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Emanuela e Marcello: 9 sotto un tetto… d’amore e Provvidenza

©Emanuela Sanna
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Il fidanzamento non cristiano, il viaggio a Medjugorie, il matrimonio, l’arrivo di 7 figli. Un racconto di vita piena, feconda, di una coppia che ha scelto la parte migliore

Prima del matrimonio scoprimmo di aspettare Elia, il nostro primogenito, e quindi anticipammo la data delle nozze, ormai certi della nostra scelta. Non avevamo nulla: né una casa né un lavoro, lavoravo soltanto io, Marcello sognava di fare il cantante. Questi aspetti non ci spaventavano minimamente talmente eravamo felici. Trovammo casa provvidenzialmente una settimana prima del matrimonio, e c’era tutto, era arredata da cima a fondo. I problemi furono sciolti uno alla volta, davvero il Signore ci accompagnava passo dopo passo. Nei nostri pensieri c’era il desiderio di una famiglia numerosa e infatti fummo subito accontentati. I primi tre figli arrivarono uno dietro l’altro.

Come è iniziata la vostra avventura di giovani sposi?

Marcello trovò lavoro quando nacque Elia, un altro segno grande, io lavoravo saltuariamente, ma dopo la nascita del terzo figlio decidemmo che sarei rimasta a casa. Quel che guadagnavo lo spendevo in baby sitter ed ero abbastanza isterica. Sono una perfezionista e quindi mi immergevo completamente nel lavoro, ma una volta rientrata a casa mi sentivo stanca e svuotata ed era facile che perdessi la pazienza alla prima richiesta dei figli. All’inizio ho vissuto male la scelta di lasciare il lavoro, volevo farcela da sola ad ogni costo, non volevo arrendermi e invece quanta serenità ho guadagnato! Anche questo è stato un grande insegnamento per me: fidarsi del marito, affidarsi alla Provvidenza. 

Al terzo figlio abbiamo conosciuto i metodi naturali grazie ai consigli di un sacerdote. Siamo andati a frequentare un corso che ci ha aperto ad una bellezza grandissima e che ha aiutato tanto il nostro rapporto di coppia. Conoscere il corpo, i suoi tempi, comprendere che l’eventuale periodo di astinenza non è privazione, ma è anche un modo per riscoprire l’intimità, riaccendere il desiderio, ritrovarsi vicini in un altro modo, sono insegnamenti preziosissimi che ci hanno unito. Dopo i primi tre figli abbiamo perso un bambino durante le prime settimane di gestazione, ma qualche mese più tardi ho scoperto di essere nuovamente incinta e questa volta di due gemelle! Ero felicissima, non facevo che ridere, mi sentivo al settimo cielo! Era come se il Signore mi avesse restituito in abbondanza quello che prima mi aveva tolto. 

Leggi anche: La vera fecondità: la storia di Laura e Filippo

©Emanuela Sanna

“Dio vede e provvede”: è stato davvero così?

Sì, il primo segno della Provvidenza che mi viene in mente, il più sorprendente, è stato l’essermi riconciliata con mio padre. Lui non venne al nostro matrimonio perché aveva da lavorare, questa fu la sua motivazione. “Verrò al prossimo” – mi disse – ed io rimasi malissimo. Non credeva nel matrimonio per questo non aveva dato importanza al mio. Non ci siamo parlati per tanto tempo, ero molto arrabbiata. Poi un giorno mi suonò alla porta di casa, me lo ritrovai davanti e lì si sciolse tutto. Sentii davvero la potenza della mano del Signore perché quello era un mio grandissimo desiderio, tante volte avevo immaginato le sue scuse, avevo sperato che prendesse consapevolezza dei suoi errori e che si riavvicinasse a me, e così avvenne. Ero incinta di Elia e riconciliandomi con mio padre sentivo come se il puzzle confuso della mia vita stesse prendendo forma. Tutto non per merito mio ma per grazia di Dio. Negli anni ho visto tantissime volte la Sua mano agire concretamente nella nostra vita e ho sempre cercato di mostrarlo ai miei figli. Le cose piccole, banali, sono quelle che mi stupiscono e commuovono di più, perché  mi fanno dire “ma anche qui arrivi?”.

