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Don Camillo e Papa Francesco evangelizzano allo stesso modo

Pope Francis Photo by Antoine Mekary|ALETEIA - DON CAMILLO Photo by © Cineriz / Francinex / Collection Christophel | AFP
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Dal Bambino Gesù alla Misericordia. Provate a confrontare le omelie di Bergoglio con gli stralci dei film del prete di campagna

Sapete che Don Camillo e Papa Francesco hanno un modo molto simile di evangelizzare e vivere la fede?

Il parroco di campagna che sfida Peppone e il vescovo di Buenos Aires che sta rivoluzionando la Chiesa del terzo millennio sono infatti complementari. Vi spieghiamo il perché attraverso “tre catechesi” elencate in “Don Camillo, un pastore con l’odore delle pecore” (Ancora editrice) di Egidio Bandini.

1) Il Bambino Gesù

Se si potesse mettere, in un’immaginaria classifica, ciò che più li accomuna, al primo posto ci sarebbe la vicinanza, la comunione, il dialogo, la fratellanza con Gesù.

Prendiamo il Bambino Gesù. Ecco una frase dal discorso del Santo Padre in occasione dell’udienza a una delegazione di ragazzi dell’Azione Cattolica Italiana, il 20 dicembre 2013: «Nel volto del piccolo Gesù contempliamo il volto di Dio, che non si rivela nella forza, nella potenza, ma nella debolezza e nella fragilità di un neonato. Così è il nostro Dio, si avvicina tanto, in un bambino».

Ed ecco lo straordinario racconto Giallo e rosa, che Giovannino Guareschi ambienta nella settimana che precede il Natale, con don Camillo che rinfresca con il pennellino, la biacca e i colori le statuine del Presepio, da collocare come ogni anno, con il massimo riguardo, in chiesa.

Il pretone sta pitturando il volto di san Giuseppe, anche perché, naturalmente, è la Sacra Famiglia quella che, nel Presepio, deve avere più risalto, ed è anche quella cui la gente guarda con più attenzione. Ecco allora che don Camillo, visto che Peppone pare aver fretta di intavolare una certa discussione, mette fra le mani del sindaco la statuetta di Gesù Bambino. Sulle prime Peppone finge di ribellarsi, dicendo che il parroco non può approfittarsi di lui per quel lavoro ma poi, visto che don Camillo è passato a ritoccare il viso della Vergine, prende il pennellino e, con la sua grande abilità nel rifinire le cose più minute, si mette a ricolorire le gote del Bambinello.

Si ritrovano d’accordo nel più profondo del loro cuore, i due avversari-amici: d’accordo anche nel lavoro di ricolorare le statuine del Presepio e, anzi, forse è proprio questo che li fa entrare talmente in sintonia dal confidarsi ognuno le proprie angosce, le proprie paure. Peppone esprime così a don Camillo tutte le inquietudini del suo cuore: di un cuore fiero e combattivo, che si apre, però, al solo contatto con quel piccolo neonato i cui occhi lo guardano, mentre le mani da fabbro usano il colore per dare nuova luce allo sguardo di chi la luce l’ha portata al mondo intero.

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