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Un parroco alla don Camillo: ecco il sacerdote che vuole papa Francesco

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Aperto ad ogni uomo, confessore dei peccatori, paziente evangelizzatore: il prete di Guareschi modello del terzo millennio

“Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente”. Papa Francesco rilancia da Firenze un nuovo «umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto». E lo fa attraverso l’immagine di Don Camillo, il celebre prete inventato da Giovanni Guareschi.

«Di sé don Camillo diceva: “Sono un povero prete di campagna che conosce i suoi parrocchiani uno per uno, li ama, che ne sa i dolori e le gioie, che soffre e sa ridere con loro” – ricorda Bergoglio – se perdiamo questo contatto con il popolo fedele di Dio perdiamo in umanità e non andiamo da nessuna parte».

CONFESSORE DI TUTTI
In “Don Camillo. Il Vangelo dei Semplici” a cura di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro (Ancora edizioni) emerge proprio questo tratto di don Camillo, un “sacerdote della gente”, che conosce i suoi parrocchiani, che sa come avvicinarli, come ascoltarli, come risolvere una loro necessità. A tratti riesce persino a “convertire” il cuore dello storico oppositore: il sindaco Peppone.

LE MINACCE DEL BIONDO
Questo spirito di don Camillo si manifesta ad esempio quando ha di fronte il Biondo, che gli confessa l’omicidio di un suo nemico. L’uomo va da lui a confessare l’omicidio, gli punta la pistola in fronte perché il parroco non vuole assolverlo senza un vero pentimento. La sua fedeltà al Vangelo gli fa rischiare la vita! Eppure don Camillo sa dire «no», ed è un «no» fermo, motivato a… norma di Vangelo.

SETTIMO COMANDAMENTO
Don Camillo dimostra di conoscere (e di applicare) l’’insegnamento divino davanti agli uomini non temendo per la propria vita, anzi mettendola in gioco per la necessità del pentimento, del ravvedimento da parte del Biondo. «Vedi, noi abbiamo dei regolamenti molto precisi senza esclusione per il movente politico. Quinto non ammazzare. Settimo non rubare», dice Don Camillo.

LA PISTOLA CHE SI INCEPPA
Un pastore che conosce le sue “pecore” fino in fondo. La pistola del Biondo alla fine si inceppa e a quel il prete, più che assolverlo, gli sgancia un pugno e lo richiama per il suo comportamento. L’assassino è a quel punto che inizia a frastornarsi e a pentirsi realmente di aver ammazzato il suo nemico.

LA BENEDIZIONE DEL POZZO
Il prete della gente è anche quello della benedizione del pozzo del Bacchi. L’uomo lavorò intensamente per arrivare all’acqua sorgiva e inaugurare quella “sua” opera che aiutava gli approvvigionamenti degli abitanti del paese. «Ecco l’’acqua che purifica tutto e lava la terra dalle macchie di sangue e, assieme alle macchie di sangue della terra, va via l’odio dagli animi», disse il Bacchi, avallato da un don Camillo, che benedisse l’acqua davanti alla folle presente.

LO SCAGNOZZO DI PEPPONE
Ed è proprio vicino al pozzo che un giorno riuscì ad amalgamare il cuore di uno dei suoi avversari: un amico di Peppone, un giovane sui 25, 26 anni che era fermo vicino al pozzo. Un assassino, anche lui. Don Camillo aspettava e, a un tratto, il giovanotto disse come parlando a se stesso: «Sangue! Questa non è acqua ma sangue». «Acqua» replicò sottovoce don Camillo. «Sangue!» ripeté il giovanotto sempre ad occhi bassi. «Sangue. Lo so ben io perché è il suo sangue…». «Acqua» sussurrò mite don Camillo.

PURIFICARSI NELL’ACQUA
Il prete lo invitò a poggiare la mano nell’acqua. Gliela fece immergere. «Il Bacchi aveva ragione: l’’acqua purifica, lava le macchie di sangue, cancella l’’odio», diceva don Camillo. Il giovane poi ritrasse la mano e la guardò gocciolare. Poi, d’’un tratto, si riscosse come se si fosse svegliato da un sogno e guardò con gli occhi sbalorditi don Camillo. «Stai tranquillo» lo rassicurò don Camillo. «Dio soltanto sa quel che è successo. Se pure è successo qualcosa».

LA CONFIDENZA DI PEPPONE
Persino a Peppone, il parroco è riuscito ad “aprire” il cuore e a confessare le sue debolezze. Una volta don Camillo stava pitturando i personaggi del presepe, e accanto a lui c’era Peppone che lo aiutava.  «È un mondo porco» disse Peppone. «Non ci si può fidare di nessuno, se uno vuol dire qualcosa. Non mi fido neppure di me stesso». «E di me ti fidi?», chiese don Camillo con indifferenza. «Non lo so», rispose Peppone.

“ANCHE IO HO AVUTO PAURA”
Don Camillo ascoltava lo sfogo amareggiato del sindaco, tendendogli la mano. Fino al punto in cui Peppino minacciava sfaceli contro i suoi nemici e il parroco chiedeva, di fronte a tanta prepotenza: «Hai paura?». «Mai avuto paura al mondo!» «Io sì, Peppone. Qualche volta ho paura». Peppone intinse il pennello. «Be’, qualche volta anch’’io», aggiunse.

 

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