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Dietro le baby-modelle si cela la perversione degli adulti?

FASHION GIRL
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Nella Giornata Mondiale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza la nostra intervista a Flavia Piccinni autrice di un libro-denuncia sul mondo dei baby modelli

Cara Flavia, dopo aver letto il tuo libro è stato impossibile non riflettere che proprio in questi giorni Netflix, il colosso della distribuzione sul web di film, ha annunciato la produzione di  una serie basata sul recente fatto di cronaca romano delle Baby squillo dei Parioli.

Non vi è dubbio che sul piano del business, dell’interesse che può suscitare presso il grande pubblico sia una strategia molto azzeccata, perché dentro la trama ci sarà il sesso, i soldi, il ricatto e questi argomenti tirano molto oggi. A livello di contenuti bisogna però considerare il rischio dell’emulazione che è molto frequente e pervasivo come ci raccontano le cronache di questi tempi. Nella fattispecie bambini e ragazzini che guardando Netflix fossero esposti all’esempio di Baby squillo che vendono il loro corpo, rischierebbero di ricevere involontariamente un messaggio allucinante, considerando le loro minime capacità di discernimento per la giovane età. A mio parere questo tipo di scelte dovrebbe essere effettuato, anche nel caso di un operatore privato come quello citato, nel contesto di una riflessione più ampia in cui chiedersi se deve prevalere l’etica e il futuro delle giovani generazioni piuttosto che il successo economico e di pubblico di un format.

Qual è il messaggio più importante che intendevi trasmettere attraverso l’impegno che hai profuso per realizzare il tuo libro?

Il libro fondamentalmente affronta la questione del trattamento che i minori subiscono all’interno dei contesti che abbiamo raccontato, fatto in barba alle normative vigenti. Grazie a questo sono state prodotte due interrogazioni parlamentari che non hanno al momento ricevuto risposta alcuna, e presentata una proposta di legge a firma dalla senatrice Anitori incardinata come emendamento alla legge di stabilità.

Mi auguro due cose: la prima che l’emendamento nella legge di stabilità presentato dalla senatrice Anitori trovi riscontro in quanto abbraccia sia la questione dei baby modelli che quella della gestione nel suo complesso del lavoro dei minori impegnati nel mondo dello spettacolo. E poi mi piacerebbe se oggi tutte noi, mamme, donne, ragazze, per questa giornata facessimo un esercizio. Prendendo un giornale di moda e iniziando a scomporre le pubblicità dei bambini, esaminandone lo sguardo, il naso, la posizione del corpo, le labbra, i capelli, ci domandassimo: ma questi bambini quanti anni hanno? Questa bambina che guardandola nell’insieme dimostra sette anni, se io ne scompongo le singole parti dell’immagine, quanti anni ha? 25, 30? Tutto questo è normale? Non ci stiamo forse pericolosamente abituando a questo oltraggio subdolamente perpetrato contro i nostri bambini?

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Pagine: 1 2 3

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