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Gesù non è il tuo “asso nella manica”

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Il Signore non ha permesso accidentalmente a chi lo seguiva di insegnare con autorità

Per essere giusti, alcuni amici evangelici presentavano un Gesù più simile a quello di cui leggevo nei Vangeli, ma anche quello era un altro modello. Era un Gesù salvatore. Ci diceva che avevamo peccato e si offriva di salvarci, ma non molto altro. Anche questa versione non corrispondeva all’uomo complesso ed esigente ma anche sorprendente dei Vangeli.

L’effetto su di me era sentire che Gesù era in gioco. Mi chiamava, ma non sapevo bene chi fosse. Aggiungiamo a questo il fatto che i miei amici cristiani discordavano su alcune questioni importanti. Non sapevo come sarebbe finita, ma perfino io riuscivo a vedere il grande gap tra la Messa cattolica amata da alcuni amici e il semplice memoriale amato da altri. Ritenevo che questa differenza ne esprimesse molte altre. Tutti dichiaravano di seguire Gesù in modo vero e pieno, a significare che gli altri non lo facevano.

In seguito, quando ero diventato un cristiano protestante di stampo episcopale, ho adottato un altro uso di Gesù, come recipiente e asso nella manica. Gli episcopali rinnovatori non amavano molte delle discipline cristiane classiche, soprattutto quelle relative a quello che si poteva fare a letto. San Paolo ne aveva previste, e loro sostenevano che sbagliava. Dovevano farlo, visto che leggevano le sue lettere in chiesa quasi ogni domenica. Paolo non capiva il Vangelo liberatore predicato da Gesù e imponeva una serie di regole alla nuova comunità cristiana.

Ora che ci penso, combinavano il Gesù surfista con quello rivoluzionario. L’effetto su di me era sentire che perfino in un corpo protestante che sottolineava la tradizione Gesù era in gioco.

La Chiesa cattolica

Entrambe le esperienze mi hanno spinto verso la Chiesa cattolica. Mi hanno fatto vedere che quel Gesù non era abbastanza. Il Gesù di cui leggiamo nei Vangeli lasciava molte cose non dette. Non è venuto a dirci quello che ci dicono San Paolo e altri autori del Nuovo Testamento, né quello che la Chiesa ha tratto dal deposito scritto iniziale e dalle tradizioni non scritte (cfr. le sezioni 8-10 del documento Dei Verbum).

È un grande problema, a meno che non intendesse fare così, ed essendo Dio è andata senz’altro in questo modo. Ha formato degli apostoli che “riempissero” la storia per noi e ci mostrassero i meccanismi delle cose. È probabilmente attendibile dire che voleva che avessimo un Nuovo Testamento con delle lettere così come i Vangeli. Ci ha lasciato il suo Corpo, un corpo che si muove e cresce nel corso della storia e che spiega le cose in modo più dettagliato.

Gesù non è in gioco. È nella Chiesa.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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