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Che Dio ci trasformi, amore mio, in veri punk (a cresta bassa)!

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Smettere di essere snob osservando le monache “Essenziali, semplici, profonde, umili. Piccole. Punk. Punk a cresta bassa, invece che alta”.

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Ti ho abbordata portandoti a musei, amore mio. Poi siamo passati alle chiese. Nonostante l’arte “contemporanea”, compresa quella liturgica, sono riuscito a sganciarti comunque un “sì” definitivo. Più grazie alle chiese che ai musei. Stando a quello che dici, infatti, se non entrava a gamba tesa il Capo, fra di noi, col cappero che mi sposavi.

Ricordo che uno dei primi ostacoli all’inizio del cammino di conversione, insieme ai messaggi che arrivavano su Facebook del tipo “guarda che ti hanno visto a Messa”, sono stati i nostri gusti estetici. Dalle immaginette sacre alla musica, la proposta che abbiamo trovato non ci piaceva. Ma non era solo un legittimo desiderio di bellezza, c’era qualcosa di snob, di “radical chic”… (sì, lo ammetto…)… guarito, almeno in parte, da alcune amiche monache. Essenziali, semplici, profonde, umili. Piccole. Punk. Punk a cresta bassa, invece che alta. Col velo che tiene giù i capelli. Osservare come riuscivano ad amare Gesù, la Madonna e i santi attraverso qualsiasi forma espressiva, mi ha aiutato a scendere dal piedistallo e capire che Dio andava oltre la mia idea di bellezza. La bellezza di Dio va oltre le idee di bellezza che si fa l’uomo. Soprattutto l’uomo “colto”, “contemporaneo”. Dio non è “cool”, anche se poi è giusto cercare di fare il meglio per esprimere artisticamente le cose della fede. Ma Dio va oltre l’estetica, la eccede. Non la nega. Non è contro. È oltre. Come per la ragione. Dio spiazza. Ribalta.

Leggi anche: Canzone per mollare un radical chic

La bellezza però va cercata, perché la bellezza riguarda Dio. Ma la bellezza di Dio non è qualcosa che si acchiappa o si definisce facilmente. E poi è multiforme, come la santità. Ci sono santi di tutti i tipi, tanto da non capirci niente, certe volte. ”È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori”. Idem per il creato: esistono bellezze di ogni tipo. Dio ha fatto i monti e le margherite, i chihuahua e i San Bernardo. Ci sono le cattedrali e le chiesette di periferia. I canti gregoriani dei Monks of Norcia e le canzoni di Brother Isaiah. (Ci sono pure gli intergalattici Mienmiuaif…). “Il modello è il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità”, scrive Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium.

Detto questo, serve però di un piano comune. Servono regole. Poi ci si può muovere con coraggio. Ma la vera libertà si può esprimere soltanto all’interno di limiti definiti, altrimenti ogni cosa diventa possibile e al tempo stesso incomprensibile. L’arte ha compiuto un percorso di auto-ridefinizione negli ultimi secoli per cui ogni cosa ha perso il suo significato ed è diventata arbitraria, è diventata quello che si vuole che sia, negando ogni realtà. Il massimo del concetto di autodeterminazione, che oggi sta passando dagli oggetti agli esseri umani, anche perché gli esseri umani sono sempre più oggetti, sia per come vivono che per come vengono visti. Ok, amore mio… ho finito… Che Dio continui a darti la pazienza di ascoltare i sermoni coniugali dello pseudo chitarrista dei Mienmiuaif e ci doni umiltà, tanta umiltà, trasformandoci sempre più, come le nostre amiche monache, in veri punk – a cresta bassa, quindi (anche se il ciuffo non mi sta niente male). Ti amo.

Leggi anche: “Il cielo è dei violenti, amore mio, dei ribelli, dei rivoluzionari”

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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