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Convalidare un matrimonio esistente: cosa significa e perché si fa?

Briancua | CC BY SA

Luma Simms - pubblicato il 30/01/18

Convalidare il nostro matrimonio in una cultura post-Obergefell

La convalida, il nome che la Chiesa dà alla sacramentalizzazione di un matrimonio esistente contratto al di fuori della supervisione cattolica, significa conferma o rafforzamento. È di questo che molti cattolici hanno bisogno proprio ora – una forte e salda comprensione di quello che è il matrimonio sacramentale. I cattolici hanno bisogno di sacerdoti fedeli che percorrano questa strada con loro.

Durante il processo di nullità e il viaggio di conversione nella Chiesa cattolica abbiamo cercato l’aiuto di sacerdoti che conoscevamo; anche il diacono assegnato ad aiutarci è stato una fonte di incoraggiamento. Il giorno in cui ho percorso la splendida navata per essere sposata sacramentalmente nella fede cattolica avevo tre sacerdoti e un diacono che mi aspettavano all’altare – convalidatori, testimoni dell’opera di grazia di Dio nella nostra vita.

Perché lo abbiamo fatto dopo 18 anni di matrimonio?

In primo luogo era ciò che la Chiesa ci chiedeva di fare; siamo convertiti dal calvinismo, e quindi abbracciare la Chiesa come autorità di Cristo sulla Terra era parte del nostro percorso, ed è stata una delle prime cose che abbiamo studiato quando abbiamo analizzato le dottrine della fede.

In secondo luogo perché il nostro matrimonio sarà un segno di contraddizione nei confronti della cultura nata dal divorzio consensuale, la cultura che ora si trova nel guazzabuglio post-Obergefell [dal nome della sentenza con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto alle coppie dello stesso sesso la possibilità di sposarsi in tutto il territorio nazionale, n.d.t.] del matrimonio come qualsiasi cosa si voglia e solo finché chiunque implicato in esso pensa che ancora “funzioni”. Viviamo in una cultura che ha un disperato bisogno di matrimoni buoni e forti, un mondo che rinuncia al matrimonio quando diventa difficile. Ed è proprio così che veniamo santificati, ricorda San Paolo.

La cosa giusta da fare è sempre la cosa giusta da fare, anche se arriva dopo 18 anni.

In questo momento storico, ogni atto di fedeltà relativo al matrimonio conta. E così, in questo secondo anniversario della mia convalida, voglio incoraggiare tutti voi, fratelli e sorelle cattolici dalla nascita: non abbiate paura! Se avete un matrimonio complicato cercate aiuto. Il nostro è un Dio misericordioso, cercatelo. Se siete convinti che il vostro precedente matrimonio era nullo, affidatevi ai tribunali ecclesiastici; non importa quanto ci vorrà, l’attesa varrà la pena. Se vivete insieme al di fuori del matrimonio, trovate un sacerdote pieno d’amore per Cristo e per il Vangelo e fatevi aiutare. Se state raccogliendo le conseguenze di un divorzio che non volevate, aggrappatevi a Gesù, nostro Redentore, e trovate aiuto in un sacerdote e in una parrocchia. Se avete un rapporto disordinato di qualsiasi tipo vi prego di cercare aiuto e di non gettare la spugna finché non lo trovate. Non abbiate paura di soffrire. So che molte delle mie decisioni sciocche sono il risultato di un’avversione alle difficoltà e al dolore. Abbracciate i momenti difficili come una grazia di Dio. Lo dico da persona che ha affrontato molte traversie. Nolite temere!

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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divorziomatrimonionullità matrimonialericonciliazione

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