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Perché l’Avvento?

Felipe Aquino - pubblicato il 09/12/17

E allora la Chiesa ci aiuta a preparare il cuore per il suo arrivo. Nelle prime due settimane d’Avvento, la liturgia ci invita a vigilare e ad aspettare la venuta gloriosa del Salvatore. Nelle ultime due settimane, ricordando l’attesa dei profeti e di Maria, ci prepariamo in modo particolare per celebrare la nascita di Gesù a Betlemme.

Ogni domenica si accende una delle candele, che rappresentano le varie tappe della salvezza. Le candele accese simboleggiano la nostra fede, la nostra allegria. Vengono accese in onore di Gesù che viene a noi. Aspettiamo Dio, la grande Luce, “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Giovanni 1, 9), con delle luci, perché lo amiamo e vogliamo essere come Lui, Luce. Le candele simboleggiano le grandi tappe della salvezza in Cristo: quella rossa simboleggia il perdono di Adamo ed Eva e la nostra fede, quella verde la speranza dei patriarchi, quella rosa la gioia del re Davide, il re che simboleggia il Messia, quella bianca i profeti, che hanno annunciato il regno di pace e giustizia che il Messia avrebbe portato.

È il momento favorevole per pentirci dei nostri peccati e preparare il cuore all’incontro con il Signore. La celebrazione dell’Avvento esige un cambio di mentalità, una correzione di tutto ciò che è contrario al Vangelo in vista della ricerca della santificazione personale.

È un’opportunità per meditare sulla nostra fede, sulla nostra opzione religiosa per Gesù Cristo, sul nostro amore e sul nostro impegno con la Santa Chiesa cattolica.

Due aspetti caratterizzano il periodo dell’Avvento: la preparazione al Natale e il ricordo vivo del ritorno glorioso di Cristo. Gesù ha avvertito: “Quanto a quel giorno e a quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Matteo 24, 36). Pellegrina su questa terra, la Chiesa attende la venuta trionfale del “Giorno del Signore” (1 Corinzi 1, 8; 5,5).

Papa Benedetto XVI ha detto che l’Avvento “ci invita (…) ad avvicinarci, quasi in punta di piedi, alla grotta di Betlemme, dove si è compiuto l’evento straordinario, che ha cambiato il corso della storia: la nascita del Redentore”. “Ma la domanda è: l’umanità del nostro tempo attende ancora un Salvatore? Si ha la sensazione che molti considerino Dio come estraneo ai propri interessi. Apparentemente non hanno bisogno di Lui; vivono come se non esistesse e, peggio, come se fosse un ‘ostacolo’ da rimuovere per realizzare se stessi. Anche fra i credenti – siamo certi – alcuni si lasciano attrarre da allettanti chimere e distrarre da fuorvianti dottrine che propongono illusorie scorciatoie per ottenere la felicità”. “Certo, falsi profeti continuano a proporre una salvezza a ‘basso prezzo’, che finisce sempre per generare cocenti delusioni”.

Celebrando ogni anno questo mistero, la Chiesa ci esorta a rinnovare continuamente il ricordo di questo grande amore di Dio per noi. La venuta di Cristo non è stata proficua solo per i suoi contemporanei, perché la sua efficacia è comunicata a tutti noi per orientare, mediante la fede e i sacramenti, la nostra vita in base ai suoi insegnamenti.

La Chiesa desidera ardentemente farci comprendere che Cristo, come è venuto una volta in questo mondo, rivestito della nostra carne, è anche disposto a tornare in qualsiasi momento per abitare spiritualmente nei nostri cuori con profusione di grazie, se non opponiamo resistenza.

Sant’Ireneo (†200) ha detto che “con la venuta di Cristo Dio diventa visibile agli uomini”. San Massimo, vescovo di Torino, diceva: “Mentre stiamo per accogliere il Natale del Signore, rivestiamoci con vesti candide, senza macchia. Parlo della veste dell’anima, non del corpo. Vestiamoci non con abiti di seta, ma con opere sante! Le vesti vistose possono coprire le membra, ma non abbelliscono la coscienza”.

Nascendo tra noi, il Bambino Gesù non ci trovi distratti o impegnati semplicemente ad abbellire di luci le nostre case. Prepariamo invece nella nostra anima e nelle nostre famiglie un’abitazione degna in cui Egli si senta accolto con fede e amore.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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