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Il tatuatore di Auschwitz. Nessuno ha conosciuto il suo segreto per 50 anni

TATUAŻ AUSCHWITZ
AFP/EAST NEWS
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Un'ex internata nel campo di concentramento mostra il numero che ha marcato sul braccio

Quando un prigioniero condannato a morte per aver cercato di fuggire dal campo va da lui, Lale cambia il suo numero di tatuaggio in un serpente, e con l’aiuto di un’infermiera lo fa inserire in una lista di reclusi da trasferire in un altro campo. Tutto questo avviene solo poche ore prima dell’esecuzione.

Gli ufficiali delle SS sono sempre in allerta. Lale incontra spesso il dottor Mengele, che fischiettando operette cerca cavie tra i prigionieri tatuati. Mengele si sporge verso di lui e lo deride dicendo: “Un giorno verrò per te, tatuatore”.

Anche se spesso è stato sul punto di morire, però, Lale è ancora vivo.

Lale e Gita, una storia d’amore

Nel 1945 Gita si unisce a un gruppo di donne pronte a marciare fuori dal campo. All’ultimo momento riesce a gridare il suo cognome all’amato: Fuhrmann. Lale viene mandato a Mauthausen, e dopo molte prove e tribolazioni ritorna nella sua città natale. Lì viene a sapere che i suoi genitori e il fratello con tutta la sua famiglia sono morti. Solo sua sorella è sopravvissuta, e gli dice di cercare Gita. Ma come?

Gita riesce a lasciare la marcia della morte con le sue amiche. Si nasconde nella foresta e nella casa di brave persone per qualche settimana. Alla fine arriva a Cracovia, e incoraggiata da qualcuno inserisce il suo nome su una lista della Croce Rossa. In seguito va a Bratislava su un camion pieno di verdura.

Lale sente che gli ex prigionieri si possono trovare spesso alla stazione ferroviaria di Bratislava. Resta nei pressi della stazione per qualche settimana, e alla fine viene a conoscenza della lista della Croce Rossa.

Lui e Gita si incontrano per strada. Si sposano nello stesso anno, il 1945, e assumono il cognome russo Sokolov. Lale apre un’impresa tessile ma viene presto arrestato. Quando riesce ad essere rilasciato parte con Gita per Vienna; poi, via Parigi, arrivano a Melbourne, in Australia.

Il figlio Gary nasce nel 1961. Lale porta avanti la sua impresa, mentre Gita disegna abiti femminili. Solo le persone a loro più vicine e più care sono a conoscenza della loro storia per quasi cinquant’anni. Lale sente di non doverne parlare a nessuno. Teme di essere accusato di collaborazionismo con i nazisti. Cambia idea dopo la morte di Gita, nel 2003, quando incontra la scrittrice Heather Morris. Parlano un po’ di volte a settimana per tre anni, e questi incontri portano al libro The Tattooist of Auschwitz (Il Tattuatore di Auschwitz, per ora disponibile solo in inglese). Lale muore nel 2006.

Presto diventa evidente che i suoi genitori sono morti ad Auschwitz; sono stati condotti alle camere a gas non appena arrivati al campo.

Dopo essere emigrati, Gita visita qualche volta l’Europa, mentre Lale non ha mai voluto tornare.

* Come si legge su Auschwitz.org, “i tatuaggi nel campo di Auschwitz sono iniziati nell’autunno 1941. Le autorità del campo decisero di usarli per identificare i prigionieri di guerra sovietici. Il numero veniva tatuato sul lato sinistro del petto del prigioniero usando un timbro metallico con dischi rimovibili in cui venivano inseriti degli aghi, formando numeri specifici. Un unico colpo con un timbro con l’inchiostro sul petto bastava a imprimere l’intero numero. Dalla primavera del 1942, le autorità del campo ordinarono di tatuare il numero sull’avambraccio sinistro, anche se la pratica di tatuare il petto continuò. Si iniziarono a usare aghi fissati su un supporto di legno e intinti nell’inchiostro per pungere la pelle a formare dei numeri”.

** Ho usato il libro di H. Morris The Tattooist of Auschwitz, pubblicato nel gennaio 2018.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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