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Preghiamo con la certezza di essere già stati ascoltati?

YOUNG GIRL PRAYING
© Shutterstock
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Il commento al Vangelo di oggi di don Luigi Maria Epicoco

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli». (Matteo 8, 5-11)

“Non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito”. E’ il vangelo di oggi che ci presta quotidianamente le parole che usiamo di consueto nella liturgia proprio ad un passo dalla comunione. Ma in realtà non ci accorgiamo quasi mai di quanta fede ci sia in questa espressione così semplice e così autentica di quest’uomo. Il centurione romano dice a Gesù che si fida così tanto di Lui da non avere bisogno di altri segni, o di altre prove concrete se non semplicemente la Sua semplice parola. Per lui basta solo la parola di Gesù a cambiare le carte in tavola senza bisogno di fuochi d’artificio, prove, controprove. Mentre noi abbiamo invece continuamente bisogno di segni, di prove, di gesti, di rassicurazioni forse perché non ci fidiamo veramente di Lui. Cerchiamo così l’effetto esteriore perché non crediamo che Lui sia così capace di cambiare la sostanza delle cose. La parola d’ordine di oggi invece è ‘fidarsi’ della Parola senza domandare altri ‘segni’. Il segno più bello è quello della fiducia. È poter pregare con la certezza di essere già stati ascoltati. È affidarsi nella consapevolezza che se Dio dice di amarci non può mai agire conto l’amore perché agirebbe contro se stesso. La fede è saper credere a questo amore e non all’evidenza degli eventi nella loro superficie. Un bambino non teorizza troppo sui pericoli se è in braccio alla madre o al padre. Vive nell’interiore certezza che è la presenza di quella persona il motivo di sapersi al sicuro sempre e comunque. Per lui vale di più la rassicurazione di quella persona che il pericolo incombente. La fede è un dono, ma dare fiducia è una scelta. La fede è come avere un padre che ti prende in braccio, ma la fiducia è scegliere di credere più a quelle braccia che a tutto il resto che grida il contrario. “Signore non merito nulla, ma mi basta la Tua parola per sapermi salvo, perché tu mi hai insegnato che l’amore è dono gratuito e io credo alla gratuità del tuo amore senza altri segni”.

#dalvangelodioggi

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