e riposo. Ascolto la voce di Dio fatta parola in me. Non voglio cercare risposte a domande che smettono di avere senso.

Non voglio tenere io il timone segnando una rotta che non conosco. Spero in Dio. Spero in Maria. È l’atteggiamento della Quaresima. Confido. La speranza, la fiducia, l’abbandono.

Cammino per le vie del deserto. Salgo sulle montagne più alte, dove trovo Dio e vedo più chiaramente i miei problemi. Confido. Di fronte alle mie paure. Confido.

[1] Cardinale Robert Sarah, La forza del silenzio, 77
[2] L’infanzia di Gesù, Benedetto XVI, J. Fernando del OSA Río
[3] Kentenich Reader Tomo 1: Encuentro con el Padre Fundador, Peter Locher, Jonathan Niehaus

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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