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“Cari parrocchiani…”: un messaggio sorprendente ai genitori sui figli in chiesa

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Sono rimasto sbalordito nel vedere stamattina questo messaggio su Facebook, in cui ci si lamentava del comportamento di un bambino durante la Messa. Lo ha postato la madre, che lo ha ricevuto da un parrocchiano anonimo:

Cari parrocchiani,

Scrivo questo messaggio a nome di tutti i parrocchiani della Messa delle 10.45. Avrei davvero voluto non scriverlo, ma credo che dobbiate sapere quanto possa disturbare vostro figlio. Molti di noi si sono persi le prime due letture perché non sono riusciti a sentirle per via del baccano fatto dal vostro bambino. Probabilmente vi siete persi il bollettino in cui padre Bob parlava di questo problema. Ha detto di portare via vostro figlio, di andare dietro il vetro di separazione quando fa rumore e tornare quando si è calmato.

È ingiusto nei confronti di tutti noi che siamo venuti a Messa per pregare e adorare. Vi chiediamo di avere buonsenso. Buon Natale!

Non so cosa possa aver spinto un parrocchiano a scrivere una cosa simile. I bambini, lo sappiamo tutti, possono essere monelli, ma cosa pensava l’autore di questo messaggio? È poco caritatevole al punto di essere crudele, e manda all’aria le parole di Cristo “Lasciate che i piccoli vengano a me”.

I bambini piccoli sono un grande dono, e ricordano a tutti noi che la fede sta crescendo. Abbiamo bisogno di loro. E abbiamo bisogno che loro (e i loro genitori!) si sentano accolti. Volete uccidere la Chiesa? Messaggi come questo sono un buon inizio.

La mamma che lo ha ricevuto ha confessato di essere rimasta scioccata nel leggerlo:

Neanche una volta ci siamo sentiti non accolti nella nostra chiesa. Abbiamo un bambino di tre anni molto estroverso, e quindi a volte a Messa fa più rumore di quanto dovrebbe. Non voglio portarlo via ogni volta che fa rumore, perché allora non imparerà a starsene seduto tranquillo e a sperimentare la Chiesa per quello che è. La nostra chiesa non ha una stanza per i bambini. L’altro lato della parete di vetro è una parte dello spazio di accoglienza in cui nostro figlio non farebbe altro che correre. Abbiamo parlato con il nostro sacerdote e non sembra preoccuparsi a meno che il bambino non faccia troppo rumore. Tutto questo mi rattrista. Una chiesa che non piange muore, no? Penso che quello che mi ha più infastidito sia stato il fatto che questa persona dice di aver parlato “a nome di tutti i parrocchiani”, quando in precedenza abbiamo ottenuto solo complimenti e incoraggiamento.

La questione mi ha ricordato la parrocchia di San Tommaso Moro a Lynchburg, in Virginia, che ho visitato un paio di anni fa scoprendo che sul tavolo nello spazio di accoglienza c’era una pila di fogli per i genitori con stampati sopra alcuni consigli. Mi è stato detto che ci si era ispirati alla parrocchia di San Juan Diego dell’arcidiocesi di Portland, nell’Oregon.

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