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Il profeta Ezechiele descrive davvero un UFO?

EZECHIELE UFO

Pixabay - Domaine Public

Simone Venturini - pubblicato il 29/01/18

È ovvio, infatti, che il fenomeno luminoso – qui come altrove – sia stato descritto grazie alle immagini che erano familiari al veggente e che condivideva con la gente del suo tempo: un carro con quattro ruote simile a quello usato per trasportare l’arca e dei cherubini alati. Tuttavia, proprio attraverso queste immagini è forse possibile comprendere qualcosa di più della visione di Ezechiele, senza distinguere tra versione originale e sviluppi successivi. Tutto inizia con la vista di una vasta formazione di nubi scure da cui provengono bagliori sia ai lati che al centro. Da questo sfondo appaiono quattro esseri alati dalla forma quasi umana, al di sopra dei quali c’è una piattaforma trasparente su cui poggia un trono celeste. Questi esseri possono muoversi nelle quattro direzioni dei punti cardinali ed emanano una luminosità simile a torce che attraversano la superficie. Hanno delle propaggini che permettono loro di toccare terra (zoccoli) e di compiere diverse operazioni (braccia).

Sembra che l’intera struttura – piattaforma, trono, esseri – si muova grazie a un ingegnoso sistema basato su quattro ruote, costituite da due ruote rientranti, la più esterna delle quali era provvista di una specie di borchie che però possedevano una misteriosa capacità visiva (gli occhi). Queste ruote si muovevano grazie al vento o dinamismo (spirito) che proveniva dai quattro esseri.

Al di sopra della piattaforma c’era qualcosa simile a un trono color topazio (azzurro?) su cui siede un essere luminoso circondato da una sorta di arcobaleno luminoso.

Anzitutto, Ezechiele dice di aver ricevuto delle «visioni divine» dopo che i «cieli si erano aperti». Quest’ultima è un’espressione che ricorre spesso nella Bibbia (cfr. Matteo 3,16; Atti 7,56; Apocalisse 19,11). Molti, giustamente, la pongono in relazione alla visione di una scena celeste che in genere segue. Aggiungerei, però, che per comprendere adeguatamente questa frase, bisogna collegarla con la già citata «tra terra e cielo» (cfr. Ezechiele 8,3). Con ciò si voleva probabilmente indicare una zona intermedia tra il mondo dell’uomo e quello di Dio, un’area in cui è possibile ricevere le visioni divine che permettono di comprendere profondamente il mistero della storia. Integrando le due espressioni possiamo forse dire che la visione di Ezechiele sia da situare tra il mondo umano e quello divino che si aprì. Ezechiele ricevette così nell’area intermedia delle rivelazioni, nella fattispecie quella del misterioso carro.

Se proviamo ad accostarla ad altre scene simili, come per esempio la visione dei carri di fuoco che stavano intorno ad Eliseo e al suo discepolo (2 Re 6) ed ancor prima al carro di fuoco che è legato al rapimento di Elia (2 Re 2), è come se l’autore biblico ci permettesse ora di vedere fin nei dettagli ciò che quattrocento anni prima era stato semplicemente abbozzato. Questo florilegio di immagini è in parte dovuto dalla corrente di pensiero di cui Ezechiele è il primo esponente nella Bibbia. Infatti, nel periodo in cui visse il profeta si sviluppò un particolarissimo modo d’esprimersi, che gli esperti chiamano apocalittico, nato dall’idea che Dio guida la vicende della storia e ne rivela il mistero attraverso visioni, messaggi cifrati, simboli. Un pensiero e un linguaggio che caratterizzerà particolarmente i libri del profeta Daniele e l’Apocalisse.

Se dovessimo però tratteggiare la visione apocalittica di Ezechiele, otterremmo una linea orizzontale (la piattaforma) sormontata da un semicerchio (l’arcobaleno luminoso), al di sotto della quale ci sono quattro ruote circolari semoventi. Verrebbe da pensare alla forma più classica con cui gli UFO sarebbero apparsi a chi sostiene di averli avvistati. Questa insistenza sul fenomeno ufologico nella Bibbia potrà sembrare quantomeno bizzarro, ma potrebbe essere una chiave per verificare se simili fenomeni rappresentino una delle modalità di comunicazione tra Dio e l’uomo. Il fatto è che, di nuovo, Ezechiele riceve questa visione in un luogo in cui sembra che la normale percezione sensoriale sia sospesa. Ciò contrasta ancora una volta, quindi, con i “classici” avvistamenti di UFO, apparsi invece a persone normali, certamente non durante un’estasi. Eppure non significa che non esistano forme di vita extra-terrestri. Anzi, la Bibbia attesta chiaramente l’esistenza di altri mondi che – per chi lo vuole accettare – sarebbero stati creati, come il nostro, da Dio (cfr. Ebrei 11,3). Non è assolutamente da escludere, almeno in linea di principio, che in futuro questi mondi possano comunicare con il nostro, in qualche misterioso modo. Ma l’elemento che qui ci interessa è piuttosto rappresentato dal fatto che Dio possa stabilire un contatto con noi in varie maniere, avvalendosi sempre delle capacità cognitive e del bagaglio d’immagini di chi ha la visione. Oggi, probabilmente, percepiremmo in modo assai diverso – forse anche più preciso – il fenomeno luminoso che vide Mosè sul Sinai, oppure i carri di fuoco di Elia ed Eliseo. Allo stesso modo, chi assiste alle apparizioni mariane percepisce la donna che gli si palesa, così come riesce a vederla. Il problema resta sempre il confine tra ciò che realmente si mostra e ciò che invece è proiezione dell’uomo. Ma come potremmo immaginare questo misterioso confine? Come abbiamo accennato, nella visione di Ezechiele si parla di una «piattaforma cristallina e trasparente», al di sopra della quale poggia un «trono di zaffiro» su cui è seduto un «essere luminoso» (cfr. Ezechiele 1,26-28). Questa piattaforma viene chiamata firmamento, una parola ebraica – raqi‘a – che corrisponde a quanto Dio creò per separare ciò che sta al di sopra da ciò che sta sotto (cfr. Genesi 1,6-8). Il linguaggio allusivo della Genesi non farebbe altro che rappresentare in modo assai elusivo la scena che Ezechiele descrive. Il profeta dice che la piattaforma era di «cristallo splendente». Per alcuni la barriera potrebbe essere paragonata a una lastra di ghiaccio: in poche parole, qualcosa di trasparente e tuttavia di bello e splendente. Un confine che permette di vedere e non vedere e che è posto tra ciò che è la percezione umana e ciò che è il mondo di Dio. Ezechiele ne descrive ancora una volta la luminosità (1,27), unita stavolta alla gamma cromatica dell’arcobaleno (1,28). Non è forse un caso che si tratti proprio dei colori che rappresentano l’intera gamma dei raggi solari.

Se poi alcuni vogliono far coincidere i dettagli della visione con la fisionomia di una astronave aliena è tutt’altra questione! Quella barriera è infatti anche uno specchio dove, oltre che vedere, l’uomo si rispecchia esprimendo in modo terribilmente umano ciò che umano non è (Tratto dal mio libro I grandi misteri irrisolti della Chiesa, Newton Compton 2012).

[Tratto dal libro di Simone Venturini I grandi misteri irrisolti della Chiesa, Newton Compton 2012]

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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Tags:
bibbia
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