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Beata Maria della Trinità, da senza Dio a tutta per Dio

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© Diocèse de La Spezia

Itala Mela

Paola Belletti - Aleteia Italia - pubblicato il 01/02/18

La sua missione? Diffondere la verità dell'Inabitazione. Sarà Gesù stesso, dal Tabernacolo, a ordinaglielo

Prima della sua città, La Spezia, ad essere beatificata, Itala Mela è passata dal rifiuto rabbioso del divino, a causa della morte del fratellino di 9 anni, all’amore ardente per la Trinità, che ha bruciato tutto il resto.

La sua vicenda umana è una tela dipinta a tinte forti, che procede per contrasti. Sembra una sorta di lotta tra lei e Dio.

Nata il 28 agosto 1904 a La Spezia da genitori onesti ma lontani dalla fede, in seguito alla morte del fratellino Edoardo, di soli 9 anni avvenuta nel 1920, Itala, allora liceale, assume nei confronti di Dio una posizione di rifiuto e negazione. Se viene permesso tanto dolore innocente non può esserci nulla dopo la morte, pensa.

Il suo ateismo è di quelli professati con forza e orgoglio, sostenuto per ragioni tragiche e animato comunque da una sete di significato esistenziale.

Il Signore, e ne abbiamo riprova in molti modi contemplando le vite dei santi, ha atteso che la sua libertà desse un cenno e si è fatto presente.

Il cambiamento radicale di Itala avverrà infatti in seguito ad una sorta di movimento, di scossa interiore. Si trovava a Messa, aveva deciso di confessarsi e comunicarsi.

La cosa meravigliosa da notare è che era stato qualche compagno ad invitarla alla Messa. Si era iscritta infatti alla Facoltà di Lettere all’Università di Genova e sebbene ancora in pieno ateismo aveva deciso di vivere presso l’Istituto di “Nostra Signora della Purificazione”.

Negli anni universitari sarà legata in modo particolare ai cattolici della FUCI che si stava riorganizzando attorno a prossimi papi, laici impegnati, mistici fondatori… Il futuro Paolo VI sarà il motore principale; ma anche Divo Barsotti e Igino Righetti, un grande e poco apprezzato laico impegnato.

Itala, quel giorno – era la vigilia dell’Immacolata del 1922 – lancia la sfida al Dio che aveva a lungo rifiutato: “Signore, se ci sei, fatti sentire!”. 

Si fa sentire e forte. Da quel momento, da quell’incontro mistico, favorito da relazioni normali, di amicizia, preghiera, vita comune con altri giovani universitari cattolici, la vita di Itala diventa la vita del Signore. Non è più sua, ma vuole che sia Sua. Del tutto.

E, racconterà lei stessa, tutti i suoi ambiziosi e rispettabili progetti umani vengono distrutti. La lotta – ora sempre più amorosa – tra lei e Dio continua. Dovrà rinunciare ad entrare nell’ordine che aveva scelto e poi via via agli studi e all’insegnamento.

Ma è felice. Perché quello che Maria della Trinità scopre è nascosto ma presente in ogni battezzato e sarà sua specifica missione, “la via che il Signore sceglie per la sua santificazione”, farlo conoscere a tutti.

“La volontà di Cristo, che io sento imperiosa nel profondo della mia anima, è di trascinarmi, d’immergermi con Se stesso negli abissi della SS. Trinità…. È inutile cercare altre vie: questa è quella che Egli ha scelto per la mia santificazione” (Itala Mela).

Dio, Uno e Trino, inabita in noi. Ci si scotta solo ad avvicinare il pensiero a questo stupefacente mistero e lei vi si immergeva, ne veniva rapita continuamente. Per questo avrà continui e odiosi attacchi demoniaci; fastidi che accetta volentieri come prezzo, come sacrificio per un bene tanto grande.

Intesserà relazioni di amicizia e comunione con molti grandi del mondo cattolico di quegli anni: dal cardinale Ildefonso Schuster, all’arcivescovo Adriano Bernareggi, a padre Agostino Gemelli, a don Luigi Pelloux, don Emilio Guano. Oltre a don Divo Barsotti e monsignor Montini, come già abbiamo riferito, che di lei scrisse:

«Itala Mela ci offre qualche cosa, nel campo specificamente religioso, di singolare, che va meditato. Non dico soltanto del diagramma ascensionale della sua purificazione e della sua illuminazione spirituale, non dico soltanto della vocazione, solo parzialmente realizzata, allo stato religioso, vocazione che diede qualche movimento drammatico alla trama ordinaria della sua vita; dico piuttosto di alcune folgorazioni interiori, che ne colpirono il normale svolgimento e ne segnarono le mète successive; e dico della penetrazione teologica e della celebrazione interiore del mistero della Grazia, del quale fu tutta pervasa, con crescendo parallelo agli anni e alle sofferenze, la coscienza di questa piissima».  (citazione riportata da La Stampa, 12 giugno 2017)

Nel 1933 conclude il noviziato benedettino con la professione come Oblata del Monastero in San Paolo fuori le Mura, a Roma. L’11 giugno 1933, con il quinto voto, (o del più perfetto, che significa cercare di compiere sempre l’azione più perfetta) l’Inabitazione diventa il centro della sua vita e della sua missione nella Chiesa.




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Nel 1937, le muore la madre, e per difficoltà economiche abbandona l’insegnamento. Il 21 aprile del 1941 presenta al Santo Padre Pio XII il Memoriale di Maria della Trinità e questi lo approva. Dal 5 al 15 ottobre 1946 compie a Genova un ciclo di Esercizi Spirituali e pensa di creare una famiglia sacerdotale, per la quale offrirà nel 1947 la vita eremitica.
Dieci anni dopo, il 29 aprile 1957, Itala Mela muore.
Il 21 novembre 1976 è iniziata la sua causa di canonizzazione ed il 12 giugno 2014 è stata proclamata Venerabile. A La Spezia il 10 giugno 2017 è stata dichiarata Beata.

Nell’omelia della celebrazione per la sua beatificazione il Cardinale Amato dirà:

«La chiamata universale alla santità vale non solo per i sacerdoti e i consacrati, ma anche per i fedeli laici, che, se vivono con autenticità il loro battesimo, possono diventare i protagonisti della nuova evangelizzazione. La società ha bisogno della santità laicale in ogni settore della sua molteplice realtà: nell’educazione, nella famiglia, nella comunicazione sociale, nell’economia, nello sport, nel mondo del lavoro, nella politica. Nella beata Itala Mela la Chiesa offre un messaggio di fiducia nella possibilità del laicato non solo di vivere in pieno la santità cristiana, ma anche di essere artefice e protagonista del rinnovamento culturale e spirituale della società». (Radio Vaticana, 10 giugno 2017)

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