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Lettere dalla fronte: il testamento spirituale di un marito più di là che di qua

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Quando anche i termometri mentono è allora che bisogna farsi coraggio. E offrire, offrire tutto!

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Nei momenti più bui, quando all’orizzonte non scorgo neppure una lucettina notturna per bambini, amore mio, mi viene in aiuto la cosa più importante (e pratica) che mi ha insegnato il Cristianesimo. Ci tengo che tu lo sappia ora. Fra qualche giorno sarà troppo tardi, o magari ci rideremo su, eppure questa volta avverto davvero un pericolo serissimo per la mia incolumità.

Se dovessi scegliere cosa lasciarti, ti lascerei questo insegnamento qui. Le cose più importanti si capiscono quando sembra non esserci più nulla da fare. Pensa che addirittura i termometri di casa mentono, a riguardo. Forse non hanno il coraggio di dirmi la verità. Misericordia? O falso buonismo?

Quelle poche linee di febbre che si ostinano a indicare entrambi (non uno, addirittura due. Si sono messi d’accordo) non dicono il vero. La fronte scoppia, mi fa male ogni millimetro di corpo, gli occhi sono rossi come il fuoco. È la fine. La sofferenza è tale che in questo momento sarei capace di non mangiare il mio piatto preferito: spaghetti allo scoglio. Al limite un assaggino. Ce la farò? Onestamente, questa volta, non lo so.

I giorni scorsi ho “bullegiato” un po’, lo ammetto. Il pezzo che ti ho chiesto di cantare, come se parlasse di te, parla in realtà di me. “Canzone d’amore invernale”. Ma potevo ammettere di essere io? Io a casa che ti aspetto, tu che mi manchi anche solo il tempo di andare in farmacia? No, non ero io quello. Ora però la situazione si è aggravata. I minuti passano lenti. Le quattro pareti della stanza si fanno più strette.

Il respiro è affannoso. Però, ecco, c’è una cosa. Una cosa che mi dà sollievo e che voglio trasmetterti. Il mio testamento, amore mio. Perché anche in fin di vita, circondato da strumenti di misurazione bugiardi, ipocriti, perseguitato dalla consapevolezza di essere un martire che nessuno capisce (ma anche santa Teresina aveva delle consorelle che non capivano come mai l’avessero proclamata santa!), martire di un oscuro male stagionale che molti tentano di minimizzare chiamandolo “raffreddore”, come se ogni raffreddore fosse uguale, anch’io, grazie a Dio, avrò il mio riscatto.

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