Se ci affidiamo a Dio davvero Lui provvede. Ad esempio mio figlio che una mattina mi dice “mamma siamo senza cacao” e poi dieci minuti dopo bussa alla porta il prete della parrocchia con uno scatolone di cacao in mano: “Vi ho portato questo, noi non lo mangiamo, magari a voi serve”.

Quando il Signore non ascolta le mie richieste mi arrabbio, mi allontano, anche se non salto mai la messa. Poi capisco però che se non mi accontenta evidentemente va bene così per la mia vita. Arrivo a comprenderlo solo facendo la Sua volontà, restando in quella situazione, perché se facessi come mi pare non riuscirei a prenderne consapevolezza.

7 figli: Elia, Sara, Giacomo, Anna, Emma, Tommaso e Veronica (per ora)… vi siete mai sentiti criticati per questo?

Non sono venuti al mondo tutti insieme, non è stata una scelta incosciente, ogni gravidanza è stato un dono unico. Più la famiglia cresce più si allarga il cuore. Le solite critiche sui figli che diventano soldatini costretti a crescere in fretta non mi hanno messo in crisi. Non ho mai obbligato i grandi ad occuparsi dei più piccoli, a loro è venuto spontaneo. Ovviamente negli anni i giudizi non sono mancati, ma non ci hanno fatto soffrire più di tanto e nemmeno arrabbiare, perché sappiamo che ognuno ha la sua storia e la sua esperienza. Per mia madre ogni figlio in più era un figlio che avrei dovuto mantenere dopo la separazione: previsioni ottimistiche quindi! Mia suocera è stata sicuramente più comprensiva, nonostante le normali preoccupazioni. Scegliere di essere una famiglia numerosa, anche se per questo non sempre capiti, non ci ha reso minimamente dubbiosi o indecisi.

Cosa vorresti dire alle coppie di futuri sposi?

Di non aver paura, io e Marcello lo diciamo anche alle coppie che accompagniamo nel corso di preparazione al matrimonio. Ci sono tanti pregiudizi sul numero dei figli, molti credono che avere tanti bambini significhi togliere loro qualcosa: ma in realtà è il contrario, è donare. La ricchezza dei fratelli è grandissima. E poi vorrei dirgli che il matrimonio non può andare avanti solo appoggiandosi alle proprio forze: malgrado le ottime intenzioni non è possibile. La coppia ha bisogno di essere sostenuta dalla Chiesa, ha bisogno di camminare, di incontrare Cristo, perché altrimenti anche le piccole cose diventano macigni insormontabili. Gli sposi godono della grazia del sacramento che si può chiedere giorno dopo giorno al Signore.

Leggi anche: Riscoprire Humanæ Vitæ, non riscriverla

Dopo aver ricevuto tanto come vi impegnate per donare a vostra volta?

Io e Marcello seguiamo i genitori dei ragazzi del catechismo, cerchiamo di portagli un primo annuncio, perché i catechisti possono fare un gran lavoro per educare i ragazzi ma la fede la trasmettono i genitori, e per questo riteniamo importante sostenerli. La nostra priorità è annunciare loro che Dio li ama. Inoltre seguiamo anche le coppie che si preparano al matrimonio. Accompagnare i fidanzati aiuta tantissimo la nostra relazione, è per noi ogni volta un modo di riscoprire la bellezza del sacramento sponsale. Infatti quello che ci spinge a portare avanti quest’impegno, anche quando siamo stanchi, presi da mille cose, è sapere che ci fa bene, che ci serve. E’ un servizio che facciamo per gli altri ma egoisticamente è utile soprattutto a noi.

Anche quest’ultima considerazione mi conferma che Emanuela e Marcello hanno “scelto la parte migliore” che non verrà loro tolta.

 

 

 

 

 

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